pedro sanchez santiago abascal

SANCHEZ, LA SENTI QUESTA VOX? – TRA SCANDALI E NERVOSISMO DEGLI ALLEATI, IL DESTINO POLITICO DI PEDRO SANCHEZ E’ IN BILICO - SANTIAGO ABASCAL, LEADER DELL’ESTREMA DESTRA DI VOX, LO INSULTA: “CAPO DELLA MAFIA, BUGIARDO, TRADITORE E CORROTTO” - PER I SONDAGGI, IL PARTITO POPOLARE NON AVREBBE LA MAGGIORANZA ALLE ELEZIONI E DUNQUE A TENERE IN PIEDI SANCHEZ E’ SOLO LA PAURA CHE I VOTI DI ABASCAL SIANO INDISPENSABILI PER FORMARE UN GOVERNO - SANCHEZ PAGA ANCHE LE CONCESSIONI FATTE AI PARTITI CATALANI E BASCHI PER AVERE LA MAGGIORANZA E TORNARE AL GOVERNO TRE ANNI FA…

Estratto dell’articolo di Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica”  

 

sanchez abascal

Nel caldo torrido di un giorno di fine maggio a Madrid, perfino i leoni di bronzo messi a guardia del Palacio de las Cortes sembrano sul punto di liquefarsi. Il Congresso dei deputati spagnoli è a pochi minuti dal museo del Prado, in un centro affollato di turisti che cercano sollievo comprando ventagli. Borja Sémper è tornato al suo ruolo di deputato e vicesegretario del Partito popolare all'inizio di maggio. Ha avuto un cancro, è stato dieci mesi fuori, al suo ritorno lo ha accolto una standing ovation dei colleghi, a partire dal leader Feijóo.

 

pedro sanchez donald trump

Sémper è entrato nel Pp da adolescente, nei Paesi Baschi, dove ha vissuto minacciato dal terrorismo. È uno di coloro che non perdonano a Sánchez di aver ceduto a una maggioranza che comprende anche EH Bildu, il partito nato dalle ceneri del braccio politico dell'Eta, ed è oggi – pur facendo parte dell'ala più moderata e dialogante dei popolari – uno dei più accaniti oppositori del premier. «In qualsiasi democrazia europea, o anche nella stessa democrazia spagnola fino a non molto tempo fa, quando un presidente del governo non ha una maggioranza parlamentare, quindi non riesce a governare, non può approvare leggi, non può nemmeno presentare il bilancio, e per di più circondato da casi di corruzione, la cosa ragionevole, la cosa logica, è che sciolga il Parlamento e convochi le elezioni».

PEDRO SANCHEZ AD ADAMUZ DOPO L INCIDENTE FERROVIARIO

 

Pedro Sánchez non ha nessuna intenzione di farlo. Lo ha ripetuto ancora ieri, vantando i dati sugli aumenti dei salari e soprattutto di quello minimo. Su Twitter, gli ha risposto un furibondo Santiago Abascal, il leader dell'estrema destra di Vox, che lo ha definito «capo della mafia», e che non esita a dargli del «bugiardo, traditore e corrotto» a ogni intervento.

 

È vero che gli alleati di Sánchez sono nervosi, la portavoce dei catalani di Junts al Congresso ha chiesto ieri che il premier spieghi o che si vada a elezioni anticipate. Ma come farebbe il Partito popolare di uno come Sémper, liberale ma moderato, a governare con Vox? «Il nostro obiettivo politico è governare da soli ed è quello che cercheremo di fare - risponde - quello che di certo non possiamo fare è andare avanti ancora un anno in questa situazione».

 

Donald Trump e Pedro Sanchez

A un isolato di distanza dal Congresso c'è il Circulo de Bellas Artes.

Nel suo caffè dagli arredi di legno e i soffitti affrescati, la Pecera, Fernando Vallespín allarga le braccia e ammette: «Viviamo ormai tutti in democrazie che hanno paura di portare le persone al voto». È uno dei più importanti politologi spagnoli, editorialista del País, è stato – dal 2004 al 2008 – presidente del Cis, il Centro di ricerche sociologiche spagnolo. In pratica, un istituto di sondaggi di Stato. Può quindi spiegare meglio di chiunque da dove nasca l'ostilità feroce contro Sánchez da parte di una larga fetta della politica.

SANTIAGO ABASCAL AD ATREJU 2023

 

«Soprattutto, dalle concessioni fatte ai partiti catalani e baschi per avere la maggioranza e tornare al governo tre anni fa. Un tempo, tanto i socialisti che i popolari erano i custodi dell'unità dello Stato spagnolo. Sánchez ha rotto questo equilibrio, facendosi nemici anche nella sua base. È percepito come qualcuno che è disposto a fare qualsiasi cosa pur di mantenere il potere, ci sono pochissime linee rosse che non ha attraversato. Visto dall'opposizione, è un premier che usa in modo abnorme i decreti legge, che ha riempito di persone a lui fedeli la Corte Costituzionale, e che quindi forza i meccanismi democratici a suo favore».

pedro sanchez donald trump

 

A tenere in piedi Sánchez, c'è quindi per ora solo la paura dell'estrema destra di Vox. «In Spagna servono 176 seggi per avere la maggioranza assoluta. I sondaggi migliori danno il Pp a 144 seggi, è quasi certo che avranno bisogno di alleanze».

Vallespín pensa che Sanchez terrà duro almeno fino ad aprile 2027, in modo da andare al voto prima delle amministrative di maggio dell'anno prossimo (gli stessi socialisti candidati nelle città principali spingono in questo senso).

 

Santiago Abascal - leader di vox

Nel quartiere di Salamanca, dove i ragazzi girano in polo firmate e mocassini di pelle, mentre in calle de Lagasca si fa la fila al negozio Chanel, sperano che il premier abbandoni molto prima. Nel quartiere bene per eccellenza di Madrid, dove perfino le mele al Mercado de la Pas sembrano tirate a lucido e disposte in file maniacalmente ordinate, il Partito popolare e Vox insieme prendono oltre l'80 per cento dei voti. La destra spagnola non penetra nelle zone popolari, ma domina in quelle ricche. Anche grazie alla diaspora sudamericana: qui ci sono venezuelani che comprano case milionarie. E c'è, nel Paese, un blocco ultracattolico – «molto più a destra dell'Opus Dei» – che è il nocciolo duro di Vox.

pedro sanchez begona gomez

 

Ma il problema per Sánchez, è che la situazione è diventata insostenibile anche agli occhi dei conservatori più moderati. Benigno Pendás García è il presidente dell'Accademia reale delle scienze morali e politiche, e ne fa una questione costituzionale: «La democrazia liberale affronta oggi gravi sfide in tutto il mondo, per colpa della polarizzazione ideologica. Per questo la corruzione, o il fondato sospetto di pratiche corruttive, comportano una perdita di legittimità del sistema, specie tra i giovani».

 

santiago abascal elezioni in spagna 2023

Pendás pensa che servano elezioni «in tempi ragionevoli, per uscire da questa situazione». E che «non bisogna dare argomenti agli estremisti di qualsiasi colore. La democrazia dispone dei propri meccanismi giuridici e politici per risolvere questa crisi».

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