“TRUMP E’ SATANA IN PERSONA, E' IL PRESIDENTE AMERICANO PIÙ CORROTTO E STUPIDO” - UN ALTO CONSIGLIERE MILITARE DELL'AYATOLLAH IRANIANO MOJTABA KHAMENEI SI È SCAGLIATO CONTRO IL TYCOON E HA RIBADITO LE MINACCE DI ELIMINARE ISRAELE – DOPO LA MORTE DI ALI KHAMENEI A TEHERAN IL POTERE SI È CONDENSATO NELLE MANI DI UN QUARTETTO DI TIPINI FINI COMPOSTO DA MOJTABA KHAMENEI, FIGLIO DELLA DEFUNTA GUIDA SUPREMA, ALI LARIJANI, CAPO DEL SUPREMO CONSIGLIO DI SICUREZZA NAZIONALE, MOHAMMAD BAGHER GHALIBAF, ATTUALE PRESIDENTE DEL PARLAMENTO, E AHMAD VAHIDI, NUOVO COMANDANTE DEI PASDARAN – A TEHERAN NUOVA STRETTA CONTRO GLI OPPOSITORI DEL REGIME...
CONSIGLIERE KHAMENEI, 'TRUMP È SATANA, IL PIÙ STUPIDO DEI PRESIDENTI USA
(ANSA-AFP) - Un alto consigliere militare dell'ayatollah iraniano Mojtaba Khamenei si è scagliato contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump oggi in un discorso alla televisione di stato, mentre i due Paesi sono impegnati in una guerra che ha travolto il Medio Oriente.
"Trump è il presidente americano più corrotto e stupido", ha detto Yahya Rahim Safavi. "È Satana in persona". Ha anche ribadito le minacce dell'Iran di eliminare Israele, che sta combattendo la Repubblica islamica al fianco degli Stati Uniti.
IL QUARTETTO CHE GUIDA L'IRAN
G.Pr. per il “Corriere della Sera” - Estratti
La Repubblica islamica, che in fondo è sempre stata la Repubblica degli uomini — dei clerici, dei militari, dei fedelissimi della Rivoluzione — ha finalmente trovato il più importante di tutti: Mojtaba Khamenei. Ora che la Guida suprema ha un nome e un cognome, lo stesso del predecessore, l’equilibrio del regime sembra — almeno in apparenza — più saldo.
Mentre l’Iran è immerso in una guerra feroce con Stati Uniti e Israele, e dopo l’uccisione di Ali Khamenei, il potere si è condensato nelle mani di un quartetto chiave composto da hardliner: Ali Larijani, Mohammad Bagher Ghalibaf, Mojtaba Khamenei e Ahmad Vahidi.
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Mojtaba Khamenei è il figlio del defunto ayatollah, e il 9 marzo l’Assemblea degli Esperti lo ha nominato Guida suprema. Ferito a una gamba negli attacchi, non si è ancora mostrato in pubblico, ma la scelta del suo nome manda un messaggio chiaro ai nemici e al mondo: la Repubblica islamica non arretra di un passo. È un segnale che preoccupa, perché i suoi legami strettissimi con le Guardie della Rivoluzione potrebbero spingere il regime verso una repressione ancora più dura.
Come Guida suprema, Mojtaba ha l’ultima parola su tutto ciò che conta: politica estera e interna, strategie di sopravvivenza e di rivalsa. Di Mojtaba si sa pochissimo. Gli esperti lo descrivono come l’uomo ombra del padre, quello che tirava le fila nelle retrovie, sempre lontano dai palchi.
Ed è proprio questa ombra a seminare dubbi sul futuro. Sarà più rigido sul nucleare? Diventerà un Bin Salman di Teheran? Le sorti politiche della Repubblica islamica, invece, sembrano essere soprattutto nella mani di Ali Larijani, veterano del nucleare, ex presidente del Parlamento e ora capo del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale — ruolo che Khamenei gli aveva appena affidato — che non avrebbe spinto per la nomina di Mojtaba.
Larijani è l’uomo pragmatico in grado di reprimere le proteste con il pugno di ferro (vedi il massacro di gennaio), negoziare con Oman e Mosca, minacciare Trump: «Fate attenzione voi a non essere eliminati».
Fratello di clerici potenti, in questo quartetto del potere è il collante istituzionale, quello che ha annunciato il consiglio temporaneo post-Khamenei e che ora gestisce la guerra, oscurando il presidente cosiddetto riformista Masoud Pezeshkian.
Poi c’è Mohammad Bagher Ghalibaf, che è l’attuale presidente del Parlamento ed ex comandante dei pasdaran, a lui è affidato il controllo del potere legislativo-militare.
Con esperienza da sindaco di Teheran e capo dei Guardiani della Rivoluzione, controlla budget e leggi per finanziare la risposta bellica. Lui sì che ha voluto Mojtaba. Ahmad Vahidi è il nuovo comandante dei pasdaran. Ha preso il posto di Pkapour, ucciso nei raid il primo giorno. È accusato per la bomba a Buenos Aires contro l’Amia, l’Associazione ebraica, che nel 1994 fece 85 morti.
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PEZESHKIAN
Gabriella Colarusso per “la Repubblica” - Estratti
La nuova Guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, è ferita e continua a non apparire, mentre Israele porta la guerra a un altro livello, attaccando i checkpoint dei basij per le strade di Teheran, e il presidente iraniano Pezeshkian prova a porre le sue condizioni per un cessate il fuoco.
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La nuova escalation interna preoccupa i vertici iraniani, il controllo del territorio è considerato vitale quanto la capacità di reagire agli attacchi Usa. Lo speaker del Parlamento, Ghalibaf fa appello ai sostenitori della Repubblica islamica: «Il vostro umile soldato vi chiede tre cose: le strade, le strade, le strade. I vostri figli nelle Forze armate hanno rischiato la vita per difendere l'Iran; sosteneteli con fermezza, tenendo le strade».
Il capo della polizia Ahmad-Reza Radan, tra i responsabili dei massacri di gennaio contro i manifestanti, minaccia chiunque volesse provare a tornare in strada: «Se qualcuno si fa avanti in linea con la volontà del nemico, non lo considereremo più un semplice manifestante, lo considereremo un nemico. Tutte le nostre forze sono pronte, con le dita sul grilletto, per difendere la rivoluzione».




