alejandro gonzalez inarritu con emma stone

VOTA LATINO - GLI ISPANICI NEGLI STATI UNITI SONO 54 MILIONI, E DOPO LO SPORT, ORA, CON L'OSCAR A INARRITU, SI PRENDONO ANCHE HOLLYWOOD - MA NON TUTTI I LATINOS SONO UGUALI...

Federica Sasso per “l’Espresso”

 

INARRITU E KEATONINARRITU E KEATON

Ma chi gli ha dato la green card? La battuta di Sean Penn dal palco della notte degli Oscar, nell'annunciare che il miglior regista dell'anno era il messicano Alejandro González Iñárritu, ha dato voce a una preoccupazione ormai ingombrante negli Stati Uniti. Perché dopo essere diventati il gruppo più numeroso, dopo aver fatto dello spagnolo la lingua più parlata del paese, dopo aver conquistato (attraverso il miliardario messicano Carlos Slim) il 17 per cento del "New York Times", i "latinos" stanno conquistando anche cultura e spettacolo. E il mondo dello show business si sta adeguando ad attrarre un mercato molto più difficile di quanto sembri.

 

Fino a ieri sembrava facile: bastava dare baseball alla East Coast e calcio alla West Coast. Era questa la strategia di "Sports Illustrated Latino", la versione in spagnolo della storica rivista sportiva americana. Prima di chiudere per colpa della crisi, il periodico aveva sviluppato una strategia tutta sua per attirare più lettori: distribuzione nazionale, ma con due copertine diverse.

alejandro gonzalez inarritu oscar per birdmanalejandro gonzalez inarritu oscar per birdman

 

Per le copie in vendita sulla costa est, dove la maggioranza dei residenti ispanici arriva dai paesi del Caribe, il protagonista in prima pagina era un campione di baseball, mentre a ovest, dove i messicani sono il gruppo più numeroso, la copertina era dedicata al calcio. La storia del magazine con due copertine racconta bene la frammentazione della comunità latinoamericana negli Stati Uniti. 54 milioni di persone, che tradotti in percentuale sono il 17 per cento della popolazione americana, ossia la minoranza etnica più importante del paese.

 

Una fetta di elettori e di clienti che però resta ancora un Eldorado piuttosto misterioso per i media, la politica e le agenzie di marketing. Da anni si parla del "boom della comunità ispanica", a ogni nuova elezione si legge molto sul "voto dei latinos" e attraverso i media generalisti arriva l'immagine di un'entità compatta, preoccupata quasi solo dalla riforma migratoria, tendenzialmente democratica (anche se i repubblicani alle ultime elezioni hanno guadagnato terreno) e sensibile al ritmo della salsa.

 

inarritu 0inarritu 0

Ma raschiando appena sotto la superficie s'intravvede un universo sfaccettato quanto le nazionalità che lo compongono e sfuggente alle etichette. Tutte, visto che secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Institute di Washington, il 51 per cento dei latinoamericani intervistati, se proprio deve scegliere, si indentifica con il paese da cui proviene originariamente e non con i termini "latino" o "ispanico" scelti dal governo americano quarant'anni fa.

 

Sotto l'ombrello sottile delle definizioni esiste una galassia in espansione soprattutto grazie alle seconde e terze generazioni, che sono bilingui e biculturali, americane ma non solo, iperconnesse grazie alla tecnologia, orgogliose di una diversità non più vissuta come stigma ma come una ricchezza. Sono loro il fulcro della rivoluzione demografica che sta cambiando la faccia degli Stati Uniti, la parte più complessa del mondo latino nord americano. Magmatica e in trasformazione.

 

LATINOS NEGLI STATI UNITILATINOS NEGLI STATI UNITI

«La percentuale di immigrati in arrivo dall'America Latina è in diminuzione già dal 2005/2006, mentre sta crescendo il numero di persone nate qui da famiglie con origini latinoamericane», precisa Mark Hugo Lopez, direttore dell'Hispanic Trends Project, il dipartimento del Pew Research Institute dedicato all'analisi dei trend che riguardano i cittadini americani di origine latina.

 

Secondo gli ultimi dati del censo americano tra il luglio 2012 e il luglio 2013 la popolazione ispanica è cresciuta di 1 milione e 100 mila persone. La maggior parte di quel milione di individui però non è composta da nuovi immigrati, magari passati illegalmente attraverso la frontiera: si tratta dei figli e dei nipoti di chi è già naturalizzato americano.

