cosimo comito trapianto di cuore bambino nola napoli

“I TRAPIANTI DI CUORE NON SONO ARGOMENTO DA TALK SHOW O MATERIA PER POLEMICHE” – IL PROF. COSIMO COMITO, MEDICO SPECIALISTA IN CARDIOLOGIA E CARDIOCHIRURGIA, LANCIA UN APPELLO NEL PIENO DELLE POLEMICHE PER IL CASO DEL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI È STATAO TRAPIANTATO UN CUORE “BRUCIATO”: “HO PAURA CHE QUALCHE GENIO DELLA POLITICA SANITARIA, QUALCHE AMMINISTRATORE CHE NON HA MAI MESSO PIEDE IN UNA SALA OPERATORIA, POSSA DECIDERE, DALL'ALTO DELLA SUA SCRIVANIA, DI CHIUDERE UN CENTRO TRAPIANTI. MAGARI PER "PRECAUZIONE". MAGARI PER "OPPORTUNITÀ MEDIATICA". LE CONSEGUENZE SAREBBERO SPIETATE. MOLTI BAMBINI ATTUALMENTE IN LISTA D'ATTESA PER UN TRAPIANTO, MORIREBBERO A CASA, NEL LORO LETTINO, NEL SILENZIO ASSOLUTO DEI MEDIA – IL SISTEMA ITALIANO È UN’ECCELLENZA MONDIALE. PRIMA DI GIUDICARE, PRIMA DI DECIDERE: FERMATEVI. CHIEDETE A CHI OGNI GIORNO SALVA VITE…”

Cosimo Comito* per Dagospia

 

*medico specialista in cardiologia e cardiochirurgia, considerato uno dei massimi esperti nella prevenzione delle malattie dell'apparato cardiovascolare

 

La memoria di chi c'era

COSIMO COMITO

Epifania 1986, Policlinico Umberto I di Roma. Mentre l'Italia celebrava la Befana, in una sala operatoria si compiva un atto che avrebbe cambiato per sempre la medicina italiana: il primo trapianto di cuore su una bambina di sei anni.

 

Ero lì. Giovane medico al fianco del mio maestro, con la responsabilità di seguire i "trapiantandi" – i pazienti più gravi, condannati a vivere in reparto perché le loro condizioni non permettevano di tornare a casa nemmeno per un giorno. Non si dimentica. Mai.

 

Ho vissuto professionalmente e umanamente ogni singola vicenda che ruota intorno ai trapianti di cuore. E quando dico "vissuto", intendo esattamente questo: non studiato sui libri, non appreso in un convegno, ma vissuto sulla pelle dei pazienti e sulla mia.

 

TRAPIANTO DI CUORE

Le urla strazianti dei bambini durante quelli che per noi erano "banali" prelievi di sangue per le analisi di routine. Urla così forti, così disperate, che si sentivano dal reparto accanto al nostro e che ancora oggi, a distanza di decenni, risuonano nella mia testa.

 

La disperazione inumana dei genitori che assistevano, impotenti, mentre i loro figli morivano in attesa di un cuore che spesso – troppo spesso – non arrivava in tempo. L'impotenza assoluta. La loro. La nostra. Dei medici che, pur con tutto il bagaglio di conoscenze e competenze, non potevano fare altro che aspettare. E sperare.

 

Il 22 aprile 2002, sulla Gazzetta Ufficiale n. 94, il Ministero della Sanità pubblicava l'autorizzazione che mi abilitava a eseguire trapianti di cuore e polmoni. Quella firma rappresentava anni di studio, sacrifici, notti insonni. Ma soprattutto una responsabilità enorme: tenere tra le mani l'ultima speranza di vita di un essere umano.

 

Il protocollo: matematica della sopravvivenza

patrizia mercolino con il figlio in attesa del trapianto di cuore

Per chi non è un tecnico del mestiere – e soprattutto per chi si permette di parlare di questi temi con leggerezza – è necessario comprendere alcuni punti fondamentali. Non opinioni. Fatti.

