donald trump hormuz

ST’OMAN PO’ ESSE PIUMA O PO’ ESSE FERO! – TRUMP MINACCIA DI NUOVO IL SULTANATO, ALLEATO DEGLI STATI UNITI DA SEMPRE, E LO RINOMINA “NUOVO TERRITORIO DEGLI USA”, COME LO STRETTO DI HORMUZ – MUSCAT FA IL DOPPIO GIOCO: PARLA (E FA AFFARI) CON TUTTI, GRAZIE ALLA SUA POSIZIONE STRATEGICA. NELLA GUERRA HA INTRAVISTO UN'OPPORTUNITÀ PER DIVENTARE, INSIEME ALL'IRAN, IL CASELLIERE DI HORMUZ, FACENDO INCAZZARE IL TYCOON - CON GLI USA, IL SULTANATO HA RELAZIONI ECONOMICHE PRIVILEGIATE DAL 2006: È UNO DEI SOLI 20 PAESI CHE HA ACCESSO A DAZI RIDOTTI E ESPORTAZIONI FACILI VERSO GLI STATES, CHE SONO IL PRINCIPALE ACQUIRENTE DEI SUOI PRODOTTI NON PETROLIFERI…

TRUMP: «CON TEHERAN NON C’È DIALOGO». E INFIERISCE SULL’OMAN

Estratto dell’articolo di Lucia Malatesta per “Domani”

 

donald trump meme 6

Era stato lui, anche stavolta, a dichiarare il contrario fino al giorno prima. Ad ogni modo l’ultima versione – per ora – del presidente americano Donald Trump, spedita tramite post su Truth, è che «non ci sono colloqui né conversazioni in corso, né previste, con la Repubblica islamica dell’Iran». E ancora: «Il blocco navale resta in forze ed effettivo. Lo stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine in acqua sono state rimosse o detonate».

 

La verità è che Hormuz non lo controlla nessuno: non del tutto gli iraniani e, di certo, non gli americani. Questo lo sanno i mercati, che credono sempre meno a una rapida risoluzione del conflitto: ieri i prezzi del petrolio hanno raggiunto il livello più alto da luglio e il greggio è salito a 91 dollari.

LA MAPPA DELLO STRETTO DI HORMUZ NUOVO TERRITORIO AMERICANO PUBBLICATA DA TRUMP

 

Bentornati nella realtà alternativa del presidente, realtà dove peraltro l’Oman diventa «nuovo territorio degli Stati Uniti».

 

[…] «New US Territory»: una breve e provocatoria didascalia apposta sopra un cerchio blu che, su una mappa elementare, racchiude lo Stretto della discordia, incastonato tra Iran e Oman. Così agisce il disarmante presidente della più grande potenza del mondo: come un bambino che traccia confini immaginari.

 

Trump ha poi diffuso quel disegno sui social come una dichiarazione di proprietà. Perché quando i fatti non combaciano con le sue opinioni, perdono sempre i fatti, e ieri ai giornalisti nello Studio Ovale ha detto: I mean, we control it, «Voglio dire, lo controlliamo»; «Lo controlliamo con il blocco, e mi piace l'idea di dichiararlo territorio». Parlava del “suo” Hormuz.

 

Mohammad Bagher Ghalibaf con il ministro degli esteri dell oman Badr bin Hamad Al Busaidi

Quel disegno trumpiano non è piaciuto a Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri iraniano, che ha scelto di deriderlo minaccioso: «Correggeremo noi quest'uomo illuso».

 

Al gioco di ruolo fatto di ripicche militari reciproche, smentite e contraddizioni quotidiane, che americani e iraniani hanno imparato a interpretare da febbraio, ieri ha partecipato anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: «Ora l'America ci sta supplicando di negoziare alle nostre condizioni», ha dichiarato addossando la colpa del fallimento dei negoziati al «regime sionista».

 

La postura sciita resta fissa, simmetrica, identica a quella del giorno in cui gli iraniani hanno deciso di resistere a questa guerra: pronti alla diplomazia, ma altrettanto pronti ad azioni militari per spezzare la blokade yankee.

