memorandum tunisia

ECCO COSA SUCCEDE QUANDO SI FIRMA UN ACCORDO CON UN DITTATORE – LA TUNISIA, CHE RICATTA L'EUROPA CON L'ARMA DEI MIGRANTI, HA RESTITUITO I 60 MILIONI DI FONDI CHE BRUXELLES AVEVA VERSATO NELLE SCORSE SETTIMANE: “NON ACCETTIAMO L'ELEMOSINA”  – IL MINISTRO DEGLI ESTERI, NABIL AMMAR, MINACCIA DI RIVELARE “INFORMAZIONI CHE NON SONO NELL'INTERESSE DELL’UE” SE NON ARRIVERANNO AL PIÙ PRESTO I 127 MILIONI PREVISTI DAL MEMORANDUM SBANDIERATO DA VON DER LEYEN E MELONI – INTANTO SAIED STRINGE ACCORDI CON PUTIN…

1 – A BREVE VISITA DI UNA DELEGAZIONE DELL'FMI IN TUNISIA

MELONI VON DER LEYEN E RUTTE IN TUNISIA CON KAIS SAIED

(ANSA) - Una delegazione del Fondo monetario internazionale (Fmi) si recherà nelle prossime settimane in Tunisia per esaminare gli ultimi sviluppi economici e finanziari del Paese, ai sensi dell'articolo IV dello Statuto. Lo ha reso noto il direttore del Fondo per il Medio Oriente e Asia centrale, Jihad Azour, in una conferenza stampa dedicata al lancio del Regional Economic Outlook di ottobre intitolato 'Costruire la resilienza e promuovere la crescita sostenibile'. Lo riporta l'agenzia Tap.

 

Azour ha definito un "orgoglio" il programma di riforme "nazionali" presentato dal governo tunisino, sottolineando che la Tunisia dovrebbe rafforzare ulteriormente la sua politica monetaria per frenare l'inflazione, che rimane elevata nonostante la sua diminuzione.

 

mark rutte, giorgia meloni, ursula von der leyen, najla bouden

La crescita in molte economie del Medio Oriente e dell'Asia centrale sta rallentando, riflettendo l'effetto combinato di politiche più restrittive, tagli alla produzione petrolifera, tensioni geopolitiche e altre sfide interne. Per il Medio Oriente e il Nord Africa, l'Fmi ha abbassato le previsioni di crescita del Pil reale al 2% per il 2023 (un downgrade di 1,1 punti percentuali rispetto alle proiezioni di aprile). La crescita accelererà fino al 3,4% nel 2024 poiché alcuni di questi fattori svaniranno. L'Fmi sottolinea che la crescita non sarà abbastanza forte o inclusiva da creare posti di lavoro per i 100 milioni di giovani arabi che raggiungeranno l'età lavorativa nei prossimi 10 anni.

 

2 – SCHIAFFO DI TUNISI ALLA UE RESTITUITI I PRIMI 60 MILIONI

Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “la Stampa”

 

MELONI VON DER LEYEN E RUTTE IN TUNISIA CON KAIS SAIED

Il Memorandum d'intesa con la Tunisia, firmato dalla Commissione europea su spinta del governo italiano, non si sta rivelando soltanto un fallimento su tutti i fronti, ma rischia addirittura di trasformarsi in un boomerang.

 

[…] Tunisi materialmente restituito i 60 milioni di fondi che Bruxelles aveva versato nelle scorse settimane. Ma non è finita: parlando con i media locali, il ministro degli Esteri Nabil Ammar ha minacciato di rivelare pubblicamente «informazioni che non sono nel loro interesse». Un gesto in risposta alla mossa del commissario europeo Oliver Varhelyi, che una settimana fa aveva pubblicato sul social network «X» la lettera ufficiale con la quale il governo tunisino aveva comunicato il numero di conto sul quale versare la somma, sfidandolo: «Se non volete i soldi, restituiteceli».

 

Detto, fatto. Un vero e proprio schiaffo che segna un nuovo picco nella crisi diplomatica esplosa nelle ultime settimane, durante la quale il presidente Kais Saied prima ha respinto una delegazione della commissione Affari Esteri del Parlamento europeo e poi ha cancellato l'incontro con i funzionari Ue che avevano organizzato una missione a Tunisi per discutere dell'applicazione del Memorandum, l'accordo firmato nel luglio scorso alla presenza di Ursula von der Leyen, della premier Giorgia Meloni e del suo collega olandese Mark Rutte.

 

LE ROTTE MIGRATORIE DALLA TUNISIA

La Tunisia ha espresso in più occasioni il suo malumore per i ritardi nel versamento dei fondi previsti dall'accordo (105 milioni per la gestione dei flussi migratori e 150 milioni di sostegno economico al bilancio) e durante l'estate c'è stato un aumento degli sbarchi. Il 22 settembre scorso, la Commissione ha annunciato in pompa magna lo stanziamento di 127 milioni di euro «a sostegno dell'attuazione del Memorandum d'intesa» [...]

 

Dei 127 milioni annunciati, 60 milioni fanno parte di un precedente pacchetto di aiuti per la ripresa economica post-Covid, mentre solo 67 milioni sono legati alla gestione dei flussi migratori. Non solo: di questi, soltanto 42 milioni fanno parte del capitolo immigrazione del Memorandum firmato a luglio, mentre i restanti 25 milioni erano già stati stanziati nel 2022. Un gioco di prestigio che ha subito scatenato l'ira di Saied: «Non accettiamo l'elemosina».

 

MARK RUTTE - URSULA VON DER LEYEN - GIORGIA MELONI IN TUNISIA

Il bonifico di Bruxelles è comunque partito il 3 ottobre, ma il giorno successivo il ministro degli Esteri di Tunisi, Nabil Ammar, ha rivelato di non aver accettato la somma. A quel punto il commissario Varhelyi – lo stesso che nei giorni scorsi ha scatenato il caos annunciando sempre su «X» lo stop dei fondi ai palestinesi, poi smentito dalla stessa Commissione – ha replicato al tunisino sui social network, chiedendogli di restituire i soldi e pubblicando la lettera con la quale il ministro dell'Economia aveva fornito le coordinate bancarie per il pagamento. Un atto definito grave da Tunisi.

 

MELONI VON DER LEYEN E RUTTE IN TUNISIA CON KAIS SAIED

«Se questo dovesse ripetersi, riveleremo altre realtà che non sono nel loro interesse – ha detto Ammar alla stampa locale –. La Tunisia non supplica nessuno e il mondo non si limita a questo o quel partner». Il 25 settembre scorso lo stesso Ammar è volato a Mosca per incontrare il suo omologo Sergey Lavrov, con il quale ha firmato un accordo commerciale: la Russia invierà i suoi turisti in Tunisia, che in cambio importerà il grano russo.

giorgia meloni con la premier tunisina najla boudensbarchi di migranti dalla tunisiagiorgia meloni con il presidente della tunisia kais saied

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…