SE VI FA PAURA TRUMP, È PERCHÉ NON CONOSCETE “L’ARCHITETTO” DEI SUOI COLPETTI DI STATO – STEPHEN MILLER È IL POTENTE E OSCURO CONSIGLIERE PER LA POLITICA INTERNA DEL TYCOON, CHE ALLA VIGILIA DELLE MIDTERM PREPARA UN PIANO CHE CONSENTIREBBE AL PRESIDENTE DI GOVERNARE PER DECRETO, QUALORA (COME PROBABILE), IL CONGRESSO PASSASSE AI DEMOCRATICI – MILLER È L’IDEOLOGO DELLA STRETTA SULL’IMMIGRAZIONE: CONTRARIO ALLO IUS SOLI, È LA MENTE DELL’OPERAZIONE “METRO SURGE” A MINNEAPOLIS, QUANDO GLI AGENTI DELL’ICE HANNO FATTO UNA MATTANZA – LA STORIA FAMILIARE DI IMMIGRAZIONE E IL BULLISMO SUBITO DA RAGAZZO NELLA LIBERAL SANTA MONICA…
C’È SEMPRE DI MEZZO FREUD: PER CAPIRE COME SI È DIVENTATI, BISOGNA SEMPRE TORNARE ALL’INFANZIA – IL MAL-DESTRO STEPHEN MILLER, TEMIBILE RASPUTIN DI TRUMP CHE DETTA LA LINEA SU TUTTO, DALL’IMMIGRAZIONE ALLA GROENLANDIA, È CRESCIUTO NELLA BENESTANTE SANTA MONICA, IN CALIFORNIA, E HA FREQUENTATO UN LICEO DI ORIENTAMENTO PROGRESSISTA. LÌ, UNA VOLTA, FU FISCHIATO E TRASCINATO GIÙ DAL PALCO DURANTE UN DISCORSO ELETTORALE PER IL GOVERNO STUDENTESCO, IN CUI UN PUNTO CENTRALE DEL SUO PROGRAMMA ERA INDAGARE I BIDELLI DELLA SCUOLA PER NON AVER RACCOLTO ADEGUATAMENTE LA SPAZZATURA. I SUOI EX COMPAGNI DI CLASSE RICORDANO CHE SEMBRAVA DIVERTIRSI PER L’ATTENZIONE RICEVUTA…
1 - SMASCHERATO IL PIANO SEGRETO DI STEPHEN MILLER PER IL PERIODO POST-ELETTORALE.
Traduzione di un estratto dell’articolo di Martha McHardy per https://www.thedailybeast.com/
DONALD TRUMP CON STEPHEN MILLER NEL 2017
Stephen Miller e alti funzionari della Casa Bianca stanno preparando un piano che consentirebbe a Donald Trump di governare per decreto se gli elettori consegnassero il Congresso ai Democratici.
Secondo il «Telegraph», Miller e alti funzionari della Casa Bianca lavorano da mesi a diverse ipotesi per permettere a Trump di varare leggi senza l’approvazione del Congresso, qualora i Democratici conquistassero il controllo del Parlamento a novembre.
I preparativi arrivano mentre i sondaggi mostrano i Democratici in vantaggio sui Repubblicani nel voto generico, in vista delle elezioni di metà mandato che decideranno chi controllerà la Camera e il Senato.
Una maggioranza democratica rappresenterebbe un grave ostacolo per Trump nell’approvazione delle leggi e metterebbe a rischio il resto della sua agenda interna.
Per questo la Casa Bianca sta valutando come procedere senza l’approvazione dei parlamentari.
Il legale della Casa Bianca Will Scharf e il suo team stanno esaminando «che cosa il signor Trump possa fare legalmente da solo, fino a che punto possa spingersi nell’esercizio dei suoi poteri e come difendere quelle decisioni in tribunale», ha detto un funzionario a Reuters.
Nel frattempo, secondo quanto riferito dal «Telegraph», le agenzie federali hanno già presentato proposte e valutazioni legali sulle misure che Trump potrebbe adottare unilateralmente.
Russell Vought, direttore dell’Office of Management and Budget, sta valutando separatamente quali priorità dell’amministrazione potrebbero essere finanziate con fondi già approvati dal Congresso.
Vought sta inoltre cercando di modificare le norme sui finanziamenti federali, in modo da attribuire ai funzionari nominati politicamente un maggiore controllo sulla distribuzione del denaro dei contribuenti. La Casa Bianca potrebbe così accrescere la propria influenza sulla spesa pubblica senza una nuova approvazione del Congresso.
