“GLI IMMIGRATI HANNO PLASMATO IL FUTURO DEGLI USA: LA GRANDEZZA SI VEDE DA COME SI PROTEGGONO I VULNERABILI” – DOPO MESI DI ATTACCHI DA PARTE DI TRUMP (“E’ DEBOLE CON IL CRIMINE, VICINO ALLA SINISTRA RADICALE”; “NON ERA SU NESSUNA LISTA PER DIVENTARE PAPA”), LEONE LO SFIDA A VISO APERTO: NEL GIORNO DELL'INDIPENDENZA USA, IL PRIMO PAPA AMERICANO VA A LAMPEDUSA E LANCIA UN MESSAGGIO AL DEMENTE DELLA CASA BIANCA SULL'IMPORTANZA DELL'IMMIGRAZIONE, DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA E DELLA CURA DEGLI ULTIMI – SORGI: “È UNA SFIDA POLITICA, NON SOLO RELIGIOSA, QUELLA DI OGGI TRA LEONE E TRUMP. IL PAPA SI ERGE A CAPO DELL'ALTRO OCCIDENTE, CHE METTE LA SOLIDARIETÀ AL POSTO DELL'ODIO - IL MONITO CONTRO LA "REMIGRAZIONE", LO SLOGAN CHE TRUMP PER PRIMO HA BRANDITO COME UN'ARMA PER TORNARE ALLA CASA BIANCA. E CHE LEONE HA SCOMUNICATO: “NON È UNA RISPOSTA CRISTIANA” (UN MESSAGGIO POLITICO ANCHE PER LE DESTRE EUROPEE...) - VIDEO!
Marcello Sorgi per la Stampa - Estratti
È essenzialmente una sfida politica, non solo religiosa, quella di oggi tra Leone e Trump. In cui il Papa si erge a capo dell'altro mondo, dell'altro Occidente, che mette la solidarietà al posto dell'odio, sostituisce i ponti ai muri, spinge per la convivenza pacifica. E ancor prima di atterrare a Lampedusa, ricorda all'attuale inquilino della Casa Bianca che l'America è la patria della libertà proprio perché è stata costruita dagli immigrati, che sono potuti entrare nel suo territorio senza trovare le frontiere chiuse.
(...) In questo senso la sfida di oggi del Papa, che, invitato d'onore a Washington per le celebrazioni dei 250 anni della democrazia americana, sceglie invece Lampedusa, è la continuazione, il secondo tempo di quella aperta da Trump a metà aprile, violando il rispetto per la Settimana Santa.
Quando definì sbrigativamente Leone XIV «debole con il crimine, vicino alla sinistra radicale» e lo invitò a una sorta di sottomissione: «Non era su nessuna lista per diventare Papa. È stato messo lì dalla Chiesa solo perché è americano, pensavano che questo sarebbe stato il miglior modo di rapportarsi con me». Sottinteso, uno che in un'immagine digitale aveva trovato il modo di travestirsi da Gesù.
La risposta di Prevost, era solo due mesi e mezzo fa, era stata dura ma segnata da una certa sorpresa: «Non ho paura dell'amministrazione Trump, né di parlare del messaggio del Vangelo». Ricordare questi precedenti serve a capire come Papa Leone si fosse riservata una replica più articolata, simboleggiata dal viaggio a Lampedusa. Ed è possibile che quel che dirà oggi contribuisca a una rottura sempre più profonda tra un repubblicano americano, tradizionalmente conservatore come Prevost - altro che "sinistra radicale" - e il trumpismo.
Scegliere Lampedusa invece della Washington in cui The Donald intende celebrare con un discorso, si dice, di sei ore la sua era, il senso delle sue guerre repentine e delle sue paci provvisorie, ha un significato preciso. Innanzitutto il Papa vuole sottolineare la sua assenza alle celebrazioni in cui le delegazioni di tutto il mondo si troveranno a condividere, gioco forza, quel che Trump ha fatto finora nel suo secondo mandato.
