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VETO NON VETO: ORBAN ERA LO “SCUDO” PER MOLTI PAESI DELL’UE – ALCUNI STATI, TRA CUI L’ITALIA, SI SONO NASCOSTI DIETRO AI “NO” DEL “VIKTATOR” UNGHERESE, PER NON MOSTRARE LA PROPRIA IPOCRISIA SULL’UCRAINA. È STATO GRAZIE ALL’EX DUCETTO DI BUDAPEST CHE GLI ALLEATI UE HANNO FORNITO ALL’UCRAINA IL MINIMO INDISPENSABILE, SENZA COSTRINGERE LA RUSSIA AL CESSATE IL FUOCO – ORA CHE L’UCRAINA, DA SOLA, È IN GRADO DI METTERE IN DIFFICOLTÀ PUTIN, GLI EUROPEI SONO DILANIATI DA SCAZZI E CONTRADDIZIONI INTERNE. I PAESI DEL NORD, BALTICI E GERMANIA, SI LAMENTANO CON FRANCIA ITALIA E SPAGNA, CHE TRASFERISCONO POCHI FONDI E POCHISSIME ARMI (PEGGIO DI ROMA, SOLO MADRID TRA I GRANDI PAESI…)

Estratto da “il Mattinale europeo”, la newsletter di David Carretta

 

volodymyr zelensky

La Commissione europea ha proposto di sospendere le sanzioni contro una società cinese che produce chip utilizzati dalla Russia contro l’Ucraina, perché l’industria automobilistica europea non riesce a trovare altri fornitori.

 

L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, oggi sarà a Dublino per chiedere al premier irlandese, Micheál Martin, se è pronto ad accettare sanzioni contro una fabbrica di allumina in Irlanda di proprietà russa che esporta in Russia gran parte della sua produzione usata per la fabbricazione di armi.

 

URSULA VON DER LEYEN VOLODYMYR ZELENSKY

La Commissione sta per presentare il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma la promessa fatta a febbraio da Ursula von der Leyen di vietare tutti i servizi marittimi per il trasporto di greggio russo non potrà essere mantenuta, perché Grecia e Malta non vogliono sacrificare le attività lucrative dei loro armatori.

 

[…] Uscito di scena Orbán, gli Stati membri si nascondono dietro a un altro principio applicato dall’inizio del conflitto per evitare di compiere scelte dolorose: il costo delle sanzioni deve essere più alto per la Russia di quanto lo sia per l’Ue. Ma per alcuni governi tutto diventa troppo costoso: i produttori di auto tedeschi, qualche centinaio di lavoratori della provincia di Limerick, i contratti degli armatori greci e maltesi, i lussuosi resort della Costa Azzurra, della Costa Smeralda e della Costa del Sol.

 

RAID DI DRONI UCRAINI SU SAN PIETROBURGO

L’Ue è divisa in due. Un gruppo di Stati membri – i nordici, i baltici, i Paesi Bassi e per alcuni aspetti la Germania e la Polonia – è determinato a fare tutto quanto necessario per aiutare Kyiv. Ma un altro gruppo si è nascosto dietro ai veti di Orbán per non far apparire dubbi, reticenze, ipocrisie e mezze misure.

 

Così, in quattro anni e mezzo, gli alleati occidentali hanno offerto all’Ucraina ciò di cui aveva bisogno per sopravvivere, ma non per costringere la Russia al cessate il fuoco. Il pericolo, nonostante un cambio nei rapporti di forza favorevole a Kyiv, è che gli europei sprechino un’altra occasione per piccoli interessi nazionali.

 

Volodymyr Zelensky viktor orban – vertice Comunità politica europea a Budapest

[…] A Bruxelles il prestito da 90 miliardi di euro dell’Ue all’Ucraina è stato approvato e il primo esborso da quasi 10 miliardi è atteso nei prossimi giorni. Dopo la fine del veto ungherese durato un anno e mezzo, la strada dell’Ucraina verso l’adesione all’Ue sarà riaperta il 15 giugno, con una conferenza intergovernativa a Lussemburgo per aprire la prima serie di capitoli negoziali. Il cambio di regime a Budapest permette di scongelare anche i fondi della European Peace Facility – 6,6 miliardi di euro bloccati dalla primavera 2023 - per rimborsare gli Stati membri che hanno fornito aiuti militari a Kyiv.

 

“Ci sarebbero tutte le condizioni per trasformare il vertice europeo del 18 e 19 giugno in un grande momento per Volodymyr Zelensky e l’Ucraina. Invece, è come se il tema fosse secondario”, ci ha detto un diplomatico di uno dei paesi più convinti sostenitori di Kyiv.

