UNA NEW YORK ITALIANA E DE SINISTRA: LA GRANDE MELA RISCHIA GROSSO - - IL NEO SINDACO DE BLASIO RINGRAZIA L'ITALIA E DETTA LA SUA AGENDA PROGRESSISTA PER AIUTARE GLI ULTIMI: PIU’ TASSE AI RICCHI

Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

Ha ringraziato l'Italia, in italiano, prima ancora di spiegare il suo programma. Poi, però, Bill de Blasio ha lanciato senza incertezze la propria «visione progressista», con cui spera di combattere la diseguaglianza a New York, diventando un modello per l'America e il resto del mondo.

Il gelo non ha fermato la gente, che ieri ha riempito City Hall per vedere il giuramento del centonovesimo sindaco della città. I biglietti messi a disposizione del pubblico erano spariti tutti in un paio d'ore. Ovviamente de Blasio, arrivato in metropolitana, ha voluto sul palco la sua famiglia, la moglie nera Chirlane McCray e i figli Chiara e Dante, che hanno avuto un impatto decisivo sulla campagna elettorale.

Vicino a loro, però, c'erano persone comuni che simboleggiavano l'agenda del nuovo primo cittadino. Dasani Coates, una ragazzina homeless di 12 anni, che ha tenuto la bibbia per il giuramento della donna che ha preso il posto del sindaco come public advocate. Oppure un ingegnere del Queens emigrato dal Bangladesh, una coppia di Staten Island che nel 2012 ha avuto la casa distrutta dall'uragano Sandy, e il cameriere di un fast food di Brooklyn. Persone scelte per sottolineare che «i grandi sogni non sono un lusso riservato a pochi privilegiati, ma la forza animatrice di ogni comunità e ogni quartiere».

La presenza politicamente più significativa, però, è stata quella dell'ex presidente Clinton, che ha somministrato il giuramento al sindaco, davanti alla moglie Hillary. «Lui e la sua famiglia - ha detto l'ex capo della Casa Bianca - rappresentano il futuro del nostro paese. Appoggio fortemente l'impegno centrale della campagna di Bill de Blasio, affinché possiamo avere una città di opportunità, prosperità e responsabilità condivise».

Così ha sigillato un'alleanza politica, che esisteva già quando il nuovo sindaco aveva diretto la prima campagna di Hillary per diventare senatrice di New York, ma ora si proietta verso le presidenziali del 2016, dove l'agenda liberal del successore di Michael Bloomberg potrebbe conquistare un ruolo centrale nel dibattito nazionale.

De Blasio ha salutato la propria famiglia allargata, anche quella in Italia, per il sostegno che gli ha dato durante le fasi più complicate della sua vita: «Grazie», ha detto nella nostra lingua, che parla bene. Poi ha rivendicato il mandato ricevuto con la sua vittoria a valanga: «Siamo chiamati a mettere fine alle diseguaglianze economiche e sociali, che minacciano di deragliare la città che amiamo. Perciò, oggi, ci impegniamo a prendere una nuova direzione progressista a New York. Questo stesso impulso progressista è scritto nella storia della nostra città. È il nostro Dna».

A chi diceva che le sue parole erano solo propaganda da campagna elettorale, ha lanciato questo messaggio: «Ci sono alcuni che pensano che adesso, quando ci metteremo a governare, le cose continueranno come sono sempre state qui. Allora consentitemi di essere chiaro: quando dicevo che volevo prendere di mira la «storia delle due città» (quella ricca che prospera e quella povera che affonda ndr) parlavo sul serio. E lo faremo».

De Blasio ha spiegato nella pratica cosa intende, sottolineando i punti del programma che vuole realizzare subito: paga garantita per chi si ammala, costruzione di case popolari economiche per tutti, stop alla chiusura degli ospedali di quartiere dove la sanità è accessibile a chiunque.

I ricchi dovranno pagare un po' più di tasse, per finanziare l'istruzione universale prima delle scuole elementari, e i programmi di doposcuola in tutte le strutture pubbliche: «L'enfasi va posta sulla parola "poco": una persona che guadagna tra 500.000 dollari e un milione all'anno, dovrà contribuire solo 973 dollari in più, grosso modo il costo di un cappuccino al giorno». Il nuovo sindaco ha ribadito poi la determinazione di mettere fine alle pratiche razziali discriminatorie della polizia, senza però compromettere i risultati ottenuti dai predecessori nella riduzione della criminalità. Quindi ha avvertito: «Non aspetteremo. Queste cose le faremo, e subito».

Per spiegare la sua filosofia, de Blasio ha rievocato Fiorello LaGuardia, «il miglior sindaco che questa città abbia mai avuto. Lui diceva: anche io ammiro l'individuo che riesce ad affermarsi, ma nessuno potrebbe sopravvivere dove si muore di fame. Non intendo punire il successo, ma favorire più storie di successo». È un ambizioso programma liberal, senza scuse. Se però riuscirà a realizzarlo, riducendo la diseguaglianza senza compromettere sicurezza, crescita economica e funzionalità delle scuole pubbliche, potrà diventare davvero un modello nazionale.

 

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