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COME IN “THE APPRENTICE”, TRUMP SFANCULA SU DUE PIEDI LA MINISTRA DELLA GIUSTIZIA AD INTERIM, SALLY YATES, CHE SI OPPONEVA ALL’ORDINE ESECUTIVO SULL’IMMIGRAZIONE - BELPIETRO: “LE ESPULSIONI NON LE HA INVENTATE IL NUOVO PRESIDENTE. NEI PRIMI 6 ANNI OBAMA HA MANDATO VIA QUASI 2,5 MILIONI DI CLANDESTINI"

Sally YatesSally Yates

Da www.repubblica.it

 

L'ordine esecutivo di Donald Trump sull'immigrazione continua a suscitare proteste e polemiche, negli Stati Uniti e in campo e internazionale. Dopo le critiche di Barack Obama e di tanti procuratori, per il presidente insediatosi soltanto dieci giorni fa si è aperto un nuovo fronte interno: uno scontro durissimo con la ministra ad interim della Giustizia Sally Yates che è stata rimossa dall'incarico dopo aver ordinato ai legali del suo dipartimento di non difendere il decreto in tribunale.

 

trump e obamatrump e obama

"Ha tradito il dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per difendere i cittadini americani", ha affermato la Casa Bianca. Al suo posto è stata nominata Dana Boente, procuratore per il distretto orientale della Virginia, che ha subito affermato di essere pronta ad applicare il decreto immigrazione e, riferisce una nota, ha dato istruzioni agli uomini e alle donne del dipartimento della giustizia "di fare il loro dovere e di difendere gli ordini del nostro presidente".

 

Yates, una delle "superstiti" dell'amministrazione Obama, sarebbe rimasta in carica fino alla conferma di Jeff Sessions, designato da Trump, da parte del Senato. Nonostante questo ha preso posizione nettamente contro il contestatissimo provvedimento varato dal capo della Casa Bianca.

trump e obama alla casa biancatrump e obama alla casa bianca

 

"Fino a che sarò alla guida di questo dipartimento" il decreto sull'immigrazione non sarà difeso, ha detto manifestando seri dubbi sulla legittimità dell'ordine esecutivo la cui difesa a suo avviso non risponderebbe "al solenne obbligo di questa istituzione di cercare sempre la giustizia e schierarsi per ciò che è giusto".

 

Una mossa simbolica, considerando che Yates avrebbe comunque lasciato l'incarico in breve tempo, che ha però dell'eccezionale nella storia Usa, così come la mobilitazione di migliaia di persone contro un ordine esecutivo di un presidente insediato da poco e le critiche del suo predecessore. Un altro schiaffo dell'amministrazione Obama a Trump. Che il consigliere presidenziale Stephen Miller ha bollato come "un'ulteriore dimostrazione di come il nostro sistema giudiziario sia politicizzato".

 

Jeff SessionsJeff Sessions

Nella nota con cui ha annunciato la rimozione di Yates dall'incarico, la Casa Bianca ha nuovamente difeso il decreto sull'immigrazione: "È il momento di essere seri nel proteggere il nostro Paese. Chiedere controlli accurati per gli individui che arrivano da sette posti pericolosi non è estremo. È ragionevole e necessario per proteggere il Paese".

 

Quasi contemporaneamente a Yates, Trump ha silurato anche il capo ad interim dell'Immigrazione e dogane, Daniel Ragsdale, pure un ex dell'amministrazione Obama. Il segretario alla Sicurezza interna, John Kelly, ha reso noto che sarà sostituito da Thomas Homan il quale "opererà per l'applicazione delle leggi sull'immigrazione sul territorio degli Stati Uniti, in conformità con i nostri interessi nazionali".

 

Sally Yates Sally Yates

Intanto un documento interno del dipartimento per la Sicurezza fornisce un primo bilancio dell'attuazione del provvedimento varato da Trump, che nei giorni scorsi ha provocato il caos negli aeroporti: a 348 persone in possesso di visto è stato impedito di imbarcarsi su voli diretti negli Stati Uniti; più di 200 sono arrivate negli Usa ma è stato loro vietato l'ingresso; oltre 735 sono state trattenute negli scali per essere interrogate e tra loro 394 avevano la carta verde, quindi erano legalmente residenti negli States.

 

2 - TUTTE LE BALLE CHE CI RACCONTANO SU TRUMP

Maurizio Belpietro per “la Verità”

PROTESTE CONTRO TRUMP PROTESTE CONTRO TRUMP

 

Ci mancava pure l’Onu, organismo che non riuscendo a combinare nulla di buono contro i dittatori africani, asiatici e latino americani che sistematicamente violano i diritti umani, se la prende con i presidenti regolarmente in carica che rispettano il volere di chi li ha eletti. L’ultimo rombo di tuono, in arrivo da un Palazzo che dai tempi di Kurt Waldheim non è più riuscito a essere di vetro, riguarda Donald Trump. Il presidente americano è stato messo nel mirino per il blocco imposto alle persone in arrivo da Paesi sospetti di chiudere un occhio nei confronti del terrorismo islamico.