Tra le misure al vaglio figurano nuovi dazi sulle importazioni di minerali critici e turbine eoliche, restrizioni più severe sui visti per gli studenti internazionali e i lavoratori stranieri temporanei, e politiche volte a ridurre i costi delle abitazioni e delle costruzioni, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca.
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2 - STEPHEN MILLER
Estratto da “Il clan Trump. Tutti gli uomini e le donne del potere MAGA”, di Luca Ciarrocca (ed. FuoriScena)
Il clan Trump - Tutti gli uomini e le donne del potere MAGA, di Luca Ciarrocca
La primavera 2026 a Minneapolis si porta ancora dietro le cicatrici di un'operazione che ha un nome militare - Metro Surge - e un bilancio che nessun briefing della Casa Bianca ha mai reso pubblico. Circa quattromila arresti tra dicembre e febbraio. Due cittadini americani uccisi a sangue freddo in strada dagli agenti dell'ICE. Il sindaco ha quantificato il danno economico in 203 milioni di dollari.
Settantaseimila persone hanno perso il lavoro o hanno avuto troppa paura per presentarsi ai propri posti in fabbrica o in ufficio, le aule scolastiche si sono svuotate così come le corsie degli ospedali, dal momento che i malati cronici preferiscono il rischio clinico al controllo dell'identità lungo il tragitto.
Questi dati non compaiono nelle dichiarazioni ufficiali dell'amministrazione Trump, ma si leggono chiaramente nelle relazioni dei funzionari locali, nei verbali dei consigli scolastici, nei bilanci dei pronto soccorso.
L'architetto di questa demolizione sociale è Stephen Miller. Dalla sua postazione di vicecapo di gabinetto per le Politiche di Donald Trump, ha trasformato la burocrazia federale in un'arma. Le morti di Renée Good, uccisa nella sua auto il 7 gennaio, e di Alex Pretti, l'infermiere colpito durante una protesta contro le retate dell'ICE il 24 gennaio, sono il risultato diretto di un sistema costruito per non lasciare spazio alla mediazione.
Miller ha scavalcato le gerarchie del Dipartimento di Sicurezza nazionale per imporre una dottrina in cui la paura è l'unico parametro d'efficacia. Nel maggio 2025 convoca tutti i venticinque direttori regionali dell'ICE in una sala a Washington e li aggredisce verbalmente: i numeri degli arresti non sono abbastanza alti, devono salire. Da quel giorno le retate cambiano natura, la caccia diventa indiscriminata.
Il potere di Miller risiede nella sua capacità di essere il vero cattivo dell'amministrazione Trump: freddo, crudele, spietato. Il suo è uno sguardo che nessuno vorrebbe incrociare.
Radicalizzato, a destra
kristi. noem stephen miller matrimonio di dan scavino a mar a lago
Bisogna cominciare dalla città in cui Miller è cresciuto, perché spiega quasi tutto. Santa Monica, California. Quartieri benestanti e prevalentemente bianchi, atmosfera progressista, scuole pubbliche sostenute ogni giorno dal lavoro invisibile di immigrati messicani e centroamericani. Il paradosso californiano per eccellenza: ricchi di sinistra e lavoratori senza status, fianco a fianco. E in questa enclave che nasce il 23 agosto 1985, da una famiglia di tradizione democratica.
Le radici familiari raccontano una storia americana classica: i bisnonni erano ebrei ashkenaziti fuggiti dalle persecuzioni zariste, arrivati negli Stati Uniti all'inizio del Novecento senza un centesimo e senza conoscere una parola di inglese. Miller è il pronipote di quei fuggitivi.
alex pretti contro gli agenti federali a minneapolis dieci giorni prima di essere ucciso 2
David S. Glosser, neurologo in pensione e fratello della madre, ha scritto su «Politico» parole che nessun analista avrebbe potuto formulare con maggiore precisione: «Se le idee di mio nipote sull'immigrazione fossero state in vigore un secolo fa, la nostra famiglia sarebbe stata sterminata».?
La vicenda personale di Miller è la prova concreta dell'ipocrisia di un uomo che oggi costruisce muri contro chi fugge esattamente come fuggirono i suoi antenati e di chi ha fatto della chiusura delle frontiere e della remigrazione la propria missione ideologica.
La radicalizzazione comincia in seconda media. La lettura di Guns, Crime, and Freedom? di Wayne LaPierre - l'allora capo della National Rifle Association of America
(NRA), la potente lobby delle armi americana - diventa il detonatore. A quattordici anni Miller è già ospite fisso del programma radiofonico conservatore di Larry Elder, sessantanove apparizioni prima della fine del liceo. A scuola contesta gli annunci in lingua spagnola, intima ai compagni ispanici di parlare inglese, rifiuta l'amicizia di un ragazzo citando tra le ragioni il fatto che è latinoamericano.
alex pretti contro gli agenti federali a minneapolis dieci giorni prima di essere ucciso 5
Il mentore che forgia maggiormente il suo estremismo è però David Horowitz, ex marxista convertito alla destra radicale, fondatore di un centro che il Southern Poverty Law Center classifica come organizzazione d'odio. Da lui Miller apprende la tecnica che lo renderà pericoloso: usare il vocabolario dei diritti civili per abbatterli, rivendicare il ruolo di vittima per legittimare la persecuzione delle minoranze.
