1. A QUANTO RISULTA A DAGOSPIA DA FONTI ATTENDIBILI (E CREDIBILI), ALLA VIGILIA DEL VARO DELLA NORMA SALVA-BANANA CI SAREBBE STATA UNA RIUNIONE RISERVATA AL TESORO A CUI AVREBBE PARTECIPATO PURE L’AVVOCATO DEL CAVALIERE, IL PROFESSOR FRANCO COPPI 2. ALL’INCONTRO AVREBBERO PARTECIPATO L’ATTUALE RESPONSABILE DEL DICASTERO, PIER CARLO PADOAN, E UN ALTRO SOMMO PROFESSORE DI DIRITTO, FRANCO GALLO, COORDINATORE DELLA COMMISSIONE CHE, MATERIALMENTE, HA SCRITTO AL TESORO IL TESTO INCRIMINATO 3. “SALVACONDOTTO” RENZIANO IN CAMBIO DEI VOTI AZZURRI PER L’ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO PER APRIRE LE PORTE DEL QUIRINALE PROPRIO AL MINISTRO PIER CARLO PADOAN? 4. IL “PASTICCIACCIO BRUTTO DI VIA XX SETTEMBRE” PRIMA PARTE DI “ROMANZO QUIRINALE”?

DAGOREPORT

 

Franco Coppi Franco Coppi

Più che una “manina” sarebbe stata una “manona” eccellente (e interessata) a vergare nel decreto di Natale il “salvacondotto” politico per resuscitare ancora una volta Silvio Berlusconi.

 

A quanto risulta a Dagospia da fonti attendibili (e credibili), alla vigilia del varo della norma - che nel governo oggi tutti disconoscono dopo averla approvata a palazzo Chigi senza battere ciglio -, ci sarebbe stata una riunione riservata al ministero dell’Economia a cui avrebbe partecipato pure l’avvocato del Cavaliere, il professor Franco Coppi.

 

silvio berlusconisilvio berlusconi

Di sicuro, qualcuno in via XX Settembre, sede dell’ex dicastero romano del Tesoro, avrebbe visto l’illustre penalista entrare e uscire dal palazzone umbertino in cui è ancora conservata come una reliquia, la scrivania dell’ex ministro del Regno, il mitico Quintino Sella.

 

All’incontro avrebbero partecipato il plenipotenziario di Renzi, lo scapigliato Luca Lotti, l’attuale responsabile del dicastero, Pier Carlo Padoan, e un altro sommo professore di diritto, Franco Gallo, coordinatore della commissione che, materialmente, ha scritto al Tesoro il testo incriminato.

 

matteo renzi pier carlo padoanmatteo renzi pier carlo padoan

L’ex presidente della Corte costituzionale ha però subito precisato che lui in quelle righe-salvacondotto “non si riconosce”. Tant’è, che ha nuovamente riunito la commissione per “esprimere apertamente” il proprio dissenso.

 

E altrettanto ha fatto il parolaio Matteo Renzi che ha annunciato di aver ritirato il decreto di Natale pur riconoscendone “la validità dei principi” per quanto riguarda il decreto delegato sul fisco che avrebbe rappresentato un “salvacondotto” anche per molti banchieri di prima fila.

 

gallo franco gallo franco

Dunque, mentre continua l’indecoroso balletto di responsabilità tra il premier Renzi e il suo ministro Padoan, Franco Gallo si tira fuori dal pasticciaccio brutto di via XX Settembre.

E altrettanto ha fatto il parolaio Matteo Renzi, che ha annunciato di aver ritirato il decreto di Natale pur riconoscendone “la validità dei principi”. Senza, tuttavia, chiedere al ministro Padoan di trarre le conseguenze (dimissioni) del pasticcio-inciucio fin qui di padre ignoto.

Fino a quando, però?

 

MINISTERO via 
XX 
Settembre
MINISTERO via XX Settembre

Se le informazioni raccolte da Dagospia dovessero trovare conferma o non fossero smentite subito – come ci auguriamo -, appare a dir poco inquietante che, sia pure in qualche misura (lieve), l’avvocato difensore di Berlusconi avesse partecipato, senza titolo alcuno, a una riunione al ministero dell’Economia su un provvedimento che avrebbe riguardato un suo assistito (l’ex Cavaliere).

 

E a differenza di quanto scrive Stefano Folli su “la Repubblica” sceso subito in soccorso del premier Renzi e del suo “maestro” Berlusconi, non si tratterebbe allora soltanto di una operazione “maldestra” o di una “buccia di banana” sulla via del Nazareno.

stefano follistefano folli

 

Anche se la dietrologia è un’arte da trattare con estrema prudenza, di certo un eventuale “scambio” di favori tra i contraenti forti del patto (“salvacondotto” renziano in cambio dei voti azzurri per l’elezione del capo dello Stato?) avrebbe potuto aprire le porte del Quirinale proprio al ministro oggi sconfessato dal premier, Pier Carlo Padoan.

Eugenio Scalfari Eugenio Scalfari

 

Uno dei papabili “giusti” a succedere a Napolitano per il nobile maestro Eugenio Scalfari.

Il che fa pensare, comunque, che il “Pasticciaccio brutto di via via XX Settembre” forse costituisca il primo capitolo dell’annunciato grande “Romanzo Quirinale”.

 

 

 

 

RENZI 
LOTTI
RENZI LOTTI

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?