 

Il sultano dell Oman Haitham bin Tariq

A rafforzare ieri qualche speranza nella ripresa dei colloqui è stato soltanto il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari; da Riad assicurano che, dopo l'accordo bilaterale tra Teheran e Muscat, riprenderanno anche i negoziati con gli Stati Uniti.

 

[…]

 

Ma l’America non deve preoccuparsi solo dei suoi nemici, soprattutto dei suoi amici. L’inviato speciale Kushner è tornato ieri in patria dal suo tour mediorientale con un sostanziale nulla di fatto e con il no di Bibi al cessate il fuoco nella Striscia - un rifiuto che rischia di far saltare quello che Trump aveva descritto come un "monumental deal" per la pace a Gaza.

 

STRETTI PASSAGGI E CANALI NEL MONDO - MAPPA LIMES

[…] Se una strategia c'è dietro la linea Trump in Medio Oriente, non è convenzionale ed è difficile capire quale sia: il presidente ha lasciato scadere il memorandum con gli iraniani, minaccia la Corea del Sud e omaggia Kim Jong-un, dichiara che bombarderà l’Oman. Per l’ammiraglio americano James Stavridis l’unica cosa che Trump segue sono le sue budella, e sta mandando i valori americani sottosopra, perciò «il caos sta accelerando». Analisi sconcertante e lucida. Ma forse lo si poteva intuire anche dai suoi disegni.

 

DA ALLEATO DI 230 ANNI A BERSAGLIO DI BOMBARDAMENTI: COME TRUMP STA CERCANDO DI DISTRUGGERE LE RELAZIONI TRA STATI UNITI E OMAN

Traduzione di un estratto da https://www.independent.co.uk/

 

Lunedì, il presidente Donald Trump ha rivolto l’ennesima minaccia senza precedenti e violenta contro un Paese del Medio Oriente.

 

oman iran - golfo persico

Ma questa volta il bersaglio della sua ira è stato inaspettato. L’Oman, alleato degli Stati Uniti da quasi 200 anni, sarebbe stato bombardato «a m***a» se avesse interferito con un potenziale accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, ha detto Trump a un giornalista di FOX News.

 

Non era la prima volta che Trump minacciava l’Oman: già a maggio aveva avvertito il Paese di «comportarsi bene», altrimenti avrebbe potuto affrontare un’azione militare.

 

[…]

 

Da quanto tempo Stati Uniti e Oman intrattengono relazioni?

 

Le relazioni tra i due Paesi risalgono al 1833, con la firma del Trattato di amicizia e commercio. Gli scambi commerciali informali erano iniziati ancora prima, con imprese americane che utilizzavano i porti omaniti già nel 1790.

 

L’Oman fu la prima nazione araba a riconoscere gli Stati Uniti dopo la dichiarazione d’indipendenza del 1776, inviando un emissario a New York nel 1840.

 

Da allora i due Paesi hanno mantenuto una relazione di collaborazione politica e commerciale, rafforzata dal Trattato di amicizia, relazioni economiche e diritti consolari del 1958, dall’Accordo bilaterale di libero scambio del 2006 e dall’Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra Stati Uniti e Oman del 2016.

 

L’accordo di libero scambio, in particolare, fa dell’Oman uno dei soli 20 Paesi ad avere un’intesa di questo tipo con la superpotenza, garantendogli l’accesso a dazi ridotti e facilitando le esportazioni verso gli Stati Uniti, con il conseguente raddoppio degli scambi commerciali entro il 2022. Gli Stati Uniti sono il principale acquirente delle esportazioni non petrolifere dell’Oman.

 

Qual è la posizione «neutrale» dell’Oman in Medio Oriente?

 

Il Sultanato è un piccolo Paese che va fiero della propria diplomazia discreta, tanto da essere paragonato alla Svizzera in Europa per il mantenimento di una posizione neutrale in una regione turbolenta.

 

PETROLIERA MINA HORMUZ

Muscat scelse di non partecipare al boicottaggio del Qatar tra il 2017 e il 2021, attuato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain.

 

L’Oman non ospita basi militari americane sul proprio territorio, anche se i suoi porti vengono utilizzati dagli Stati Uniti.

