NO ALLA TASSA SUL CHINOTTO! - DIETROFRONT DEL GOVERNO SUL DECRETO SANITA’: LE LOBBY DEI BIBBITARI E DEL GIOCO D’AZZARDO SI FANNO SENTIRE E OTTENGONO UNA PRIMA VITTORIA - LA TASSA DI BALDUZZI (7 CENT AL LITRO) PER I PRODUTTORI DI BEVANDE ANALCOLICHE SCATENA LA SOLITA MINACCIA: “OCCUPAZIONE A RISCHIO” - IDEM PER I GESTORI DI SALE CON SLOT MACHINES E VIDEOPOKER - ANCHE CGIL E CISL ALL’ATTACCO DEL MINISTRO…

Michele Bocci per "la Repubblica"

Sono uscite allo scoperto ieri. Associazioni di gestori di giochi d'azzardo, tabaccai, produttori di bevande zuccherate: le lobby sono partite insieme all'attacco del decretone sanità. Difficile dire se le loro prese di posizione, insieme a quelle di alcuni politici e sindacati dei medici, abbiano in qualche modo contribuito allo stop momentaneo al provvedimento ma qualche sospetto viene.

La linea comune, sviluppata in comunicati, telefonate e pressioni di vario genere sulla politica, è stata quella di mettere in guardia il Governo sui rischi occupazionali legati alla manovra. Sono tantissime le persone impiegate nei tre settori che rischierebbero il posto a causa di tasse, multe e altre disposizioni.

Non solo, è stato anche fatto notare che sono tantissimi i soldi che entrano nelle casse dello Stato grazie a chi esercita queste attività. Assotabaccai- Confesercenti, forti di quasi 28 miliardi di gettito all'anno, ha aperto le danze: «Le nuove norme sui tabacchi e i videopoker non risolvono i problemi di salute pubblica, ma puniscono ingiustamente imprese e consumatori. Mettendo in luce la contraddizione di fondo della politica dello Stato che da un lato si dà al proibizionismo, e dall'altro utilizza le imposte sui due comparti per aumentare le entrate fiscali».

E riferendosi alle multe per chi vende sigarette ai minorenni hanno aggiunto: «Si trasformano i tabaccai in agenti di polizia. Intanto potrebbe crescere il contrabbando». Massimo Passamonti, presidente di Confindustria sistema gioco Italia spiega che «anche se gli obiettivi della proposta sono ampiamente condivisi dagli operatori del gioco legale, le modalità suggerite per perseguirli rischierebbero di paralizzare, se non azzerare, l'offerta del gioco legale a vantaggio dell'inevitabile riemersione di un'offerta illegale totalmente incontrollata».

Nel decreto si impone ai locali con gioco d'azzardo di stare ad almeno 500 metri da scuole, centri giovanili, residenze sanitarie, luoghi di culto. I sindaci se in certe zone ci sono troppi fenomeni di "ludopatia", la malattia legata al gioco, possono addirittura disporre chiusure di tre mesi o limitazioni di orario.

«La genericità della norma - dice sempre Passamonti - comporterebbe una difficile applicabilità reale, paralizzando l'operatività dell'intero comparto e avrebbe un significativo impatto sull'offerta di gioco legale determinando un forte calo della raccolta e la conseguente drastica riduzione delle entrate erariali per una somma stimata intorno ai 4 miliardi di euro, con evidenti ripercussioni economiche e occupazionali su un settore che impegna 5.800 imprese, oltre a 140mila punti vendita e con un bacino occupazionale di 100mila addetti».

Si dicono increduli da Assobibe (l'associazione degli industriali delle bevande analcoliche) e Mineracqua. «Le misure, che graverebbero su prodotti già penalizzati da un'aliquota Iva tra le più alte d'Europa, il 21% rispetto a una media del 16,5%, determinerebbero gravi ricadute per le imprese del settore, per i cittadini e per l'intero sistema Paese». La tassa prevista da Balduzzi per i produttori è 7 centesimi al litro. Le associazioni denunciano i rischi di contrazione di attività e di livelli occupazionali. «La proposta è ingiustificata da un punto di vista nutrizionale».

Per la Cgil il provvedimento di Balduzzi è «deludente». Il sindacato non è soddisfatto di come vengono affrontati temi come «cure primarie 24 ore al giorno, libera professione, non autosufficienza e edilizia sanitaria. Ci aspettavamo un intervento per riqualificare il servizio pubblico, duramente provato dai tagli. Invece ci troviamo di fronte a proposte confuse e contraddittorie». Critiche arrivano anche dalla Cisl che parla di un «piano evanescente e fatto senza confrontarsi con i sindacati». Gli anestesisti dell'Aaroi apprezzano invece gli ambulatori dei medici di famiglia aperti 24 ore su 24.

 

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