donald jared ivanka kushner

SHAKE THE TRUMP - SE NE VA IL CAPO DELLA COMUNICAZIONE MICHAEL DUBKE: TROPPE FUGHE DI NOTIZIE E POCA EFFICACIA IN DIFESA - FLYNN CEDE E PRESENTA PARTE DEI DOCUMENTI RICHIESTI DALLA COMMISSIONE D’INCHIESTA, MENTRE KUSHNER È PRONTO A COLLABORARE ALL’INCHIESTA SUI CONTATTI CON I RUSSI - ALLA CASA BIANCA SI CAMBIA STRATEGIA. E STEVE BANNON TORNA IN CAMPO

jared kushner e ivanka trump a romajared kushner e ivanka trump a roma

1.KUSHNER PRONTO A COLLABORARE

Francesco Semprini per la Stampa

 

Jared Kushner è pronto a collaborare con gli inquirenti rendendo note le informazioni sugli incontri avuti con emissari russi. Lo annuncia il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, mentre il «New York Times» rivela che il genero di Donald Trump è sotto inchiesta dell' Fbi, nell' ambito della vicenda sulle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni Usa per l' incontro con un banchiere russo, Sergey Gorkov, vicino a Putin, avvenuto lo scorso dicembre.

 

Da parte sua il presidente conferma «piena fiducia» per il marito della figlia Ivanka ma, secondo indiscrezioni, in famiglia ci sarebbero tensioni. Trump è addirittura «ossessionato» dalla vicenda tanto da parlare (di concerto con Steve Bannon) di complotto.

 

donald trump jared kushnerdonald trump jared kushner

A far luce sul Russiagate sono anche le commissioni del Congresso Usa che vogliono sentire l' avvocato personale di Donald Trump, Michael Cohen, nell' ambito delle indagini. Il legale sino ad ora ha declinato l' invito a fornire informazioni. Intanto il capo delle comunicazioni della Casa Bianca, Mike Dubke, ha rassegnato le sue dimissioni, passaggio questo - dice il Washington Post - propedeutico a un rimpasto dello staff di Trump.

 

 

2.RUSSIAGATE: MEDIA, FLYNN PRESENTA PARTE DOCUMENTI

 (ANSA) - L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente americano Donald Trump, Mike Flynn, ha acconsentito a consegnare alcuni dei documenti richiesti dalla commissione intelligence del Senato nell'ambito dell'inchiesta in corso al Congresso sul Russiagate. Lo scrive il Wall Street Journal, precisando che si tratta principalmente di documenti relativi alle aziende di Flynn. La commissione del Senato aveva emesso un mandato di consegna, che Flynn in un primo momento si era detto non disposto a rispettare.

FLYNNFLYNN

 

 

3.DUBKE LASCIA PRIMA DEL SILURAMENTO THE DONALD PREPARA UN RIMPASTO E RIECCO I FALCHI (BANNON IN TESTA)

Giuseppe Sarcina per il Corriere della Sera

 

È il primo ad andarsene di sua iniziativa. Michael Dubke ha retto solo tre mesi: il 18 maggio si è dimesso dalla carica di direttore della comunicazione alla Casa Bianca. L' uscita, però, è stata ufficializzata solo ieri e con la giustificazione più classica e, spesso meno sincera: «motivi personali». Dubke, 47 anni, nato nello Stato di New York, fa politica da 25, al servizio di senatori o governatori del partito repubblicano. Giornali e televisioni americani leggono la sua partenza come il segnale di cambiamenti radicali in arrivo nella squadra dei portavoce.

 

Donald Trump non è soddisfatto: troppe fughe di notizie, poca efficacia in difesa. A questo punto in tanti rischiano il posto: a cominciare dal «press secretary», Sean Spicer. Anzi, secondo alcune voci, Dubke avrebbe solo anticipato il suo licenziamento, evitando di essere scaricato, più o meno brutalmente, dal boss dello Studio Ovale. I precedenti sono ormai numerosi. Trump si è via via sbarazzato di personaggi che pure sembravano destinati ad ascesa sicura. L' elenco potrebbe cominciare con l' ex governatrice dell' Alaska Sarah Palin, la prima a comparire in un comizio con «The Donald».

Mike DubkeMike Dubke

 

Poi Chris Christie , governatore del New Jersey, avversario alle primarie, convertitosi in trumpiano di ferro, coordinatore del «gruppo di transizione» solo per un breve periodo.

L' ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, che si era illuso di poter diventare addirittura Segretario di Stato. Corey Lewandowski, il capo della campagna elettorale nella fase più spregiudicata. Infine Michael Flynn, l' ex generale, nominato consigliere per la Sicurezza nazionale, coinvolto nel «Russiagate».

 

Ma il caso Dubke racconta qualcosa di importante sugli equilibri dentro la Casa Bianca. In queste ore circola questa versione: Dubke se n' è andato perché non riusciva a «disciplinare» le uscite di Trump.

 

D' accordo, ma le sue dimissioni non si possono ridurre a un orgoglioso scatto di nervi. È, invece, raccontano al Corriere fonti del Senato e della Casa Bianca, una frattura politica nata proprio nella fase di preparazione del viaggio in Europa. Al quartier generale della Nato, al G7 di Taormina, il presidente non ha improvvisato, non ha twittato.

ivanka trump bannonivanka trump bannon

 

Ha letto discorsi scritti, si è attenuto a un piano preparato con cura che prevedeva posizioni rumorose sui contributi per la Difesa, sul clima, sull' immigrazione, sul commercio. È il ritorno a una linea più dura, predicata dai generali del Pentagono, dal consigliere economico Gary Cohn, dall' estremista Steve Bannon, in pieno recupero.

Ecco perché al posto di Dubke, Trump potrebbe ripescare lo spigoloso Lewandowski.

 

steve bannon donald trumpsteve bannon donald trump

 

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