giorgia meloni economist

GIORGIA, PIÙ CAMALEONTE CHE UNDERDOG - IL SETTIMANALE INGLESE “THE ECONOMIST” (DI PROPRIETÀ DI JOHN ELKANN), VERGA UN ARTICOLO IN LODE DELLA MELONI “MAINSTREAM”. GLI ELOGI NON SONO PER LE POLITICHE PERSEGUITE DAL GOVERNO (NON LE HANNO TROVATE), MA PERCHÉ HA TRADITO LE PROMESSE ELETTORALI: “LA POLITICA SOCIALE È RIMASTA INALTERATA, IN EUROPA NON SI È ALLEATA CON ORBAN E SULL’UCRAINA È STATA AMMIREVOLE” – LA FRECCIATINA VELENOSA: “HA MOSTRATO SCARSO INTERESSE NEL PROMUOVERE LA CONCORRENZA, HA GIOCATO CON L'IDEA DI UNA GRANDE TASSA SULLE BANCHE E STA CERCANDO DI RIDURRE IL RUOLO DEGLI INVESTITORI STRANIERI NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE ITALIANI. IL DEFICIT STA AUMENTANDO E…”

Traduzione da “The Economist”

 

MAINSTREAM MELONI - ARTICOLO DI THE ECONOMIST

Alla gente piacciono le etichette, ed è sempre stato facile attribuirle a Giorgia Meloni, primo ministro italiano dall'ottobre 2022. I suoi nemici politici in Italia e i liberali allarmati in tutta Europa l'hanno sempre definita neofascista.

 

Non aiuta il fatto che il suo partito, Fratelli d'Italia, discenda in parte da un partito neofascista del dopoguerra e che il suo simbolo includa una fiamma tricolore dagli antecedenti discutibili. Nel periodo che ha preceduto la sua vittoria elettorale, lo spread tra i titoli di stato italiano e quelli tedeschi si è allargata, a causa del timore che Meloni potesse litigare con Bruxelles e forse destabilizzare l'euro stesso. I critici temevano che potesse allearsi con l'uomo forte dell'Ungheria, Viktor Orban, con la destra nazionalista in Polonia e con Marine Le Pen in Francia per causare ogni sorta di problemi. Ma a 15 mesi dall'insediamento, la signora Meloni sembra essere una leader convenzionale, piuttosto che una distruttrice.

 

giorgia meloni question time alla camera

Consideriamo, innanzitutto, tutte le cose che non sono accadute. La politica sociale è rimasta inalterata, nonostante l'ostilità dei Fratelli all'aborto e alle unioni civili gay. È vero che non ci sono stati progressi verso il matrimonio gay o l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso; ma non ci sono stati nemmeno arretramenti, nonostante questo sia il governo italiano più di destra dal secondo dopoguerra. Il primo primo ministro donna d'Italia non si professa femminista, ma è una madre single che ha scaricato senza tanti complimenti il suo compagno che faceva avances alle sue colleghe.

 

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

La Meloni non è stata nemmeno una spina nel fianco dei suoi colleghi leader europei o delle legioni di burocrati di Bruxelles il cui compito è quello di preoccuparsi della stabilità dell'euro e dell'Unione Europea stessa. Lo spread si è ridotto a circa 1,5 punti percentuali e i mercati non mostrano segni di nervosismo, nonostante la debole crescita dell'Italia.

 

Non si è alleata con Orban o con altri populisti per bloccare il processo decisionale dell'UE, né ha attirato la censura degli organi di controllo dello Stato di diritto dell'UE. Sull'Ucraina è stata ammirevole, inviando denaro e armi nonostante i tradizionali legami dell'Italia con la Russia. I timori che l'Italia potesse prendere una brutta piega verso la xenofobia si sono rivelati infondati, nonostante il forte aumento del numero di richiedenti asilo che arrivano via mare.

 

GIORGIA MELONI E LA MEMORIA - VIGNETTA BY MANNELLI

La Meloni potrebbe essere il segno che la destra populista non è sempre così cattiva una volta in carica? È vero, Orban non ha mai cambiato le sue caratteristiche autocratiche, e nemmeno il partito polacco Diritto e Giustizia, che gli elettori hanno cacciato in ottobre. Sarebbe anche avventato supporre che un Presidente Le Pen o, nei Paesi Bassi, un Primo Ministro Geert Wilders (una prospettiva più imminente) si schierino con il mainstream come ha fatto la Meloni.

 

Eppure i Democratici di Svezia, un partito anti-immigrati, non hanno fatto nulla di terribile da quando hanno dato il loro sostegno al blocco al governo a Stoccolma. Tutto sommato, la Meloni ha fornito un dato incoraggiante: la cosiddetta estrema destra in Europa, quando in carica, può comportarsi come un normale partito conservatore.

 

MEME SU GIORGIA MELONI AD ATREJU 2

Questo non significa che tutto sia soleggiato nella terra della dolce vita. La Meloni ha alcune idee sbagliate su modifiche costituzionali che rafforzerebbero il potere del primo ministro, anche se sono ancora per il futuro.

 

Ci sono anche segnali preoccupanti che indicano che in fondo non è una riformatrice economica, a differenza del suo predecessore, Mario Draghi. I problemi di crescita dell'Italia sono sistemici. Il nuovo governo ha mostrato scarso interesse nel promuovere la concorrenza, ha giocato con l'idea di una grande tassa sulle banche prima di abbandonarla e sta cercando di ridurre il ruolo degli investitori stranieri nei consigli di amministrazione italiani.

MARIO DRAGHI - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

 

Il deficit sta aumentando e questa settimana l'OCSE ha avvertito che saranno necessari tagli alla spesa e aumenti delle tasse, un appello che cadrà nel vuoto. Questo è deludente, ma la resistenza alle riforme in Italia è di lunga data. Anche in questo, la Meloni appartiene alla corrente principale del suo Paese.

GIORGIA MELONI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIAGiorgia Meloni Viktor Orban Mateusz Morawiecki GIORGIA MELONI - MATEUSZ MORAWIECKI VIKTOR ORBANgiorgia meloni automotive vignetta by rolli il giornalone la stampaMES KETA - MEME BY EMILIANO CARLI giorgia meloni e i giornalisti vignetta by rolli il giornalone la stampagiorgia meloni viktor orban GIORGIA MELONI - MEME GIORGIA MELONI - ER MES - MEME BY DAGOSPIA

SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA - MEME BY EMILIANO CARLI

 

LOLLOBRIDGERTON - MEME BY EMILIANO CARLI

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI - MEME BY OSHOGIORGIA MELONI IN VERSIONE DUCETTA - MEME

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...