palamara marcello viola

E SE LO SCANDALO DEL CSM FOSSE SOLO SERVITO A NORMALIZZARE UN CSM CONSIDERATO TROPPO VICINO ALLA LEGA (O QUANTO MENO NON OSTILE) E PER FAR SALTARE LA NOMINA A PROCURATORE DI ROMA DI MARCELLO VIOLA, ALTRO NON BELLIGERANTE, DEL QUALE A OGGI NON È USCITA ANCORA UN'INTERCETTAZIONE SCOMODA? - UNA VOLTA COMPIUTA LA MISSIONE (E AFFOSSATO VIOLA A ROMA) “CORRIERE” E “REPUBBLICA” HANNO SMESSO DI BOMBARDARE - IL PEZZO DI GIACOMO AMADORI

Giacomo Amadori per “la Verità”

 

luca palamara

E se lo scandalo del Csm fosse solo servito a normalizzare un consiglio considerato troppo vicino alla Lega o quanto meno non ostile al Carroccio e per far saltare la nomina a procuratore di Roma di Marcello Viola, altro non belligerante, del quale a oggi non è uscita ancora un' intercettazione scomoda? Qualcosa non torna. E per capirlo basta mettere in fila le date. Nel maggio 2018 la Procura di Roma trasmette a Perugia gli atti sulla presunta corruzione di Luca Palamara, ma ci vogliono sette mesi per la sua iscrizione sul registro degli indagati e un anno per l' attivazione del trojan.

 

giuseppe pignatone

Da quel momento tutto va a velocità supersonica, proprio nelle ore in cui Palamara si spende per la designazione di Viola, un candidato considerato troppo in «discontinuità» con la gestione del vecchio procuratore Giuseppe Pignatone (in pensione da maggio) e dei suoi vice. Alla fine del mese scorso, gli inquirenti umbri inviano al Csm le trascrizioni delle intercettazioni captate pochi giorni prima, e che testimoniano gli incontri di cinque consiglieri del Csm con il deputato imputato Luca Lotti e il collega Cosimo Ferri. Una manina infila nella cassetta della posta di due quotidiani, La Repubblica e Il Corriere della Sera, considerati in sintonia con Pignatone & C., atti coperti dal segreto.

francesco lo voi 1

 

In poche ore diventano pubbliche imputazioni e intercettazioni (tagliate e cucite) che descrivono non un' inchiesta per corruzione, ma quella che assomiglia a un' indagine parallela e non ufficiale per traffico di influenze illecite o violazione della legge Anselmi sulle logge segrete. Si contestano gli incontri con Lotti e Ferri (che non risultano indagati, tanto meno per la corruzione) e si disarcionano cinque membri del Csm che spostavano a destra l' asse del consiglio. Deve dimettersi anche il segretario di Magistratura indipendente, Antonello Racanelli, che su questo giornale ha invitato i colleghi a non fare invasioni di campo su temi di competenza governativa, e non si era scandalizzato per la proposta di modifica dell' abuso d' ufficio suggerito da Matteo Salvini.

 

Palamara

Una posizione che non avrà praticamente più patria nel nuovo Csm. MI, e parte di Unicost, sono state rase al suolo da bombe sganciate su mandato di non si sa chi. Nei giorni caldi dell' attacco mediatico i giornali inviano pizzini anche ad «altri consiglieri coinvolti nella trattativa per la nomina dei procuratori di Roma, Perugia e Brescia», senza fare nomi.

 

cosimo ferri 2

I superstiti di Unicost e i consiglieri di Autonomia e indipendenza (corrente fondata da Piercamillo Davigo), pur avendo avuto rapporti con Palamara ed avendo votato Viola, come sfollati saltano sul carro dei salvati dell' inchiesta, quello di Area, ottenendo in cambio la remissione dei presunti peccati. L' ultimo avvertimento viene inviato a Riccardo Fuzio, pg di Cassazione, titolare dell' azione disciplinare contro i colleghi del Csm. Qualcuno scrive che ci sono intercettazioni che lo riguardano. Ma nel frattempo il pg ha chiesto la sospensione di Palamara dalle funzioni e dallo stipendio.

