“DOBBIAMO INCONTRARCI AL G-20 A MIAMI” - ZELENSKY PROVA A STANARE PUTIN E PROPONE UN VERTICE IN CASA TRUMP – IL CREMLINO REPLICA GELIDO: “SE VUOLE DAVVERO INCONTRARLO, PUÒ VENIRE A MOSCA. L’INVITO È SEMPRE VALIDO” (“MAD VLAD” NON HA ANCORA DECISO SE ANDARE AL G-20) – KIEV CERCA UNA VIA D’USCITA DALLA GUERRA CON LA DIPLOMAZIA, MA UN ALTRO INVERNO DI GUERRA È ALLE PORTE. LE SCORTE AMERICANE RESTANO “UN’OPZIONE” MA ZELENSKY GUARDA ANCHE ALTROVE, CERCANDO INTERCETTORI PERSINO IN MEDIO ORIENTE - PUTIN FISSA LA LINEA ROSSA: UN EVENTUALE DISPIEGAMENTO DI FORZE EUROPEE IN UCRAINA “SIGNIFICHEREBBE L’INGRESSO DEI RISPETTIVI PAESI IN GUERRA CON MOSCA”
Lucia Malatesta per Domani
L’inverno sta arrivando, Volodymyr Zelensky lo sa ed è pronto.
Quasi a tutto. In realtà, lo era già: quella annunciata ieri non è la prima apertura del presidente ucraino a un incontro bilaterale diretto con il suo principale avversario, l’uomo che ha ordinato l’invasione dell’Ucraina nel 2022, Vladimir Putin.
vladimir putin volodymyr zelensky - guerra in ucraina
Il faccia a faccia potrebbe tenersi negli Stati Uniti, ha suggerito il leader ucraino, qualora l’omologo russo decidesse di partecipare al G20 in programma a dicembre. Una svolta, secondo il numero uno di Kiev, si potrebbe avere in Florida; a Miami, in casa Trump, potrebbe avvenire uno storico confronto tra le due regine della scacchiera di guerra.
«Dobbiamo andarci. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere decisioni». Zelensky non vuole uno scambio semplicemente simbolico, di facciata, un esercizio retorico, ma un vero confronto negoziale che porti a reali cambiamenti: «Non è una questione di parole. Ciò che dico io a lui, o ciò che lui vuole dire a me: non conta. Ciò che conta sono i risultati». Mosca, però, sa aspettare e fa sapere che attende Zelensky già da tempo:
«Se vuole davvero incontrarlo, Putin aveva già detto in precedenza che può venire a Mosca». A ribadire che «l’invito è sempre valido» è stato ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Insomma, la porta è aperta, ma oltre quella soglia c’è Mosca, non Miami, dove non si sa ancora se andrà Putin – «la questione non è stata ancora discussa» ha fatto sapere il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov.
Ma c’è qualcosa che va oltre la tradizionale retorica ruvida dei russi: l’autunno che si avvicina si prospetta gravido di colloqui, fitto di contatti e incontri di funzionari e vertici impegnati a tessere un dialogo lungo più sponde. Poiché la crisi pesa, sempre più grave, anche sulla Federazione, e da Mosca – parallelamente ai messaggi aspri- arrivano anche segnali di possibile aperture alla ripresa dei negoziati (sono arrivati prima e dopo l’ultima missione dei due emissari americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, accolti prima da Mosca e poi da Kiev).
VOLODYMYR ZELENSKY DONALD TRUMP VLADIMIR PUTIN
Peskov, proprio come Ushakov, continua inoltre a non escludere l’ipotesi di un vertice trilaterale tra Putin, Trump e il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice dei leader dell’Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico) in programma il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina. Un altro trilaterale, con l’Ucraina al tavolo, potrebbe avvenire in un futuro “prevedibile”: Peskov ha lasciato intendere che il formato, dietro le quinte, viene dibattuto e discusso, riconoscendo pubblicamente a Washington un nuovo slancio dell’iniziativa diplomatica («Gli sforzi americani per la pace in Ucraina si sono intensificati e la Russia spera che diano i loro frutti»).
VOLODYMYR ZELENSKY E VLADIMIR PUTIN COME PUGILI SUL RING - FOTO CREATA CON GROK
Il summit dei Brics Però, al momento, i summit in corso sono altri. Dal palco offertogli dal premier indiano Narendra Modi, per il vertice dei Brics (dove era presente anche il presidente cinese Xi Jinping, che ha detto rispetto alla questione iraniana che «la guerra in Medio Oriente non serve gli interessi comuni») , Putin assicura che la Russia non minaccia i Paesi europei, ma la linea rossa rimane netta: un eventuale dispiegamento di forze europee in Ucraina «significherebbe l’ingresso dei rispettivi Paesi in guerra con la Russia».
In India il presidente russo ha evocato lo spettro del ritorno ai conflitti del secolo scorso, rivolgendosi al mondo che si trova a ovest di Mosca: «Vogliono rivedere i risultati della Seconda guerra mondiale? A cosa stanno spingendo i popoli dei loro Paesi? A una guerra con la Federazione Russa?».
vladimir putin donald trump volodymyr zelensky
(…) Serve pace all’Ucraina, ma intanto, in attesa che arrivi, bisogna riempire i depositi di intercettori perché Zelensky lo sa, tutti gli ucraini lo sanno che un altro inverno sta arrivando. Vanno fatti i conti, tirate le somme. «Oggi la Russia produce 140 missili balistici al mese. Secondo gli standard della Nato, per abbattere 140 missili occorrono 280 intercettori. Il rapporto è di uno a due». Il presidente è conscio che sono i numeri a raccontare davvero quanto la situazione sia difficile, quasi impossibile da risolvere con i mesi freddi alle porte e gli attacchi alle infrastrutture energetiche.
Kiev cerca una via d’uscita dalla guerra con la diplomazia, ma è l’inverno di guerra che continua ad imporre la sua aritmetica. Le scorte americane restano «un’opzione», ma Kiev guarda anche altrove, cercando intercettori persino in Medio Oriente. E agli europei – «che hanno fatto molto per aiutarci e lo apprezziamo» – Zelensky rivolge un nuovo appello: «dovrebbero condividere questi missili per contribuire a salvare vite umane».
VOLODYMYR ZELENSKY VLADIMIR PUTIN
VOLODYMYR ZELENSKY E VLADIMIR PUTIN COME PUGILI SUL RING - FOTO CREATA CON GROK
