VANNACCI È UN PROBLEMA NON SOLO PER SALVINI, MA ANCHE PER MELONI – NEL CENTRO-DESTRA SI AGGIRA LO SPETTRO DEL PARTITO DEL GENERALE CHE, COME DAGO-DIXIT, PUNTA A FORZARE LA MANO CON IL CAPITONE FINO A FARSI ESPELLERE DALLA LEGA – UNA FORZA DI DESTRA POPULISTA E SOVRANISTA NON HA UNA PORTATA NUMERICA IMPRESSIONANTE (È STIMATA TRA L’1 E IL 2%) MA È QUELLA POLITICA E SIMBOLICA A PREOCCUPARE – AVVICINARSI AL VOTO MOSTRANDO EVIDENTE CREPE NELLA COALIZIONE DANNEGGEREBBE L’IMMAGINE DELLA DUCETTA – LA LEGGE ELETTORALE ATTUALE NON AMMETTE DISPERSIONI, UNA CORSA FUORI DALL’ALLEANZA DI VANNACCI TOGLIEREBBE VOTI DECISIVI IN VISTA DELLE POLITICHE
FLASH – ROBERTO VANNACCI FINIRA' COME GIANFRANCO FINI, CON IL SUO “CHE FAI MI CACCI"? SEMBRA CHE IL GENERALE PUNTI A FORZARE LA MANO A SALVINI FINO A FARSI ESPELLERE - IL VICESEGRETARIO DELLA LEGA, IN QUOTA X MAS, NEI PROSSIMI GIORNI (FORSE GIÀ DOMANI) INCONTRERÀ IL SUO SEGRETARIO PER UN CHIARIMENTO DOPO GLI SCAZZI DELLE ULTIME SETTIMANE. CHE FARÀ L'EX TRUCE DEL PAPEETE? CACCERÀ IL MILITARE SCRIBA DEL “MONDO AL CONTRARIO”? SICURAMENTE CI SARÀ UNA "RESA DEI CONTI" - IL BAROMETRO DEL "VAFFA" DA' AL 50% L'IPOTESI DI UN ADDIO...
Estratto dell’articolo di di Giovanni Diamanti per “la Repubblica”
Un “timore-Generale” si aggira nel centrodestra: è il timore del Partito di Vannacci. Una forza di destra populista e sovranista, con numerosi modelli chiari in giro per l’Europa.
La rottura sulla risoluzione relativa agli aiuti per Kiev non ha una portata numerica impressionante, ma è quella politica e simbolica a preoccupare.
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ROBERTO VANNACCI RICEVE LA TESSERA DELLA LEGA DA MATTEO SALVINI
La capacità di tenere assieme anime diverse era uno degli indiscutibili marchi di fabbrica di Silvio Berlusconi, ma anche con il Cavaliere in secondo piano, il centrodestra al momento del voto ha sempre dato grandi lezioni di unità al più litigioso e indisciplinato fronte avverso.
Per questo, un eventuale strappo di Vannacci potrebbe avere conseguenze pericolose, sul fronte dell’opinione pubblica e della materia elettorale.
Non è la tenuta parlamentare a preoccupare, i numeri del centrodestra sembrano rimanere molto solidi, sono invece le questioni strategiche e di percezione a generare qualche ansia. Il voto potenziale a un partito del generale non è facile da stimare a priori, ma verosimilmente rimarrà ben lontano dalle vette della destra radicale tedesca o francese. Tuttavia, basta poco per infastidire la coalizione di governo.
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse
La legge elettorale attuale non ammette dispersioni, una corsa fuori dall’alleanza del generale toglierebbe voti decisivi in vista delle Politiche: un rischio evitabile per la premier.
Nel nostro Paese, però, dallo sdoganamento di Berlusconi nei confronti di Fini alle Comunali di Roma del 1993, non c’è mai stato un barrage, uno sbarramento della destra istituzionale verso quella più radicale.
Ma anche questo caso porta con sé incognite, poiché un’alleanza allargata a una nuova forza sovranista sposterebbe l’asse della stessa ancor più a destra, un problema di posizionamento evitabile in una sfida che sarà piuttosto bipolare, e in cui la conquista dei consensi moderati avrà necessariamente un ruolo chiave.
C’è infine un elemento di immagine che può mettere in difficoltà Giorgia Meloni. Proprio quando il centrosinistra sembra avvicinarsi a un assetto definito e stabile di alleanze, dopo anni di ricerca vana, con un tentativo di definizione del Campo largo, il centrodestra mostra le prime crepe.
E per una coalizione che ha sempre ostentato la propria caratteristica unità, il danno di immagine non sarebbe irrilevante, e potrebbe intaccare la forza della leadership di Giorgia Meloni.
[...] se l’obiettivo della Premier è la permanenza più longeva a Palazzo Chigi, la nascita di un 'Partito del Generale' a ridosso delle urne è un ostacolo insidioso. Una divisione interna, infatti, renderebbe visibili quelle crepe che potrebbero minare la percezione della sua leadership davanti agli elettori e agli alleati – sia di coalizione, sia internazionali.
IL POST DI ROBERTO VANNACCI CONTRO IL DECRETO UCRAINA
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse
ROBERTO VANNACCI MATTEO SALVINI


