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VANNONI RITRATTA, LOTTI GODE - TUTTA COLPA DEI TUBI ROTTI E DEL COLLEGA «CARAMELLOSO» - INTERROGATO SULLA FUGA DI NOTIZIE NEL CASO CONSIP,  VANNONI DICHIARÒ CHE AVEVA AVVISATO MARRONI PERCHÉ INFORMATO DAL MINISTRO. ORA CAMBIA VERSIONE: FU SVIATO DA ANSIA E GUAI IDRAULICI

 

Fabio Amendolara per la Verità

 

FILIPPO VANNONI

Le tubature scoppiate nel centro di Firenze l' avevano messo sotto pressione. E allora si lasciò andare alle rivelazioni sul ministro dello Sport, Luca Lotti, per le presunte rivelazioni sulle indagini Consip. Dal verbale d' interrogatorio di Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua, società partecipata del Comune di Firenze, nominato da Matteo Renzi nel 2015 consigliere economico di Palazzo Chigi, salta fuori il sonoro stridore delle unghie con cui, aggrappato sugli specchi, ha cercato di barcamenarsi con la trimurti giudiziaria che veglia sull' inchiesta Consip (il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, l' aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi).

 

Nell' estate ma anche nell' autunno del 2016, secondo l' accusa di favoreggiamento che il 5 luglio scorso gli ha contestato la Procura di Roma, avrebbe spifferato all' ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che aveva i telefoni sotto controllo. Ma ha cambiato versione. E il nuovo verbale, di cui La Verità è in possesso, potrebbe riportarlo di diritto all' interno del Giglio magico che, all' indomani della sua deposizione con il capitano Gianpaolo Scafarto e poi con il pm Henry John Woodcock, l' aveva bollato quasi come un traditore.

Era, però, senza difensore.

lotti in senato per la mozione di sfiducia

 

A luglio, invece, assistito dall' avvocato Alessandro Becattini, rettifica. I magistrati romani gli leggono subito le dichiarazioni di Marroni che, dopo aver appreso da Vannoni di dover stare attento alle captazioni fece bonificare il suo ufficio, mettendo off record la microspia piazzata dagli uomini di Scafarto.

 

Vannoni ammette di aver svelato all' amico di Consip che aveva i telefoni sotto controllo, ma premette di averglielo detto per toglierselo di torno. «Era avvolgente» e «caramelloso», dice Vannoni. E per questo, nonostante lo stimasse professionalmente, decise, stando alla nuova versione, di dirgli che aveva i telefoni sotto controllo. Una versione che ai magistrati romani è sembrata subito una pezza a colori. E infatti gli hanno rappresentato che «anche in ragione della natura dei rapporti con Marroni, della loro frequentazione e del profilo professionale di entrambi, tale giustificazione appare poco credibile». Vannoni e Marroni sono amici da tempo. E non c' era solo stima professionale. Prima dell' inchiesta Consip si definivano «il duo V&M» o anche «una bella accoppiata FV&LM».

 

filippo vannoni

Nel verbale tutto questo si trasforma in un freddo «ci conosciamo da molti anni, avendo frequentato l' ambiente della sanità fiorentina ed essendo sorto un rapporto di amicizia». L' avvolgente e caramelloso Marroni, però, secondo Vannoni «non era più compatibile con l' incarico delicato da lui assunto, anche e soprattutto in un ambiente difficile come quello romano». I pm lo incalzano: «Perché la circostanza di aver detto a Marroni delle intercettazioni per "toglierselo di torno" non è stata riferita all' autorità giudiziaria di Napoli quando è stato sentito il 21 dicembre 2016?».

 

E Vannoni si gioca la carta degli stati d' ansia: «Non sono stato in grado di esprimerla (la circostanza, ndr). Non riuscivo neppure a rispondere compiutamente alle domande; nelle situazioni di stress vado in crisi e non riesco a esprimermi adeguatamente». E allo stress da interrogatorio andava aggiunto quello che si portava dietro da Firenze, dove «erano scoppiate delle tubature» che avevano prodotto «delle situazioni risarcitorie complesse».

 

WOODCOCK

Vannoni descrive la sua esperienza con Woodcock e Scafarto quasi come un interrogatorio a Guantanamo (nonostante all' epoca fosse solo una persona informata sui fatti): «Sono stato sentito in una piccola stanza, erano in tanti, era piena di fumo, non stavo fisicamente bene perché reduce da una bronchite e mi sono sentito intimorito per le modalità particolarmente pressanti con cui è stato condotto l' esame».

 

Di fronte alle insistenze su chi gli avesse detto dell' inchiesta Consip, Vannoni tira fuori il ministro: «Per levarmi dalla situazione ho fatto il nome dell' onorevole Lotti, perché era l' unica persona che conoscevo tra quelli che, secondo quanto mi veniva detto, erano stati fatti da Marroni». Il racconto continua con la descrizione del viaggio di andata verso Napoli, dove in treno ha incontrato, per caso, Lotti.

 

scafarto

E con l' incontro, sempre casuale, al ritorno a Roma, dove «per mero caso», a Largo Chigi, ha incontrato di nuovo il ministro e, «in uno stato di estrema agitazione», dice Vannoni, «ho spiegato, anche confusamente, che avevo detto che lui era la mia fonte sull' esistenza delle intercettazioni. La reazione è stata piuttosto agitata e mi ha detto che mi avrebbe dato una testata».

 

Il punto fermo, a scanso di equivoci, lo mette rispondendo a una domanda del suo avvocato: «Lotti non mi ha detto di intercettazioni su Consip. Ho fatto il suo nome per uscire dalla situazione». Resta da capire da chi apprese dell' esistenza dell' inchiesta, visto che tra le precisazioni c' è anche questa: «Non conosco il generale Emanuele Saltalamacchia e neanche Luigi Ferrara». Ovvero gli altri due indagati per le fughe di notizie.

luigi marroni al funerale di elsa martinelli (1)

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