D’ALEMA ASPETTA SULLA RIVA DEL FIUME - LA “SPARATA” DI IERI SERA DEL MAGO DALEMIX E’ UNA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DA BERSANI - “SCARICATO” PER PAURA DI RENZI DA CULATELLO E DA ALTRI EX COMPAGNUCCI, BAFFINO TIENE ANCORA IN PANCHINA I SUOI - IN PUGLIA E CAMPANIA, “GRANAI” DALEMIANI, I FEDELISSIMI NON SI MUOVONO E ASPETTANO DIRETTIVE - SE SI VA AL SECONDO TURNO, VERRA’ RICHIAMATO IN SERVIZIO?...

Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

È stato un colloquio lungo e «definitivo», raccontano. Martedì non si erano sentiti direttamente, troppo profonda la rottura seguita alla "sentenza" di Pier Luigi Bersani, «non gli chiederò di candidarsi». Era toccato a Maurizio Migliavacca telefonare a Massimo D'Alema. Ma ieri mattina il segretario e l'ex premier si sono parlati senza filtri. «Così andiamo a sbattere.

Se la guerra è tra noi due, le primarie sono già perse e rischia anche il Pd. Eppoi in periferia sono disorientati. Non capiscono più se l'avversario sono io oppure Renzi», ha detto Bersani. «Forse ho sbagliato - ha risposto D'Alema - Ma all'aggressione dobbiamo rispondere, hai visto la foto del camper che investe un mio fantoccio? Allora, se per dare battaglia, per difendere la mia storia devo rinunciare alla candidatura, lo faccio subito. Io non sono in cerca di posti, questo messaggio dev'essere chiaro».

D'Alema dunque ha capito che non aveva via d'uscita. Che la partita era persa. Che, ad esempio, le firme sotto l'appello di solidarietà promosso da amministratori del Sud legati a lui avrebbe avuto ben poche adesioni di fronte a un conflitto intestino con Bersani. Ieri è stato tutto più chiaro. Hanno chiamato Roma i dalemiani di ferro nei territori. Fra gli altri, Enzo Amendola, segretario regionale della Campania, e Sergio Blasi, segretario della Puglia. Confusi e non molto felici. Anzi, preoccupati. «Che dobbiamo fare, con chi dobbiamo stare?». Bella domanda.

Lo scontro tra i due leader poteva sovrapporsi alla battaglia per le primarie contro Renzi. Un cortocircuito in grado di creare un black out pericolosissimo. Con effetti catastrofici per entrambi. D'Alema avrebbe smarrito il controllo sui fedelissimi.

Per Bersani sarebbe diventata impossibile la sfida al sindaco di Firenze. E il Pd sarebbe stato sepolto dalle solite macerie di un duello fratricida, personale, lontanissimo dai «problemi del Paese» che sono il cuore delle campagne elettorali. Oggi non si sa se D'Alema metterà a disposizione di Bersani, in maniera convinta e concreta, le sue truppe. Lo vedremo nei prossimi giorni, capiremo nel week end, dire, se il comitato regionale pugliese pro-Bersani si sbloccherà o rimarrà fermo al palo per colpa dei veti dalemiani.

Ma in queste ultime ore il presidente del Copasir ha visto sfilarsi tanti luogotenenti, leali al capo sì ma ormai concentrati sulla partita del candidato premier. Un esempio per tutti: il solido tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, custode di antiche discipline, «l'obiettivo è vincere al primo turno».

Renitenti ad aprire un contenzioso sul ritorno in Parlamento del Leader Maximo o sulla mancata difesa di Largo del Nazareno. A dispetto delle apparenze e delle sue parole a Otto e mezzo, D'Alema è ancora amareggiato per il trattamento ricevuto. Quello di Renzi ma anche quello del Pd, dello stato maggiore bersaniano. Sa che da settimane Vasco Errani, presidente dell'Emilia, un tempo suo referente assoluto nella terra rossa per eccellenza, recita la parte del falco.

E sussurra all'orecchio di Bersani di non mollare, di avviare lui la "rottamazione" sacrificando i vecchi. È una ferita aperta difficile da rimarginare. Un po' di "battaglia" D'Alema la riserverà anche a chi lo ha scaricato davvero. Migliavacca, altro braccio destro del segretario, ha invece svolto il ruolo del mediatore, spiegando con pazienza all'ex premier i tanti passaggi non condivisi: le primarie, il no alle preferenze, gli stop alla legge elettorale proporzionale.

È un passaggio doloroso per quella fetta del partito che viene dal Pci. Perché D'Alema, più di Veltroni che si è sempre proiettato fuori da quel recinto, rappresenta le radici di una storia. Ma la scelta generosa dell'ex sindaco di Roma ha accelerato la chiusura di un ciclo. Chiusura che a D'Alema non è sfuggita se è vero che ieri mattina Linda Giuva, sua moglie, ha spedito un sms a Sergio Staino dopo la sua intervista a Repubblica.

«Ti voglio bene, ma fai un passo indietro », aveva detto il vignettista. «Sono le cose che io gli dico da tempo», ha messaggiato la signora Linda. È successo, alla fine. Ma non si può ancora dire che la guerra, quella tra Bersani e D'Alema, sia finita. Magari dopo le primarie, ma l'ex premier si prepara alla battaglia sulla legge elettorale.

 

BERSANI E DALEMA SBIRCIATINA ALLUNITA MASSIMO DALEMA PIERLUIGI BERSANI PIERLUIGI BERSANI MASSIMO DALEMA Bersani e Dalema - Lo sfascio - Da LiberoGORI E RENZI Walter VeltroniSergio StainoLINDA GIUVA E MASSIMO DALEMA

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