IL VENTENNIO A COLORI E’ FINITO: BERLUSCONI HA DECISO DI LASCIARE PALAZZO GRAZIOLI - IL BANANA SBUCCIATO NON VUOLE PIU’ SPENDERE 40 MILA EURO AL MESE DI AFFITTO PER UNA REGGIA ORMAI DESERTA, IN UNA ROMA DOVE NON ORMAI METTE QUASI PIU’ PIEDE - TUTTI GLI ANEDDOTI DI PALAZZO GRAZIOLI

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Mario Ajello per “il Messaggero”

 

LA STORIA

Stavolta, è il basta definitivo. Niente più Palazzo Grazioli. Fine della storia berlusconiana per questa residenza monarchica e anarchica, esattamente come è sempre stato il partito di Silvio. «In quelle stanze - assicura Fabrizio Cicchitto, che lì ha partecipato a centinaia di torrenziali vertici del centro-destra durante il Ventennio - chi aveva il coraggio, ma non erano tanti, poteva dire tutto ciò che voleva. E Berlusconi, prima di fare di testa propria, era ben contento di ascoltare tutti».

 

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Ma ora si chiude. A fine agosto, ci sarà il trasloco della roba di Berlusconi - e non è poca, specie quella di antiquariato, visto che il Cavaliere faceva incetta di pezzi pregiati nelle botteghe di via dei Coronari - e insomma neanche Silvio è più disposto a spendere 40.000 euro al mese per una reggia ormai deserta, in una Roma che ha deciso di non frequentare quasi più, in un momento della sua vita in cui la figlia Marina ha deciso che deve stare il più lontano possibile dalle fatiche delle politica quotidiana. In più c' è la convalescenza che sarà lunga, l' età che avanza - il 29 settembre compirà 80 anni - e se davvero sarà il milanese (ma di origini romane) Stefano Parisi il nuovo leader azzurro, ebbene Silvio riuscirà ad averlo più a portata di mano stando ad Arcore.

PALAZZO GRAZIOLI da Il Fatto Quotidiano"PALAZZO GRAZIOLI da Il Fatto Quotidiano"

 

I PEPERONCINI DI LETTA

Grazioli, adieu. La magione è deserta dalle ultime elezioni amministrative. Ma già prima era stata di fatto dismessa. Delle otto persone che ci lavoravano, quattro - dipendenti del partito - sono andate in cassa integrazione e le altre quattro, dipendenti di famiglia, sono state dislocate nelle altre residenze. Resta appena un presidio di sicurezza. E che peccato che adesso è finito tutto. Questo è stato un luogo di corte e di bivacco (quando Tatarella andava in bagno Silvio tremava bonariamente: «Lo lascia sempre in disordine»).

barbara montereale palazzo grazioli barbara montereale palazzo grazioli

 

Parlamentino (una grande sala ad emiciclo così denominata) e sala macchine con la cucina del cuoco Michele aperta h24 («Ma si mangiano sempre le stesse cose, si mangia poco e si mangia male», protestava Bossi) e i peperoncini di Gianni Letta pendevano in una bustina attaccata al muro. Set per i filmini di propaganda (Gasparotti molti dei suoi spot con Silvio li girava lì) e luogo di piacere da cene eleganti. Circo (Putin che giocava a pallina con Dudù nei corridoi damascati), zoo (le visite di Dudina, mentre il barboncino di casa aveva mal di pancia a causa forse di troppi pasticcini e gli animalisti volevano mandare l' ispezione della Asl) e prestigioso ostello (Confalonieri e Dell' Utri avevano sempre la stanza da letto pronta per loro).

DECADENZA BERLUSCONI TENSIONE A PALAZZO GRAZIOLI DECADENZA BERLUSCONI TENSIONE A PALAZZO GRAZIOLI

 

Posto odiato (il letame scaricato sull' uscio dagli antagonisti, le polemiche per la fermata del bus soppressa per motivi di sicurezza ma poi ripristinata alla caduta del Nemico) e posto amato. Con il popolo azzurro che manifesta anche lacrimando tutto il suo amore per Silvio il giorno della condanna, che lo avrebbe portato a Cesano Boscone, e lui che gridava sotto il palazzo sostenuto da Francesca in tubino nero vestita a lutto: «Non mollerò mai!».

 

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CHIGI 2

Soprattutto, Palazzo Grazioli è stato l'affollata palestra delle reconquista quando Berlusconi era all' opposizione, durante la traversata del deserto tra il 1996 e il 2001. E vera e propria sede di governo, una sorta di Palazzo Chigi bis o forse più importante di quello, nel quinquennio 2001-2006 e negli altri anni del potere. Veronica non lo amava, e non lo frequentava.

Palazzo Grazioli Palazzo Grazioli

 

La Pascale è arrivata lì per ripulirlo delle vecchie storie, per fare spending review («80 euro al chilo per i fagiolini è inammissibile»), per mettere fine alle riunioni-fiume e al bivacco h24, per allontanare Verdini e altre presenza sgradite e via così. Qui Berlusconi, facendo sentire nel novembre 2011 a Bondi e agli altri presenti la telefonata con Doris (Mediolanum) e con Nagel (Mediobanca) che dicevano «la situazione finanziaria italiana è al collasso», diede il via al governo Monti.

 

Il balcone di Palazzo Grazioli Il balcone di Palazzo Grazioli

Qui Verdini gridò a Alfano: «Vattene da questo palazzo sennò finisce male!», e si consumò la rottura con Angelino. Qui finì la storia tra Tremonti e Silvio dopo intere nottate di incomprensioni. E qui è successo tutto e di tutto. Ricorda Cicchitto: «Una notte, arrivarono gli ex colonnelli della ex An e dissero a Berlusconi: se tu ricuci con Fini, ce ne andiamo noi». Lui li ascoltò, e lì cominciò a finire il Pdl, poi il governo, infine tutto il resto. E ora Grazioli non sarà più Grazioli.

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