 

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Una misura legittima, presa dopo i molti attentati aventi per protagonisti proprio dei cittadini di fede islamica, ma che l’Onu, così come la Ue, ha subito bollato come la peggiore del mondo, definendola illegittima e meschina. Non importa che ci siano decine di Stati che impongono restrizioni al diritto di ingresso e pure di uscita dai loro Paesi, costringendo i visitatori ad adeguarsi a regole poco democratiche, giungendo a incarcerarli qualora non le rispettino. Il problema sono gli Stati Uniti e il nuovo inquilino della Casa Bianca.

 

Che sul capo del nuovo presidente Usa si stesse per abbattere una bufera a opera dei soliti intellettuali radical chic e dei campioni del progressismo mondiale lo avevamo immaginato già nei giorni scorsi, quando The Donald aveva iniziato ad applicare ciò che aveva promesso agli americani in campagna elettorale. Appena Trump ha dato il via libera al progetto di chiudere con un muro la frontiera con il Messico, giornali e tg di tutto il mondo si sono riempiti di commenti negativi e articoli indignati.

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Eppure quella del muro non è una grande novità. Non soltanto perché nel mondo ci sono già diversi muri, eretti allo scopo di impedire l'immigrazione clandestina, ma perché una barriera tra il Messico e gli Stati Uniti esiste già, anche se non ancora completata. Fu Bill Clinton a dare il via libera più di 20 anni fa al progetto che doveva chiudere le vie di accesso in California, Arizona e Texas.

 

In totale sono stati realizzati quasi mille chilometri di barriera, un terzo di quello che ci vorrebbe per impedire ingressi illegali, considerando che il confine si snoda per 3.140 chilometri. È da considerare che non solo Clinton è stato l' ideatore della barriera invalicabile, ma che il cosiddetto Muro della vergogna è andato avanti anche sotto la presidenza Obama. Dunque?

 

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Trump ha solo la colpa di aver dato maggior impulso ai lavori. Quello che prima si faceva senza che se ne parlasse, ora si fa senza nasconderlo. Non molto diversa è la questione delle espulsioni, che sta alla base del can can su frontiere meglio presidiate e blocco delle immigrazioni. Le espulsioni e i respingi menti non li ha inventati il nuovo presidente degli Stati Uniti, che allo stato ha fatto bloccare qualche centinaio di immigrati. Sono decenni che l' America ha dato un giro di vite ai permessi. Una prova?

 

Negli anni in cui alla Casa Bianca c'era George W. Bush gli Usa hanno rimandato a casa 2 milioni e 12 mila persone. Non si sa nei due mandati presidenziali che numero abbia toccato Barack Obama, ma nei primi 6 anni il presidente in camicia bianca si è rimboccato le maniche facendo tornare nei loro Paesi quasi 2,5 milioni di clandestini. È probabile che a fine mandato l' aggiornamento tocchi i 3 milioni di immigrati con il foglio di via. Qualcuno potrebbe obiettare che un conto è bloccare i clandestini, un altro è fermare chi è un semplice visitatore.

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Per di più a stoppare le persone in base alla loro carta d'identità o alla loro religione si rischia la discriminazione. Ma anche su questo fronte c'è molta disinformatia, per usare un termine caro al Kgb. Il provvedimento firmato da Trump non è affatto contro chi professa la religione musulmana, come si vorrebbe far credere. Prova ne sia che lo stop agli ingressi non ha riguardato i cittadini di molti Paesi musulmani, a cominciare da quelli del Pakistan per finire a quelli del Kuwait o dell'Arabia Saudita.

 

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Il blocco riguarda le persone che arrivano da 7 Paesi identificati come pericolosi per la sicurezza nazionale americana. E anche in questo caso non si tratta di farina del sacco di Trump, ma di un'indicazione dell' amministrazione precedente. Sì, avete letto bene, a mettere sotto tiro i Paesi oggetto delle disposizioni del neo presidente è stato Obama. Il Terrorist Prevenction Act è del 2015.

 

E il programma per bloccare i visti allo scopo di prevenire atti di terrorismo, oltre a essere stato varato dal l' amministrazione democratica, nomina proprio Iraq, Iran, Sudan e Siria, cui si sono aggiunti lo scorso anno Libia, Somalia e Yemen. In pratica, Trump non è un pazzo come viene dipinto dal coro progressista.

 

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È un signore che ha messo in pratica ciò che già si faceva senza dichiararlo. Obama bloccò gli ingressi dall' Iraq, così come Jimmy Carter fece lo stesso, 27 anni fa, con chi arrivava dall' Iran. E allora dove sta lo scandalo di cui tutti parlano? Sta nel dire le cose come stanno. Ma sta anche in una sconfitta che i radical chic non hanno ancora digerito. Ci vorrà tempo prima che lo facciano e ci vorranno ancora molte inutili polemiche come quelle di questi giorni.

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