VIDEO! “IO AL QUIRINALE? VORREI ESSERE PAGATA PER LAVORARE CON FIORELLO”, LA GAG-ATA DI MELONI IN CONFERENZA (ANCHE SE LA DUCETTA A CASA DELLO SHOWMAN SICILIANO LAVORO’ DAVVERO COME BABY SITTER DELLA FIGLIA OLIVIA) – SORGI: “LA PREMIER, CHE DICE DI NON AVERE AMBIZIONI QUIRINALIZIE (SAREBBE STATO SORPRENDENTE CHE AVESSE RISPOSTO IL CONTRARIO) NAVIGA VERSO LA SCADENZA PIÙ PROSSIMA DEI REFERENDUM E VERSO QUELLA SULLO SFONDO DELLA PRIMAVERA 2027. CHI GLIELO AVREBBE DETTO A MELONI, ANCHE SOLO 4 ANNI FA, QUANDO GUIDAVA UN PARTITINO DEL 4 PER CENTO, CHE SI SAREBBE RITROVATA IN CONDIZIONI DI SCOMMETTERE SUL BIS A PALAZZO CHIGI PER UNA SECONDA LEGISLATURA?” – VIDEO
Marcello Sorgi per “la Stampa” - Estratti
È una Meloni che marcia spedita verso la sfida della riconferma, quella apparsa ieri davanti ai non amati giornalisti, ai quali non ha promesso certo di cambiare atteggiamento (...)
Il referendum? Si farà il 22 e 23 marzo. La violenza, soprattutto quella dei ragazzi? Ci sarà un'ulteriore svolta securitaria con pene più dure per chi gira armato di coltello. La legge sul fine vita? Il governo non promuove leggi che legalizzino il suicidio. Il Quirinale?
La premier non ha questa ambizione (va detto che sarebbe stato sorprendente che avesse risposto il contrario). I rapporti con Mattarella? Ottimi anche se non d'accordo su tutto. E quando è necessario, si discute. Quelli con Trump?
Non abbiamo condiviso le iniziative su Groenlandia e Venezuela (significativa correzione rispetto alla definizione "legittimo" dell'intervento Usa a Caracas). Ma poi, la politica estera dell'Italia è quella, e non certo andare «all'assalto dei Mc Donald». L'Ucraina? L'Europa dovrebbe trovare il modo di parlare con Putin con una voce sola. Le elezioni anticipate? Non esistono. Questo governo punta sulla stabilità.
Ma al di là delle singole risposte – che sarebbe lungo elencare tutte – conta il modo in cui Meloni s'è presentata all'appuntamento annuale, il solo a cui sa di non potersi sottrarre. Calma e sicura di sé, tranne qualche vistosa eccezione, soprattutto alla fine. Decisa a mettere a frutto, ostentandola, l'esperienza che ha maturato nei tre anni a Palazzo Chigi e la conoscenza che ha del Paese e del contesto internazionale in cui s'è trovata.
Con le quali, appunto, naviga verso la scadenza più prossima dei referendum e verso quella sullo sfondo della primavera 2027. Già, chi glielo avrebbe detto a Meloni, anche solo quattro anni fa, quando guidava un partitino del 4 per cento, che si sarebbe ritrovata leader del centrodestra, premier di uno dei governi più longevi della storia repubblicana, e sola, forse, in condizioni di scommettere sul bis a Palazzo Chigi per una seconda legislatura?
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