 

Bruno Mars non voleva essere etichettato come cantante latinoamericano Bruno Mars non voleva essere etichettato come cantante latinoamericano

E «la comunità si sta diffondendo in tutto il paese, incluse l'Alaska e le Hawaii», continua Lopez. Da molti anni i gruppi commerciali monitorano i gusti di questi milioni di latinos, ma dal 2010 anche i colossi editoriali hanno focalizzato l'attenzione su di loro, cercando di capirli, raccontarli e attirare i loro clic. Fox, Cnn, Nbc e Huffington Post hanno lanciato nuovi canali e siti web dedicati alla comunità latinoamericana: sono nati Fox News Latino, Cnn Latino o HuffPost Latino Voices.

 

Poi nel 2013 è arrivato Fusion, il primo canale via cavo dedicato agli ispanici dai 18 ai 35 anni che parlano inglese, con una partnership tra il gruppo Abc e Univision, la tv americana più importante in lingua spagnola. Alcuni di questi esperimenti però sono già falliti. Nbc latino ha chiuso a gennaio e Cnn latino ha abbandonato il campo a febbraio dopo un solo anno di vita. Fusion invece ha rivisto l'obiettivo: notizie, cultura pop e satira non più pensate per gli ispanici, ma adatte a tutti i millennials americani.

 

Latinos in USA Latinos in USA

Jorge Ramos, il più famoso giornalista messicano degli Usa e conduttore di punta di Fusion, ha spiegato alla radio pubblica americana che la strategia è cambiata perché «ci siamo accorti che i giovani latinos sono già parte degli Stati Uniti e non vanno considerati come un gruppo separato».

 

Questa è la difficoltà dei media generalisti americani, alle prese con un'audience che ancora non comprendono davvero. «Tutti sanno che esiste una comunità che cresce in fretta e sarà importante per il futuro del paese, ma in molti non capiscono cosa sia o come funziona», spiega Mark Hugo Lopez, che definisce "unico" il modo in cui il mondo latino ha preso forma rispetto alle altre minoranze degli Stati Uniti.

 

jennifer lopezjennifer lopez

«Da un lato abbiamo questo enorme gruppo chiamato "comunità latina", ma allo stesso tempo qui è rappresentato ogni paese dell'America Latina, e la cultura di provenienza è un elemento fondamentale nel processo di identificazione di ciascuno».

 

Su quanto sia complesso per i latinos americani riconoscersi come una sola entità è d'accordo anche Julio Ricardo Varela, giornalista di origine portoricana cresciuto a New York, esperto di comunicazione digitale e fondatore di LatinoRebels.com. «Siamo stati definiti dall'esterno, ma le nostre differenze interne sono enormi e siamo nel pieno di una discussione dalla quale emergerà chi siamo, quali sono le nostre priorità, in che modo appoggiamo o critichiamo, chi può rappresentarci».

il culo di jennifer lopezil culo di jennifer lopez

 

E il dibattito avviene prima di tutto su Internet, in inglese, iniziato dalle nuove generazioni che secondo il giornalista cileno/newyorkese José Manuel Simián «hanno due o tre identità culturali e a volte prendono da ciascuna quello che gli piace di più e lo mescolano».

 

Simián si occupa di cultura latinoamericana per il canale newyorkese NY1 (in spagnolo), collabora al quotidiano "Daily News" e scrive per "Manero", un magazine di lifestyle che parla alle nuove generazioni di ispanici (in inglese). È nato a New York, è cresciuto in Cile e poi è tornato. «A volte mi sento cileno, a volte latino e a volte perfettamente statunitense. Nella comunità latina di questo paese esistono molte subculture e identità individuali, mentre i mezzi di comunicazione che puntano a raggiungerci commettono l'errore di dare per scontato che siamo latini 24 ore al giorno».

 

Questi latino/americani stanno inventando nuove regole, «dicono, io non accetto quello che sta dicendo il "New York Times" ma nemmeno quello che racconta "Univisiòn"», provoca Varela, che ha trasformato il suo LatinoRebels.com in una delle piattaforme su cui si discute cosa vogliono e come chiedono di essere rappresentati gli ispanici.

giro di campio per jlo e pitbullgiro di campio per jlo e pitbull

 

«Uno degli stereotipi più comuni è che la priorità assoluta sia la riforma migratoria», afferma Mark Hugo Lopez. «Di sicuro è una questione importante, ma su 54 milioni di ispanici presenti negli Stati Uniti gli "undocumented" sono solo 8 milioni, e la situazione economica o la sanità sono considerati temi più importanti».