 

Tuttavia, all’inizio di quest’anno ha preso l’insolita decisione di criticare pubblicamente gli attacchi statunitensi contro l’Iran, con il ministro degli Esteri omanita Sayyid Badr Albusaidi che ha accusato gli Stati Uniti di aver seguito la linea di Israele nella decisione, contrariamente ai propri interessi.

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN

Albusaidi ha affermato che Israele «persegue esplicitamente il rovesciamento della Repubblica islamica e probabilmente si preoccupa poco di come il Paese venga governato».

 

Nonostante lo stretto rapporto di Muscat con gli Stati Uniti, l’Oman mantiene anche una solida relazione con l’Iran, con il quale condivide il Golfo di Oman.

 

In che modo la guerra in Iran ha influenzato i loro rapporti?

Le dichiarazioni di Trump di lunedì sono arrivate mentre i negoziati su Hormuz sembravano vicini a una soluzione. Il presidente ha minacciato di «bombardare a m***a» il Paese. L’Oman non ha ancora risposto a queste dichiarazioni.

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

A maggio aveva detto che «dovremo farli saltare in aria» se l’Oman non si fosse «comportato come tutti gli altri». All’epoca aveva ribadito che l’Oman e altre nazioni avrebbero dovuto aderire agli Accordi di Abramo, un trattato promosso dagli Stati Uniti e mediato durante il suo primo mandato per incoraggiare la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i Paesi arabi e Israele.

 

«È improbabile che le dichiarazioni di Trump modifichino in modo sostanziale i rapporti tra Stati Uniti e Oman, che sono profondi, multidimensionali e istituzionalizzati», afferma Neil Quilliam, analista di Chatham House.

 

«Tuttavia, susciteranno inquietudine a Muscat (ancora una volta), poiché sembrano mettere in discussione il ruolo di lunga data dell’Oman come mediatore neutrale con l’Iran».

 

E aggiunge: «Se Trump continuerà a fare dichiarazioni di questo tipo, per l’Oman sarà più difficile agire come ponte diplomatico affidabile tra Washington e Teheran».

 

I CHOKEPOINT PETROLIFERI

I colloqui su Hormuz non sono la prima occasione in cui l’Oman svolge il ruolo di mediatore tra l’Iran e l’Occidente. Durante i negoziati per il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) nel 2015, Muscat svolse un ruolo fondamentale nel facilitare i contatti tra Teheran e Washington.

 

Sebbene gli attacchi iraniani contro l’Oman non siano stati gravi quanto quelli subiti da altri Paesi del Golfo, il Paese ha riportato danni ai porti di Duqm e Salalah, oltre che alle zone industriali di Sohar e Bukha. Gli attacchi hanno ucciso 16 persone e ne hanno ferite altre 35.

 

IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO AL DEPOSITO DI MUNIZIONI DI ISFAHAN PUBBLICATO DA DONALD TRUMP

Tuttavia, in un articolo per The Economist, Albusaidi ha scritto che, sebbene gli attacchi dell’Iran fossero «profondamente deplorevoli», a suo giudizio rappresentavano «probabilmente l’unica opzione razionale a disposizione della leadership iraniana».

 

Gli attacchi iraniani contro i suoi porti hanno avuto un effetto deterrente sulle navi commerciali che tentavano di utilizzare il corridoio meridionale, spingendo il principale operatore logistico dell’Oman, Asyad Group, a collaborare con la compagnia di navigazione francese CMA CGM per sviluppare un terminal logistico multifunzionale a Sohar, nel Golfo di Oman.

 

Mentre lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso in seguito agli attacchi, Iran e Oman hanno avviato discussioni sulla gestione della via d’acqua, con indiscrezioni secondo cui sarebbe stata proposta l’idea di una «tariffa volontaria», nonostante la veemente opposizione di Trump.

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

 

L’Iran ha riconosciuto che ci sono stati ritardi nel raggiungimento di una soluzione su Hormuz, ma ha affermato che i due Paesi sono molto vicini a un accordo, attualmente in fase di definizione finale.

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