“VANNACCI NON HA CAPITO NULLA DELLA RUSSIA. DICEVA CHE NON AVREBBE MAI INVASO L’UCRAINA” - L’EX DIPLOMATICO BRITANNICO JOHN FOREMAN RACCONTA GLI INCONTRI AVUTI CON IL LEADER DI FUTURO NAZIONALE QUANDO LAVORAVA ALL’AMBASCIATA ITALIANA A MOSCA: “PARLANDO DELL’UCRAINA, VANNACCI LA DESCRIVEVA COME UNA QUESTIONE SECONDARIA, RIPETENDO CHE NON È DAVVERO UN PAESE INDIPENDENTE, CHE FA PARTE DELLA RUSSIA” - “VIVEVA QUASI IN UN MONDO PARALLELO.. SECONDO ME PER UNA SCARSA COMPRENSIONE DELLA SITUAZIONE E PER LA SUA AMMIRAZIONE DELLA 'RUSSIA FORTE”
Estratto dall’articolo di Alessandro D’Amato per www.open.online
Della Russia Roberto Vannacci non ha mai capito molto. Ma è un fan di Vladimir Putin. John Foreman è l’ex attaché militare britannico a Mosca, era in Russia nel febbraio 2022 quando iniziava la guerra con l’Ucraina. E a Repubblica racconta la cena offerta dal suo pari grado italiano poche settimane prima dell’invasione del 24 febbraio.
Da Balzi Rossi, ristorante italiano a Mosca, «in realtà prima andammo a pranzo, e ci vedemmo più volte con Roberto. Parlando dell’Ucraina, Vannacci la descriveva come una questione secondaria, ripetendo che non è davvero un Paese indipendente, che fa parte della Russia, eccetera. Lo faceva anche quando ci incontravamo con gli altri attaché militari. Eppure era arrivato da meno di un anno (dicembre 2020, ndr)».
«Poi, verso ottobre 2021, la situazione cominciò a delinearsi. E le nostre strade si divisero. Lui ripeteva che la Russia non avrebbe mai invaso, nonostante le prove dell’intelligence si accumulassero, mese dopo mese.
Poi siamo andati al Balzi Rossi, il miglior ristorante italiano di Mosca, con lui, i francesi e altri europei. Cibo delizioso, ed era Vannacci a offrire, a spese dei contribuenti italiani (ride, ndr)», prosegue l’ex capitano della Royal Navy di stanza pure in Italia, diplomatico in Usa, Nato e Ue, prima di essere decorato nel 2023 con l’Order of the British Empire.
Foreman prosegue il racconto: «Era la fine di gennaio 2022. Stavamo bevendo un aperitivo prima di cena, discutendo dell’ammassamento di truppe russe al confine, e lui mi disse: “John, dai, Mosca non invaderà l’Ucraina”».
La risposta di Foreman è stata: «Gli dissi: “Purtroppo, Roberto, scoprirai troppo tardi che non è così“. Ma lui non voleva davvero ascoltare. Almeno i francesi sono poi venuti a dirmi: “Avevi ragione”. Vannacci mai. Viveva quasi in un mondo parallelo, come quello del suo ristorante italiano, fino all’ultimo momento prima dell’invasione.
Secondo me per una scarsa comprensione della situazione e per la sua ammirazione della “Russia forte”. Eppure, all’interno dell’ambasciata italiana stavano discutendo di ciò che stava accadendo, e me lo hanno confermato alte fonti.
Ma Vannacci sostenne con forza, davanti all’ambasciatore, che l’invasione non sarebbe avvenuta. Ciò ebbe conseguenze gravi: l’Italia per esempio dovette evacuare il personale in fretta e furia da Kiev sotto attacco, perché non lo aveva fatto per tempo».
[...] Ma le sue posizioni sull’Ucraina sono considerate da molti russofile. «Sì, ma non è il solo. Ne ho visti tanti come lui, anche quando lavoravo a Roma, tra militari e rappresentanti italiani, che avevano la stessa idea su Mosca: “È una guerra civile in Ucraina, provocata dall’Occidente”, sostenevano.
VLADIMIR PUTIN AL FORUM ECONOMICO DI VLADIVOSTOK - FOTO LAPRESSE
La Russia non la consideravano mai un nemico serio, a differenza di Al Qaeda per esempio, nemmeno dopo l’invasione della Crimea nel 2014 e gli avvelenamenti di Mosca in Inghilterra. Vannacci quasi sembrava che non ne sapesse niente. E l’Italia accettò persino gli “aiuti” della Russia durante il Covid, che è tutto dire».
Il generale spiega che «Mosca prospera su simili tensioni interne degli altri Paesi e il Cremlino gioisce quando sente Vannacci dire che bisogna ridurre il sostegno all’Ucraina, amplificando i suoi messaggi in Internet e sui social.
Vannacci è uno sicurissimo di sé, ma quando era militare parlava troppo, perché esprimeva sempre le sue opinioni, tra l’altro controverse. Noi inglesi invece non ci permetteremmo mai. Ma c’è un altro problema» [...]



