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SCIÒ SCIÀ! – REZA PAHLAVI, IL FIGLIO DELL’ULTIMO SCIÀ DI PERSIA, STA PROVANDO DISPERATAMENTE AD AUTO-CANDIDARSI COME SALVATORE DELL’IRAN IN FIAMME. MA GRAN PARTE DEL POPOLO DI TEHERAN NON VUOLE SENTIRE NEMMENO IL SUO NOME (CHE RIEVOCA UNA MONARCHIA APERTA ALL’OCCIDENTE MA AUTORITARIA, CHE CENSURAVA E REPRIMEVA MINORANZE E OPPOSITORI). VIVE NEGLI USA DA 50 ANNI, HA OTTIMI RAPPORTI CON ISRAELE E PROVA A GUIDARE L’OPPOSIZIONE AL REGIME DI KHAMENEI DA REMOTO, MA NON HA CONTATTI CON LA STRUTTURA DI POTERE REALE IN IRAN...

@vdnews.tv Il 10 gennaio, a Teheran, centinaia di cittadini sono scesi in strada nonostante l’assenza di elettricità e di connessione a Internet. I manifestanti hanno acceso le torce dei telefoni cellulari, rendendo visibile la protesta nel buio della città. Secondo diverse ricostruzioni, alcuni video della manifestazione sarebbero riusciti a circolare all’estero grazie a collegamenti satellitari ancora attivi in alcune zone, tra cui Starlink. Il blackout su Internet e sulle telecomunicazioni è stato imposto dalle autorità iraniane l’8 gennaio 2026. La misura si inserisce nel contesto delle più ampie proteste in corso nel paese e mira a limitare la circolazione delle informazioni e la documentazione delle violazioni dei diritti umani. Amnesty International ha ribadito che l’accesso a Internet è un diritto umano fondamentale e che il diritto di protesta si estende anche allo spazio digitale. Interrompere le comunicazioni significa impedire alla popolazione di informare e denunciare eventuali abusi. Strategie simili erano già state adottate nel novembre 2019 e nel dicembre 2022, durante precedenti ondate di proteste, con un bilancio di centinaia di vittime. #iran #teheran ? suono originale - VDnews

 

1. «DIFFICILE CHE L’IRAN CADA COME LA SIRIA MA UN INTERVENTO USA CAMBIA TUTTO»

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

Reza Pahlavi

 

Danny Citrinowicz — membro dell’Atlantic Council, un passato nell’intelligence militare israeliana e a capo della sua divisione iraniana […]

 

[…] si continua a parlare di Pahalavi come di un’ipotesi realistica.

«Penso che la maggioranza degli iraniani non voglia di nuovo un Pahlavi. È chiaro che lui sta sfruttando il vuoto di leadership nell’opposizione. Ma la sua capacità di influenzare gli eventi è limitata. Israele prova a spingerlo, ma mi pare una causa persa».  […]

 

iran proteste manifestanti 2

2. “L’AMERICA NON VUOLE ENTRARE IN GUERRA PAHLAVI È UN SIMBOLO SENZA RETE POLITICA”

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”

 

[…] Vali Nasr […]. Già consigliere di Barack Obama, professore di relazioni internazionali e studi mediorientali alla Johns Hopkins University, in maggio ha pubblicato "Iran 's Grand Strategy: A Political History".

 

[…] Reza Pahlavi, il figlio dello Scià deposto nel 1979. Alcuni gruppi in esilio lo considerano inadatto a governare; altri lo definiscono potenzialmente un dittatore e una minaccia per le minoranze etniche. Ha un seguito reale nel Paese?

«La sua visibilità è aumentata di recente. Il punto di svolta è quando le tv degli esuli – principalmente basate a Londra – hanno iniziato a trasmettere immagini dell'era dello Scià generando un senso di nostalgia non tanto per la monarchia quanto per le condizioni economiche e di stabilità in cui si viveva.

 

reza pahlavi e soraya

Più cresce la rabbia per la Repubblica islamica, più aumentano gli sguardi di benevolenza al periodo prerivoluzionario. L'epoca dello Scià è vista come una età dell'oro se paragonata all'oggi. Lo Scià è visto come un Mohammed bin Salman, come i governanti di Dubai.

 

Non credo che gli iraniani siano guidati da un desiderio di democrazia, questa è più una proiezione degli occidentali. Cercano stabilità, sicurezza, non l'esprimersi in elezioni.

Hanno visto – anche guardando certi Paesi arabi – che queste non risolvono i loro problemi».

 

Ma Pahlavi può essere l'uomo della transizione?

«La questione non riguarda la sua popolarità, in crescita come ho detto, ma se ha legami e una struttura di potere reale in Iran. E la risposta è no: non ha un'organizzazione politica, non ha costruito una rete relazionale con le fazioni iraniane.

 

proteste in iran 7

Parla un linguaggio "occidentalizzato", si rivolge agli irano-americani e a una ristretta base, capace sì di portare la gente in piazza ma incapace di rovesciare il regime senza l'aiuto di segmenti dell'attuale regime disposti a unirsi alla folla. Quello che manca è il "momento Eltsin"».