Prima ancora che il Presidente Usa le ricordi, scorreranno nelle menti dei presenti a Washington e del suo grande pubblico globale anche le immagini più crude degli ultimi mesi di quell'altra guerra che ha condotto contro gli immigrati: Minneapolis, le vittime delle operazioni condotte spietatamente dalla nuova polizia "Ice", i figli delle famiglie di origine straniera sequestrati e tenuti come strumenti di ricatto per convincere i genitori ad abbandonare il Paese. Sono medaglie che Trump si appunta sul petto.
E saranno spunti di riflessione interessanti per l'Italia e l'Europa che si avviano verso appuntamenti elettorali importanti sentendo rimbombare la parola d'ordine della "Remigrazione", lo slogan che Trump per primo ha brandito come un'arma verbale di propaganda per tornare alla Casa Bianca. E che Leone non a caso ha praticamente scomunicato («la remigrazione non è una risposta cristiana») in un recente intervento da Castelgandolfo.
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LA SFIDA DI LEONE
Estratti da open.online
Alla vigilia di un 4 luglio storico, che segna il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, Papa Leone XIV ha ricevuto la prestigiosa Medaglia della Libertà da Filadelfia. In collegamento online con il National Constitution Center, il Pontefice originario di Chicago, che indossava al collo l’onorificenza consegnatagli privatamente nei giorni scorsi, ha espresso un profondo attaccamento alle sue radici.
«Come figlio di questa grande nazione, fondata da uomini e donne coraggiosi che sognavano la libertà e una vita migliore per se stessi e per i proprio figli, mi unisco a voi nel chiedere la benedizione di Dio sul futuro dell’America, affinché gli alti ideali sanciti all’inizio della Dichiarazione d’Indipendenza continuino a guidare la prosperità della nazione nell’unità, nella giustizia e nella pace».
Il Papa ha poi sottolineato l’importanza della ricorrenza del 2026 come un momento di rigenerazione morale collettiva per l’intera società: «Accettando questo premio, prego quindi che questo, il 250° anniversario della fondazione di questa grande nazione, possa essere l’occasione per un solenne rinnovo dell’impegno verso questi ideali che hanno reso l’America un paese che valorizza la pace e la prosperità, un paese caratterizzato da generosità e nobiltà d’animo». Il Pontefice ha quindi concluso questa parte del suo intervento con un caloroso ed esplicito augurio: «Che Dio benedica l’America!».
Uno dei passaggi più significativi del discorso del Pontefice ha riguardato il ruolo cruciale dei flussi migratori nella costruzione dell’identità statunitense. L’accoglienza è stata descritta come il vero motore della storia americana, capace di fare la differenza anche nei momenti più bui del Novecento: «Negli ultimi 250 anni, per tante popolazioni in tutto il mondo, è stata ferma la determinazione a realizzare la nobile visione dei padri fondatori a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione. È stato questo stesso amore per la libertà a ispirare gli Stati Uniti, nelle ore più buie del secolo scorso».
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papa leone XIV - programma alimentare mondiale
Il discorso si è poi spostato su una forte esortazione etica alla protezione degli ultimi, considerata la vera unità di misura della statura morale di uno Stato. La libertà, ha ricordato il Papa, acquisisce un senso profondo solo se strettamente legata a una speranza di riscatto e alla salvaguardia della vita umana in ogni sua forma: «La grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di sostenere, proteggere e custodire la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di coloro il cui valore viene messo in discussione. Dopo il diritto alla vita, la libertà è stata ed è preminente tra i principi venerati dagli uomini e dalle donne che hanno cercato entro i confini di questa nazione un nuovo inizio, spesso equiparandolo a una speranza prima inimmaginabile».
SBARCO DI MIGRANTI A LAMPEDUSA IL 1 GENNAIO 2026