 

E poi ci sono i cliché classici: «Il migrante centroamericano, che attraversa la frontiera furtivamente», dice Varela fingendo una voce da complotto. «Però quando arriva un Cubano via mare, "ohhh ecco un eroe in fuga"... Come mai un cubano che arriva qui non ha problemi mentre un bambino salvadoreño viene deportato? Sono temi scomodi e la stampa in inglese non riesce a intercettarli, così ce ne occupiamo noi blogger e giornalisti bilingui».

 

GLORIA ESTEFAN E IL MARITO EMILIO PRIDEMIAMI GLORIA ESTEFAN E IL MARITO EMILIO PRIDEMIAMI

Ci sono due elementi che aiutano a orientarsi nella galassia latina: la tecnologia e il binomio spagnolo/inglese. «Internet e i social media sono uno strumento chiave per comunicare fra noi e scoprire cosa abbiamo in comune, ma anche per restare connessi in tempo reale con l'America Latina», racconta Varela. Il rapporto con la lingua invece è il cuore dell'identità. «Molti latinos nati negli Stati Uniti non parlano spagnolo, ma il 75 per cento degli ispanici dai 35 anni in su a casa parla solo quello, e il 95 per cento dichiara che è importante tramandarlo alle nuove generazioni», spiega Lopez.

 

Gli ispanici nati negli Stati Uniti vogliono poter esprimere la propria voce nella lingua del loro paese ma rivendicando le radici. «Se negli anni Cinquanta la priorità era assimilarsi, oggi il messaggio è "sii orgoglioso delle tue origini", la diversità è diventata una ricchezza», continua Lopez.

 

E il percorso tra due mondi si rivela anche nelle tendenze culturali. Il pubblico latino non va al cinema solo per vedere film con elementi ispanici (dati Nielsen/ Univision rilevano che gli spettatori ispanici rappresentano oltre il 20 per cento dell'audience per film diversi tra loro come "Godzilla" o "Maleficient"), e le contaminazioni musicali che stanno avvenendo tra Chicago, Austin o Los Angeles sono ancora più interessanti.

 

ISPANICHE PER OBAMA ISPANICHE PER OBAMA

«Si dice che i millennials latinos si allontanano dalle loro radici, ma la musica che si sente di più per le strade di New York è la bachata dominicana», racconta Simián. «Le nuove generazioni ascoltano di tutto e inventano generi. Penso alle feste di Que Bajo, il duo che mescola cumbia e musica elettronica, o a chi recupera la musica tradizionale messicana del Son Jarocho».

 

Marisol Schulz è la direttrice di LéaLA, la fiera del libro in spagnolo di Los Angeles, sorella minore della fiera del libro di Guadalajara, la più importante al mondo per l'editoria in spagnolo. «Studiando in inglese gli ispanici degli Usa stanno perdendo lo spagnolo, ma le nuove generazioni vogliono che la loro cultura resti», dice. È l'esperienza raccolta nelle tre edizioni della fiera, dove i libri bilingui per bambini sono andati esauriti, come i romanzi di Isabel Allende o i libri sulla storia del Messico. Anche da qui passa la rivendicazione culturale: «In un momento in cui l'immagine del Messico è violenta, avere uno storico che mostra aspetti positivi aiuta a dire ai propri figli, "il nostro paese è anche questo"», spiega Schulz.

 

I Latin Kings ispanici hanno base a Chicago I Latin Kings ispanici hanno base a Chicago

Molti scrittori "hispano-hablanti" trapiantati negli Usa scrivono ancora in spagnolo, ma ci sono autori di successo come Julia Alvarez o Sandra Cisneros, che toccano temi molto ispanici scrivendone in inglese perché quella è la lingua in cui hanno studiato. La scelta però in certi casi è anche politica, «lo spagnolo è importante, ma nel mondo in cui vivo domina l'inglese», spiega Varela. «Se vuoi cambiare le cose devi parlarli entrambi, magari per poter dire al "New York Times" nella sua lingua, "sai una cosa? Hai torto"».

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