donald trump pilota nave

IL VICOLO STRETTO DI TRUMP: PER RIAPRIRE LO STRETTO DI HORMUZ, DOVE I PASDARAN TENGONO BLOCCATE LE PETROLIERE, DOVRA'  ANDARE "BOOTS ON THE GROUND" IN IRAN - L'INTERVENTO VIA TERRA ANDRA' ACCOMPAGNATO CON UN USO INTENSO DELLA POTENZA AEREA AMERICANA E CON IL DISPIEGAMENTO DI NAVI DA GUERRA - PER LE PETROLIERE, L'ALTERNATIVA È CARICARE IL GREGGIO PASSANDO PER IL MAR ROSSO, CHE PERO' E' SOTTO IL CONTROLLO DEI QUELLI SCIMUNITI-YEMENITI DEGLI HOUTHI...

1 - Flotta, droni e marines ma per salvare i commerci gli Usa rischiano il pantano

Estratto dell'articolo di Anna Lombardi per "la Repubblica"

 

donald trump - stretto doi hormuz

La "Mission Impossible" di Donald Trump: riaprire quello Stretto di Hormuz, cruciale per l'approvvigionamento energetico, dove da due settimane i pasdaran tengono bloccate 600 navi. Il presidente americano lo ha promesso: il transito tornerà libero. Anche se per farlo, ora, chiede aiuto ad alleati poco intenzionati ad assecondarlo. Corea del Sud a parte, che però guarda agli affari, giacché sta rimpiazzando gli arsenali delle monarchie del Golfo.

 

tensioni sullo stretto di hormuz tra iran e usa

Peccato che proteggere quel collo di bottiglia naturale, dove penisola arabica e coste iraniane quasi si sfiorano, distanti meno di 33 chilometri, è rischioso e costoso. Tanto più che gli iraniani non hanno remore a sparare su chi prova a passare senza il loro permesso: ne hanno fatto le spese già 20 navi.

 

Le opzioni per forzare il passaggio sono tre: uso più intenso della potenza aerea, scorta alle petroliere con navi da guerra e intervento di terra. O, meglio ancora, tutte e tre insieme: giacché gli analisti militari ritengono che scortare le petroliere senza controllare la costa sarebber suicida. Il pericolo principale sono sciami di droni, missili e motoscafi che attaccano simultaneamente. Anche perché gli iraniani possono usare missili balistici a corto raggio, facili da spostare e nascondere anche in un furgone, praticamente impossibili da intercettare.

 

stretto di hormuz

Per realizzare la soluzione evocata da Trump delle scorte alle petroliere, servirebbe un importante numero di navi da guerra americane — e possibilmente alleate — capaci pure di sminare e respingere gli attacchi della cosiddetta "flotta zanzara" iraniana, piccole imbarcazioni veloci. Almeno due navi da guerra a petroliera: con la copertura, comunque, di droni Reaper capaci di colpire i lanciatori iraniani. Insomma, un'operazione lenta: solo per far uscire le 600 navi intrappolate potrebbero volerci mesi.

 

mine marine utilizzate dall iran nello stretto di hormuz

E nel frattempo aree cruciali alla Difesa statunitense resterebbero sguarnite. Per l'opzione "boots on the ground", l'intervento sul campo, servirebbero migliaia di soldati; che resterebbero esposti per mesi agli attacchi di un regime che lotta per la sopravvivenza. E prima di farli sbarcare in quella zona montuosa e impervia bisognerebbe effettuare un bombardamento a tappeto della costa stile Apocalypse Now.

 

Insomma: per garantire la sicurezza di Hormuz, gli americani potrebbero impantanarsi in Iran per mesi, forse anni. Proprio quel che in campagna elettorale Trump aveva assicurato non sarebbe accaduto mai più. E comunque, potrebbe non bastare. Ridurre, ma non eliminare, la minaccia di attacchi iraniani difficilmente convincerà gli armatori a usare lo Stretto. [...]