 

luca lotti

L' annunciata intercettazione tra Fuzio e Palamara non interessa più a nessuno. I B52 dell' informazione dopo le dimissioni dei consiglieri e l' avvertimento a Fuzio, tornano negli hangar. Siamo alla vigilia del discorso del presidente Sergio Mattarella al Csm. I giornali smettono di pubblicare indiscrezioni sulle indagini, il capo dello Stato annuncia che le mele marce sono state eliminate. Il Csm viene rinnovato con altri due giudici della corrente di Davigo, adesso alleata con Area. Il Quirinale sembra mettere la sordina sul caso. I cronisti improvvisamente smettono di dare notizie. Ma tante cose non tornano.

 

Per esempio, nell' informativa perugina utilizzata per annientare il vecchio Csm si parlava anche dei consiglieri di Davigo. Ma loro sono i salvati delle inchieste giornalistiche.

Il caso più eclatante è quello di Sebastiano Ardita. Il consigliere del Csm e procuratore aggiunto di Catania nelle intercettazioni dei giornaloni è stato citato con grande magnanimità. A metà giugno l' Adnkronos fa sapere che per la cricca Ardita «è un talebano», uno per cui «o è bianco o e nero». Subito Il Fatto Quotidiano lo definisce «integerrimo» e qualcun altro «il pm che si oppose al sistema».

marcello viola procuratore generale firenze 2

 

Nelle intercettazioni, però, emerge anche un altro Ardita, quello che stava spingendo l' esposto presentato al Csm dal pm romano Stefano Rocco Fava contro i suoi superiori Pignatone e Paolo Ielo. Una denuncia per cui Fava è indagato a Perugia per il presunto favoreggiamento di Palamara. Ferri è contento di come il magistrato siciliano si stia comportando: «Però Ardita lo inizio a rivalutare () è tosto, è diventato nostro alleato».

LUIGI SPINA

 

Ferri lo conosce bene, visto che il consigliere di Ai prima era in Mi: «Io l' ho capito Ardita. Lui vuole rientrare e prendere in mano Mi, politicamente, come segreteria, perché lui politicamente il cuore ce lo ha lì». Il consigliere Luigi Spina interviene: «È più a destra di tutti Ardita, ragazzi». Ferri continua il suo elogio: «E lui poi gli piace la politica, perché è uno che ragiona, cioè lui non è un coglione () lui mi faceva la linea politica (quando erano entrambi in Mi, ndr) quando ero segretario perché lui era il mio delfino () lui è uno che ti portava a cena () io dormivo a casa sua invece che in questo albergo del cacchio () c' aveva l' appartamento di servizio (quando era al Dap, ndr) poi lui è un tipo così, ti prendeva, mi portava all' aeroporto, mi veniva a prendere, () mi scriveva i documenti cioè è uno che ha le palle poi mi sono spaventato perché vedevo che ti soffoca». Una voce azzarda: «Opprimente».

 

descalzi

Palamara: «Talebano». Ferri: «O nero o bianco. Lui ce l' aveva con Paolo Giordano (ex procuratore di Siracusa, trasferito alla Corte d' Appello di Catania dopo essere stato coinvolto nel pasticcio del falso complotto contro l' ad di Eni, Claudio Descalzi, ndr), ce l' aveva con Tinebra, (Giovanni Tinebra, ex capo del Dap, deceduto nel 2017, ndr), ti raccontava di quelle storie su tutti dico cazzo Sebastiano».Il «talebano» Ardita era, però, anche uno dei consiglieri su cui la presunta cricca contava per la nomina di Viola.

ermini eletto vicepresidente del csm 3

 

Parola di Ferri: «Ci vota, fatto il pranzo Viola-Ardita». A leggere le intercettazioni, per il deputato pd il suo vecchio pupillo, oltre a essere un po' rigido, ha un altro difetto: «Cercava di condizionare». Un atteggiamento che, secondo Palamara, non avrebbe cambiato: «Come sta facendo con Stefano Fava adesso». Il riferimento è all' esposto. A quanto ci risulta Fava e Ardita si sono incontrati più volte per discuterne, sino a maggio. E, grazie anche all' impregno di Ardita, Fava era stato convocato al Csm per il 2 luglio, in prima commissione. Oggi il consigliere di Ai non lavora più per far camminare l' esposto contro Ielo, ma si trova alleato con gli amici del procuratore aggiunto.

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