 

Spieghi…

«Quando Eltsin salì sul carro armato e unì folla e parte dell'apparato nel cercare il nuovo corso. Pahlavi non l'ha fatto, il suo linguaggio è secolare e molto limitato. La vera domanda è: cosa succederebbe all'indomani della caduta del regime? Una costituente? Un governo transitorio? Benissimo, ma con chi? Questa resta la grande incognita che pesa su Pahlavi, potente figura simbolica per dare una direzione ai dimostranti. Ma la folla non governa».

REZA PAHLAVI - CAIRO 1980 -

 

3. CHI È REZA PAHLAVI, IL FIGLIO DELLO SCIÀ CHE AMBISCE A GUIDARE L'IRAN

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

Nelle piazze e nelle strade di Teheran, nelle città in subbuglio, tra i tanti cori gridati da chi protesta — «Morte al dittatore», «Libertà» — riecheggia anche un nome che sa di passato: «Reza Pahlavi».

 

Una parte ancora difficile da stimare dei manifestanti, che da due settimane marciano per le strade delle 31 province iraniane, invoca il figlio in esilio dell’ultimo scià come un’ancora di salvezza contro la Repubblica islamica. E lo stesso Pahlavi chiama a raccolta la folla ergendosi a leader-da-remoto di un movimento che leader non ha. Chiede aiuto a Donald Trump, si fa portavoce delle istanze del suo popolo: «Sono pronto a tornare».

 

Nato nel 1960 a Teheran, primo maschio dopo due matrimoni del padre Mohammad Reza con la terza moglie Farah Diba (oggi in esilio a Parigi), Pahlavi è stato forgiato fin da bambino per sedere al trono. Dopo gli studi in Iran e una vita da principe nei palazzi reali, a 17 anni vola in Texas per diventare pilota di caccia.

 

Reza Pahlavi

Ma la rivoluzione del 1979 travolge tutto. Da Washington, dove vive ancora oggi, assiste impotente al calvario del padre prima in fuga, e poi morto di cancro al Cairo, un anno dopo. Assiste da lontano anche alla fine della monarchia (1941-1979) e alla nascita della Repubblica islamica, guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini. Negli Stati Uniti, il principe mai principe studia Scienze politiche, sposa Yasmine, un’avvocata iraniano-americana, e ha tre figlie: Noor, Iman e Farah.

 

Ma l’esilio si fa anche tragedia familiare: sorella e fratello minori si tolgono la vita. A 65 anni, Pahlavi è l’unico erede maschio della dinastia. In questi decenni prova più volte a darsi un ruolo: nel 1980 con una «incoronazione» simbolica al Cairo, nel 2013 fondando la coalizione del Consiglio nazionale per elezioni libere.

 

ali khamenei

[…] Il suo nome spunta ogni tanto nelle proteste del 2017 e in quelle del 2019. Si fa più forte nel 2022, con il movimento Donna, Vita, Libertà. Ma è questa volta che diventa, o sembra stia diventando, più centrale. Hanno un peso le posizioni che prende subito dopo la Guerra dei 12 giorni con Israele. Da Parigi chiede ai militari iraniani di disertare e alla popolazione di reagire. E dice: «Sono pronto a guidare un governo di transizione».

 

Ma il nome Pahlavi divide ancora gli iraniani, fuori e dentro il Paese. Per i monarchici è sinonimo di modernizzazione lampo e ponti con l’Occidente. Per altri, di censura e di repressione delle minoranze e degli oppositori: il padre è l’ideatore della Savak, la polizia segreta che soffocava ogni dissenso, soprattutto a sinistra.

 

iran proteste manifestanti

Pahlavi junior rifiuta la violenza, non ambisce al trono — dice — invoca referendum e transizione pacifica. È molto sostenuto da Israele, che già aveva ottimi rapporti con il re.

Ma alcuni esperti ritengono — e avvertono — che la popolarità di queste ultime settimane potrebbe essere sovrastimata.

 

I supporter lo vedono come l’unico leader davvero in campo. I detrattori credono che sia troppo legato alle volontà delle potenze straniere e impreparato alla gestione di una situazione complessa come quella iraniana. Viene accusato di non aver mai preso le distanze dall’autoritarismo con cui il padre ha gestito il Paese. Non torna in Iran dal 1978.

 

 

 

STORIE INSTAGRAM PRO ISRAELE DI YASMINE ETAMAD AMINI PAHLAVIproteste in iran 6proteste in iran 3proteste in iran 2proteste in iran 5iran proteste manifestanti 7proteste in iran 4yasmine etemad amini con reza pahlaviPROTESTE IN IRAN PROTESTE IN IRAN mohammed reza pahlavimurale pro israele a teheran yasmine etemad amini moglie di reza pahlavireza pahlavisoraya e reza pahlavi STORIE INSTAGRAM PRO ISRAELE DI YASMINE ETAMAD AMINI PAHLAVI

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