Alla Duke University affina quella tecnica insieme a Richard Spencer, futuro ideologo dell'alt-right, arrivando a portare al campus Peter Brimelow, teorico del nazionalismo suprematista bianco.
L'autore della «carneficina americana»
Miller lascia la Duke nel 2007 con una laurea in Scienze politiche e si trasferisce immediatamente a Washington. Inizia un'infiltrazione sistematica nelle strutture del potere repubblicano: prima come addetto stampa per Michele Bachmann, volto di punta del Tea Party, poi per il deputato John Shadegg, falco della destra dell'Arizona.
ALEX PRETTI AGGREDITO DAGLI AGENTI DELL ICE. A MINNEAPOLIS
L'incarico che definisce la sua traiettoria arriva nel 2009, quando approda nello staff del senatore Jeff Sessions, il guardiano più rigido del sovranismo anti-immigrazione americano. È qui che Miller perfeziona la meccanica dell'ostruzionismo. Gioca un ruolo chiave nell'affossare la riforma bipartisan del 2013, soffocando ogni tentativo di regolarizzazione di massa: statistiche mirate, paura sbandierata dei «diversi», storie di crimini occasionali trasformate in narrativa dell'emergenza.
Un singolo consigliere capace di manipolare i dati si dimostra in grado di paralizzare la volontà di entrambi i partiti.
Nel 2016, quando Trump diventa il candidato repubblicano alla presidenza, Miller è già pronto. Condividono la stessa rabbia contro un sistema che ha tradito la classe media bianca, la stessa certezza che l'immigrazione sia la causa di ogni problema sociale.
Donald Trump - Stephen Miller - Pete Hegseth IN MANETTE - VIDEO GENERATO DA IA - 2
La differenza è che Trump lo percepisce d'istinto, mentre Miller sa come costruire «culturalmente» il teorema. Scrive i discorsi, fornisce i dati, articola la dottrina. Lo speech inaugurale per il primo mandato dell'uomo di Mar-a-Lago - con la visione di una nazione in sfacelo che attende il riscatto, definita «carneficina americana» - porta la sua firma di ghostwriter. È lui il coreografo dell'emotività politica fondata sulla paura.
Tremila arresti al giorno
Durante il primo mandato di Trump, Miller opera come senior advisor, un ruolo d'influenza privo di struttura di comando. La parentesi fuori dalla Casa Bianca la trascorre a forgiare armi legali con la sua fondazione America First Legal. Nel 2025 rientra dalla porta principale: la nomina a vicecapo di gabinetto per le Politiche gli garantisce il controllo totale sull'agenda domestica e sulla sicurezza nazionale, rispondendo solo al presidente. Una delega in bianco. Nel secondo mandato, insomma, è al comando della macchina stessa.
alex pretti contro gli agenti federali a minneapolis dieci giorni prima di essere ucciso 3
A maggio 2025 impone in diretta televisiva il nuovo standard: tremila arresti al giorno, il triplo rispetto al regime precedente. Aggredisce i vertici dell'ICE per l'insufficienza dei risultati, minaccia l'epurazione del 10 percento dei dirigenti regionali meno produttivi. La politica ridotta a una metrica del terrore: quote numeriche, pressione verticale, carriere valutate in volumi di deportazioni.
Sotto il comando di Greg Bovino, i raid dell'ICE abbandonano quindi ogni confine procedurale e diventano violenza cittadina a opera di squadracce mascherate. Quartieri residenziali, tribunali, uffici postali, McDonald's, parcheggi di supermercati, una caccia indiscriminata che trasforma i luoghi della vita quotidiana in una zona militare. I dati del Migration Policy Institute descrivono la drastica svolta: i detenuti privi di pendenze penali, fermati esclusivamente per violazioni migratorie, passano dagli 860 di gennaio ai 7800 di giugno. Un'impennata dell'800 percento.