 

2 - Hormuz Le vie d'uscita

Estratto dell'articolo di Fabrizio Goria per "la Stampa"

 

nave cargo colpita nello stretto di hormuz

L'imbuto dello Stretto di Hormuz è il punto nevralgico per l'economia mondiale. La guerra in Iran ridisegna la mappa della sicurezza energetica globale. Dal 28 febbraio, con l'avvio delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele contro Teheran, il blocco delle rotte mediorientali minaccia il transito nel Golfo Persico, passaggio per il 20% del greggio mondiale.

 

«Le reti alternative mitigano le interruzioni, ma risultano inadeguate per bilanciare una chiusura prolungata dello Stretto», avvertono gli analisti di Wells Fargo. Il mercato cerca vie di fuga terrestri per scongiurare un blocco sistemico.

 

L'industria dell'oro nero corre ai ripari per proteggere le economie occidentali da uno shock già oggi severo. Il nodo cruciale risiede nei volumi e nella tempestività delle contromisure. Ogni giorno circa 20 milioni di barili solcano le acque tra Iran e Oman. L'urgenza primaria riguarda la compensazione dei carichi bloccati.

 

donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran

Ieri l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha comunicato l'effettività di un intervento eccezionale, con i governi che si sono impegnati a rendere disponibili 271,7 milioni di barili di petrolio dalle scorte strategiche statali. Una mossa vitale per tamponare le prime fasi della crisi, mentre l'attenzione internazionale si concentra sulle infrastrutture capaci di aggirare il blocco marittimo.

 

La rotta di sfogo principale è l'oleodotto est-ovest dell'Arabia Saudita, conosciuto come Petroline. Il sistema collega i giacimenti della Provincia Orientale al porto di Yanbu, bagnato dal Mar Rosso. Con una capacità tra i 5 e i 7 milioni di barili al giorno, la condotta permette al greggio di Riad di raggiungere i mercati internazionali senza transitare per Hormuz.

 

la nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 4

In parallelo, gli Emirati Arabi Uniti dispongono di un sistema di aggiramento strategico complementare. L'oleodotto Habshan-Fujairah trasporta il greggio dai campi di estrazione di Abu Dhabi fino al terminale di esportazione di Fujairah, sul Golfo di Oman oltre i confini di Hormuz. La linea vanta una portata tra 1,5 e 1,8 milioni di barili al giorno, garantendo a una quota rilevante delle esportazioni emiratine un percorso blindato.

 

A latitudini superiori, l'Iraq fa affidamento su un canale separato dalle acque del Golfo. L'oleodotto Kirkuk-Ceyhan corre dai territori iracheni settentrionali per raggiungere il porto turco di Ceyhan, sul Mediterraneo. Questa arteria ha una capacità di 1,6 milioni di barili al giorno, volume destinato all'Europa. Tuttavia, l'infrastruttura sconta una cronica fragilità, bersaglio di interruzioni legate a dispute politiche e problemi di sicurezza.

 

Sul fronte del gas naturale liquefatto, la situazione appare complessa. Il Qatar deve ripensare la logistica navale per aggirare le acque contese e garantire le forniture. La chiusura di Hormuz spinge l'Unione Europea a intensificare i carichi in arrivo dagli Stati Uniti, trasformando l'Atlantico in una rotta energetica primaria. Il gas americano, sommato ai flussi norvegesi via tubo e alle forniture nordafricane, rappresenta la prima linea di difesa continentale per evitare razionamenti industriali.

TRUMP GUERRA USA IN IRAN

 

Secondo il Financial Times, i giganti energetici degli Usa si attendono maggiori guadagni nell'ordine di 63/65 miliardi di dollari dall'attuale conflitto nel Medio Oriente. In Asia, grandi consumatori come Cina e Giappone devono affidarsi alle scorte interne e incrementare le importazioni dall'Australia o dal bacino del Pacifico. [...]

 

Se tutte le condotte di aggiramento esistenti lavorassero alla massima capacità operativa, il volume totale trasportato rimarrebbe distante dai 21 milioni di barili in transito per Hormuz. Come sottolineano gli analisti di Rand, le alternative terrestri ammortizzano gli shock a breve termine, ma non risolvono il deficit logistico scatenato dalla guerra. [...]

MEME SUL MONDO MANGA CHE SOSTIENE TRUMP E IL REGIME ISLAMICO IN IRANTRUMP PASDARAN IRANMEME SU DONALD TRUMP E L IRAN DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

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