SEMPRE IN CULO AI LAVORATORI - L’OCSE GELA MELONI E CI RICORDA COME IL POTERE D’ACQUISTO DEGLI STIPENDI ITALIANI SIA INFERIORE DEL 6,1% RISPETTO AL 2021. IN QUESTO LASSO DI TEMPO NEI PRINCIPALI PAESI SVILUPPATI, I SALARI SONO CRESCIUTI IN MEDIA DEL 4,9% - IL MERCATO DEL LAVORO E’ TRAINATO SOPRATTUTTO DA CHI HA PIU’ DI 55 ANNI (DOVE SONO I GIOVANI?) E L’INFLAZIONE GALOPPA AL 3% PER VIA DEI CASINI DI TRUMP IN MEDIO ORIENTE - LA DUCETTA E IL SUO FIDO GIORGETTI HANNO MOLTO SU CUI RIFLETTERE..
Estratto dall’articolo di Arcangelo Rociola per “la Stampa”
Disoccupazione al minimo storico e occupazione da record. A guardare i due principali indicatori del mercato del lavoro, l'Italia non è mai andata così bene. Ma gli italiani in termini reali guadagnano meno rispetto a 5 anni fa e il mercato del lavoro è trainato soprattutto da chi ha più di 55 anni. È il paradosso italiano fotografato dall'Ocse nel suo ultimo rapporto sull'occupazione. [...]
Nelle Prospettive dell'occupazione 2026, l'Ocse registra un tasso di disoccupazione in Italia sceso al 5% a maggio. Il minimo storico, ormai in linea con la media dei 38 Paesi dell'organizzazione, al 4,9%. Nel primo trimestre anche il tasso di occupazione ha raggiunto il massimo del 62,8%.
Mentre i salari reali, cioè le retribuzioni corrette per l'inflazione, sono saliti dell'1,3% rispetto a un anno prima. Un recupero dovuto soprattutto al rallentamento dei prezzi, ma insufficiente a colmare il buco degli ultimi anni.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Rispetto al primo trimestre del 2021, il potere d'acquisto degli stipendi italiani è inferiore del 6,1%. È il divario più ampio tra le principali economie Ocse. Nello stesso periodo i salari reali nell'area sono aumentati in media del 4,9%. Una delle ragioni del ritardo è nella contrattazione collettiva.
«È un sistema meno reattivo di altri, perché di norma i contratti vengono rinegoziati ogni tre anni», spiega a La Stampa Andrea Garnero, economista del lavoro dell'Ocse. A questo si aggiungono i ritardi nei rinnovi. E quando sono arrivati, gli aumenti «non sono mai stati, salvo nel caso dei bancari e parzialmente dei metalmeccanici, al passo con la perdita di potere d'acquisto».
Nel momento peggiore del periodo post-Covid, la perdita dei salari reali italiani aveva raggiunto l'11%, contro un calo medio Ocse del 6,5%. Il recupero c'è, ma rischia di interrompersi. Per il 2026 l'Ocse prevede un ritorno in territorio negativo. I rincari dell'energia stanno spingendo nuovamente l'inflazione, prevista al 3%.
I salari reali dovrebbero così calare dello 0,9% quest'anno e aumentare di appena lo 0,2% nel 2027. «Il gap si è chiuso in parte nel 2024 e nel 2025», osserva Garnero. Ma ora il recupero «si scontra nuovamente con il rialzo dell'inflazione legato al conflitto in Medio Oriente e alla crisi di Hormuz». Con i salari nominali che crescono meno dei prezzi, le retribuzioni reali tornano a scendere.
Il quadro è opposto sul fronte della disoccupazione. Il calo italiano è in controtendenza rispetto a circa due terzi dei Paesi Ocse ed è condiviso, nell'Europa meridionale, da Grecia, Portogallo e Spagna. Anche l'occupazione è ai massimi. Ma il 62,8% italiano resta 9,3 punti sotto la media Ocse del 72,1%. L'Italia ha una disoccupazione in linea con la media, ma una quota molto più bassa di persone al lavoro.
Negli ultimi due anni il tasso di partecipazione italiano è diminuito di 0,7 punti percentuali, mentre nella media Ocse è aumentato di 0,3 punti. Il divario resta particolarmente ampio tra donne e giovani. [...]
giancarlo giorgetti - giorgia meloni - foto lapresse
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
STIPENDI BASSI IN ITALIA