 

FRIEDRICH MERZ - VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - EMMANUEL MACRON

Uscito di scena Orbán, si sono moltiplicati i segnali di prudenza verso l’Ucraina. Un esempio è la lettera con cui il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha proposto una “membership associata”. L’idea è stata accolta con grande scetticismo da diversi stati membri. “Invia il messaggio opposto all’adesione”, dice il diplomatico. Il “momento è stato sbagliato, dato che si stava lavorando per aprire i capitoli negoziali”, conferma una seconda fonte.

 

Sull’adesione dell’Ucraina, altri governi hanno iniziato a sollevare dubbi. Alcuni Stati membri si sono opposti ad aprire tutti i capitoli negoziali come proposto dalla Commissione. Magyar ha indicato un orizzonte temporale di 10-15 anni per l’adesione. Gran parte degli Stati membri ritiene che sia l’unico calendario realistico. Il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso la sua contrarietà all’ingresso di Kyiv per le ripercussioni sul settore agricolo. Stretto alleato di Meloni e fondatore del suo partito Fratelli d’Italia, Crosetto vorrebbe integrare l’Ucraina non nell’Ue, ma in un nuovo accordo di difesa europea insieme a Regno Unito e Norvegia.

 

giorgia meloni peter magyar

Al di là dell’allargamento, alcuni grandi stati membri sono accusati di non fare abbastanza per sostenere l’Ucraina con aiuti finanziari e militari bilaterali. Germania, paesi nordici e paesi baltici si lamentano regolarmente del problema della “condivisione degli oneri”: Francia, Italia e Spagna trasferiscono pochi fondi e poche armi rispetto alle dimensioni delle loro economie. Questi stessi paesi si sono opposti dentro la Nato alla recente proposta del segretario generale, Mark Rutte, di destinare lo 0,25 per cento del Pil agli aiuti all’Ucraina.

 

La scorsa settimana, Francia, Italia e Spagna sono state accusate di concedere troppi visti turistici ai cittadini russi. Lo scorso anno la Francia ne ha rilasciati oltre 170 mila a cittadini russi, l’Italia oltre 160 mila, la Spagna quasi 100 mila. La Svezia ha raccolto le firme di dieci stati membri per chiedere alla Commissione di iniziare a legiferare per imporre restrizioni più severe ai visti per i russi. Non è solo una questione morale. Ne va anche della sicurezza dell’Ue.

 

pedro sanchez giorgia meloni conferenza per la ricostruzione in ucraina foto lapresse

“Nell’Ue abbiamo un problema di credibilità”, ammette il diplomatico. Sulle sanzioni sta diventando sempre più evidente. Uno scandalo scoppiato in Irlanda mostra la reticenza di alcuni governi europei ad andare fino in fondo nella battaglia economica con la Russia per il timore delle conseguenze.

 

Secondo diverse inchieste giornalistiche, la fabbrica di allumina Aughinish, di proprietà del colosso russo Rusal, esporta gran parte della sua produzione in Russia per trasformarla in alluminio, usato per fabbricare armi. Dopo un appello da parte di alcuni deputati europei per imporre sanzioni dell’Ue contro Aughinish, il premier Martin ha espresso la sua opposizione perché le misure restrittive causerebbero più danni all’economia europea che a quella russa.

 

Aughinish - Limerick

Il caso Aughinish è lungi dall’essere l’unico. A maggio le case automobilistiche europee hanno fatto grande pressione sulla Commissione per revocare le sanzioni imposte sul produttore di chip cinese Yangzhou Yangjie Electronics. La decisione era stata presa solo lo scorso aprile, con il ventesimo pacchetto di sanzioni. “La Yangzhou Yangjie Electronic Technology Company Limited ha inviato oltre 200 spedizioni di tecnologia a uso duale in Russia dall’invasione dell’Ucraina, contribuendo in modo significativo alle sue capacità militari. I prodotti dell’azienda sono stati rinvenuti nei droni e nelle munizioni utilizzati dalle truppe russe in Ucraina”, si legge nelle motivazioni dell’Ue.

 

Yangzhou Yangjie Electronic

Le case automobilistiche europee si sono lamentate che le sanzioni hanno reso più difficile l’accesso ai chip. Ieri una portavoce della Commissione ci ha confermato la sospensione delle sanzioni contro Yangzhou Yangjie Electronics. “Proponiamo una deroga temporanea di 9 mesi, perché questa azienda è un fornitore chiave per diverse case automobilistiche europee e, pertanto, la sua inclusione nella lista nera creerebbe gravi interruzioni alle loro catene di approvvigionamento di chip”, ci ha detto la portavoce. Venerdì gli ambasciatori dei ventisette Stati membri hanno approvato la proposta della Commissione.

RAID DI DRONI UCRAINI SU SAN PIETROBURGOvertice a londra – friedrich merz volodymyr zelensky keir starmer emmanuel macron Volodymyr Zelensky viktor orban – vertice Comunità politica europea a BudapestRAID DI DRONI UCRAINI SU SAN PIETROBURGO

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