L UCCISIONE DI ALEX PRETTI DA PARTE DEGLI AGENTI DELL ICE A MINNEAPOLIS
La caduta di Bovino arriva solo dopo il sangue. Gli assassinii di Renée Good e Alex Pretti a Minneapolis scuotono le fondamenta del consenso, persino la base MAGA entra in rivolta. Trump rimuove il capo dell'ICE Bovino per evitare il collasso politico. I sondaggi dicono che il risentimento popolare peserà alle elezioni di midterm di novembre, ma i danni sono già fatti. Miller ha rimosso i filtri della discrezionalità, trasformando ogni irregolarità formale in un biglietto di sola andata per i centri di detenzione.
La guerra infinita contro i migranti
STEPHEN MILLER COME IL NOSFERATU DI MAX SCHRECK
Le crepe nel Partito Repubblicano diventano visibili quando il senatore Thom Tillis attacca Miller pubblicamente. A fine gennaio, dopo le morti di Alex Pretti e Renée Good a Minneapolis, lo accusa di aver evocato «l'immagine di un terrorista armato per manipolare l'opinione pubblica» mentre i video mostravano chiaramente Pretti con un telefono in mano.
Poco prima, in un'intervista alla CNN con Jake Tapper, aveva dichiarato: «È stato Miller a sostenere che acquisire la Groenlandia dovesse essere la posizione ufficiale degli Stati Uniti. Parla prima di riflettere. Non si preoccupa della sostanza, gli interessa solo la forma. Esercita un'influenza eccessiva sulle operazioni del governo. È un grosso problema in questa amministrazione. Lo è stato fin dall'inizio». Alla domanda diretta se Miller debba andarsene, Tillis non esita: «Certo che sì»
stephen miller jared kushner e hope hicks senza mascherina
È la tecnica Horowitz applicata al sangue: riscrivere la realtà in tempo reale per giustificare l'ingiustificabile, trasformare una vittima civile in un bersaglio legittimo. Per la fronda repubblicana il caso Pretti è il punto di non ritorno: la prova che Miller non protegge gli Stati Uniti, ma ha alimentato un incendio che rischia di fare di Trump un'anatra zoppa alle elezioni di metà mandato di novembre 2026.
Fuori dalla Casa Bianca esiste poi America First Legal, il gruppo da lui fondato dopo il 2021. Il Darth Vader di Trump fa politica dall'interno mentre il gruppo agisce dall'esterno come un esercito parallelo: esposti, lettere legali, cause contro le politiche di diversità e inclusione nelle università e negli appalti federali, e i programmi di tutela delle minoranze. Insomma, la lotta alla politica woke caposaldo della sinistra. Il governo spinge dall'alto, i legali amici spingono dal lato, i tribunali diventano una seconda arena politica. I giudici continuano a frenare pezzi importanti della stretta migratoria, Miller risponde a ogni sentenza avversa con un nuovo ordine esecutivo, nuovi fronti aperti. La guerra legale sui migranti è infinita.
alex pretti fermato dall ice a minneapolis
Il fabbricante d'odio
C'è una contraddizione nella persona di Stephen Miller che i suoi biografi non hanno mai smesso di esaminare. È ebreo, figlio di una famiglia i cui antenati fuggirono dalla Russia zarista in cerca di rifugio negli Stati Uniti. Lo stesso percorso che oggi si impegna a rendere impossibile per migliaia di altri.
Jean Guerrero, autrice di Hatemonger («Fabbricante d'odio») - la biografia più documentata su di lui, basata su oltre cento interviste -, scrive che Miller ha interiorizzato la California degli anni Novanta, quella del governatore Pete Wilson che vinceva le elezioni attaccando gli immigrati messicani con il linguaggio dell'invasione. Lo stesso che il trumpismo al potere utilizza oggi.
Dal luglio 2020 il Southern Poverty Law Center lo inserisce nella lista degli estremisti, dopo la pubblicazione di oltre novecento e-mail che svelano la sua promozione sistematica di narrazioni suprematiste bianche. Ottanta deputati democratici ne chiedono le dimissioni. Eppure, resta al centro della scena, intoccabile.
Mentre i ministri cadono - Kristi Noem, segretaria del Dipartimento di Sicurezza nazionale, viene silurata dopo il disastro di Minneapolis, come Pam Bondi, ministra della Giustizia, licenziata per la gestione degli Epstein Files -, lui non si muove.
L'ultima tessera svela l'essenza dell'uomo. Un consigliere esterno della Casa Bianca riferisce a «Vanity Fair» che durante il primo mandato Miller si stava «effettivamente godendo» le immagini delle famiglie separate al confine messicano. «È un tipo contorto» aggiunge la fonte. Osservava i bambini strappati ai genitori con una calma glaciale, quasi compiaciuta, liquidando l'orrore come «una decisione semplice». Stephen Miller trasforma la sofferenza di migliaia di persone in un'equazione risolta. Ogni obiezione morale diventa un errore logico.





