schlein scontri torino corteo askatasuna

SINISTRA ASKA-TAFASCIO! SE LA SCHLEIN AVESSE AVUTO TEMPISMO POLITICO GIÀ IERI SERA, DOPO GLI SCONTRI E IL POLIZIOTTO PRESO A MARTELLATE, DOVEVA ANDARE ALL’OSPEDALE – AVS HA STIGMATIZZATO MA SUBITO DOPO HA ATTACCATO LA “REPRESSIONE”: RICORDIAMO ALLA SINISTRA DI OGGI QUANTO IL PCI HA PAGATO CON LA STORIA DEI "COMPAGNI CHE SBAGLIANO" DURANTE GLI ANNI DI PIOMBO - CONDANNARE QUANDO LA VIOLENZA ESPLODE È TARDI, BISOGNA FARLO QUANDO FERMENTA IN QUESTI CENTRI SOCIALI COME ASKATASUNA… - VIDEO

 

 

Roberto Arditti per formiche.net - Estratti

 

elly schlein alla camera foto lapresse

I fatti di ieri a Torino rappresentano un punto di non ritorno. Durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, degenerata in guerriglia urbana, un poliziotto è stato aggredito con calci, pugni e persino martellate, finendo in ospedale. Altri agenti feriti, un blindato dato alle fiamme, lanci di oggetti e bombe carta: scene di violenza inqualificabile che hanno sconvolto la città.

 

Il sindaco Stefano Lo Russo, esponente del centrosinistra, ha espresso una “ferma e inequivocabile condanna” per questi “gravi disordini causati da frange violente organizzate”, annunciando che Torino si costituirà parte civile nei procedimenti giudiziari.

 

ASKATASUNA

Solidarietà agli agenti feriti è arrivata anche da Elly Schlein, segretaria del Pd, che ha definito le immagini “inqualificabili” e la violenza “inaccettabile”, auspicando l’individuazione rapida degli aggressori. Parole condivisibili, oggi. Parole che uniscono trasversalmente il panorama politico, dalla premier Meloni che parla di “tentato omicidio” e visita gli agenti in ospedale, a Giuseppe Conte che condanna con fermezza.

 

Ma fermiamoci un attimo. Queste condanne, per quanto giuste e necessarie, arrivano dopo anni di ambiguità da parte di una certa sinistra nei confronti dei centri sociali. Ambienti come Askatasuna non sono nati ieri: occupato dal 1996, sgomberato solo a dicembre 2025, ha rappresentato per decenni un simbolo di resistenza e controcultura, ma anche un covo di tensioni e violenze ricorrenti.

 

stefano lo russo elly schlein

Il movimento antagonista torinese, legato a lotte No Tav e pro-Palestina, ha spesso sfociato in scontri con le forze dell’ordine, con feriti e danni alla città. Eppure, per troppo tempo, figure influenti del mondo intellettuale e politico di sinistra hanno navigato in acque torbide, evitando di isolare chiaramente la frangia violenta.

 

Prendiamo Alessandro Barbero, lo storico torinese tanto amato dal pubblico. Nel marzo 2023, è stato ospite proprio ad Askatasuna per un festival culturale, dove ha tenuto una lezione.

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 8

 

In un’intervista, ha definito i centri sociali “una ricchezza delle città italiane”, sostenendo che Askatasuna dovesse “aprirsi a Torino” come bene comune. Non un caso isolato: lo stesso centro ha ospitato Zerocalcare e altri intellettuali, creando una rete di legittimazione culturale che ha coperto, se non esplicitamente sostenuto, dinamiche ambigue. Barbero non è un estremista, ma le sue parole contribuiscono a quel velo di tolleranza che ha permesso al movimento di prosperare senza autocritica interna.

 

schlein fratoianni bonelli conte

E non è solo Barbero. Nel centrosinistra torinese, frange come Avs (Alleanza Verdi Sinistra) sono scese in piazza ieri, scatenando frizioni interne alla coalizione. Il Pd stesso, sotto Lo Russo, aveva avviato un “patto” per trasformare Askatasuna in bene comune, un tentativo di normalizzazione che oggi appare ingenuo, se non complice. Per anni, la sinistra ha flirtato con questi ambienti: li ha visti come baluardi contro il neoliberismo, la gentrificazione, le politiche di sicurezza del centrodestra. Ma questa ambiguità ha un prezzo. Come ha sottolineato il vicepresidente della Regione Elena Chiorino, “i militanti di Askatasuna si confermano per ciò che sono sempre stati: un gruppo di delinquenti che usa la piazza come strumento di intimidazione”.

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 9

 

La verità emersa ieri sera è cristallina. Non tutti nei centri sociali sono “picchiatori di poliziotti a martellate”, come direbbe un cretino per semplificare. Ma è evidente che il movimento, Askatasuna in primis, non ha mai fatto nulla per isolare la violenza. Anzi, l’ha coperta, legittimata, integrata in un discorso di “resistenza” che giustifica tutto. Le famiglie, i bambini, i manifestanti pacifici – presenti in migliaia ieri – diventano scudi umani per frange organizzate che arrivano da tutta Italia con caschi e maschere.

 

torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 18

Torino non merita questo. La Cgil, pur condannando, ammette che le tensioni non si risolvono solo con l’ordine pubblico, ma chiede un approccio sociale. Giusto, ma senza ambiguità: la violenza va estirpata alla radice, non tollerata in nome di ideali.

 

Oggi, le parole di Schlein e Lo Russo sono condivisibili. Ma arrivano tardi. Serviva coraggio prima, per rompere con un passato di connivenze silenziose. Solo così la sinistra può credibilmente difendere la democrazia, senza ipocrisie. Altrimenti, rischia di apparire opportunista: condanna quando la violenza esplode, ma tace quando fermenta.

nicola fratoianni con kefiah come sciarpina foto lapressetorino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 24torino, scontri alla manifestazione per askatasunatorino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 22torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 20schlein fratoianni bonelli conte

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