 

L'inserimento in lista. Non è una decisione presa alla leggera da un singolo medico. Un'équipe di super specialisti – cardiologi, cardiochirurghi, immunologi – valuta ogni singolo caso e decide di inserire nella lista nazionale dei trapianti di cuore esclusivamente un paziente che non può essere trattato con nessuna terapia conosciuta. Nessuna. L'unica possibilità di sopravvivenza è la sostituzione fisica dell'organo malato.

 

trapianto di cuore

L'aspettativa di vita. Quando un paziente viene inserito in lista trapianti, la sua aspettativa di vita è inferiore ai sei mesi. Questa non è una stima approssimativa: è una sentenza matematica. Senza trapianto entro sei mesi, quel paziente morirà. Non "potrebbe morire". Morirà.

 

Il limite d'età. I pazienti devono avere meno di 65 anni. Non è crudeltà, è realtà: le donazioni non coprono nemmeno un terzo delle richieste. Quando devi decidere chi salvare, scegli chi ha più anni di vita davanti. È una scelta tremenda, disumana se vuoi, ma necessaria.

 

Il calvario: quando il tempo diventa nemico

il piccolo tommaso con la madre patrizia

Quando un paziente in lista trapianti si aggrava, la macchina si mette in moto con precisione militare. Viene immediatamente ricoverato nel reparto di cardiochirurgia. Nei casi più gravi – e qui parliamo di persone che stanno letteralmente morendo – quando nemmeno la terapia medica endovenosa massimale riesce a mantenere i parametri vitali minimi (pressione arteriosa, ossigenazione del sangue, funzione renale), il paziente viene portato in sala operatoria.

 

Lì viene collegato all'ECMO: una macchina che sostituisce completamente le funzioni del cuore e dei polmoni. È l'ultima frontiera tra la vita e la morte. Il paziente viene sedato profondamente, posto in coma farmacologico. Rimarrà così per giorni, forse settimane, forse per sempre se un cuore non arriverà in tempo.

 

TRAPIANTO DI CUORE

Da quel momento preciso, il reparto di cardiochirurgia comunica al Centro Nazionale Trapianti la codifica di "urgenza assoluta". Tradotto: il primo cuore che diventerà disponibile – compatibile per gruppo sanguigno, peso corporeo, dimensioni cardiache – andrà a quel paziente. Punto.

 

Scatta il countdown. Inizia il vero calvario. Per il paziente, incosciente ma appeso a una macchina. Per la famiglia, consapevole che ogni ora che passa riduce le probabilità di salvezza. Per l'équipe medica, che sa perfettamente che se quel cuore non arriva entro pochi giorni o settimane, il paziente morirà.

 

L'équipe dedicata ai trapianti di cuore – e attenzione: non tutti i cardiochirurghi sono autorizzati a eseguire trapianti, solo chi ha superato una certificazione nazionale severissima – rimane in stand-by assoluto 24 ore su 24, 365 giorni all'anno.

Natale, Capodanno, Ferragosto, Epifania: non esistono. Esiste solo il telefono che può squillare in qualsiasi momento con la notizia che c'è un cuore disponibile.

 

La doppia prospettiva: il medico che è anche padre

patrizia mercolino la mamma e il figlio a cui e stato trapiantato il cuore bruciato

Mentre scrivo queste righe, confesso, mi viene la pelle d'oca. Le mani tremano leggermente sulla tastiera. Perché mi trovo in una condizione particolare: sono contemporaneamente un cardiochirurgo con quarant'anni di esperienza e un genitore.

 

So cosa significa stare dall'altra parte del tavolo operatorio, con un camice e un bisturi. Ma so anche cosa significa guardare i propri figli dormire la notte e pensare "cosa farei se...".

 

Questa doppia prospettiva mi dà una lucidità brutale. Conosco personalmente decine di cardiochirurghi in Italia e nel mondo. Quelli italiani – e qui parlo con orgoglio professionale e nazionale – sono considerati universalmente tra i migliori al mondo. La scuola italiana di cardiochirurgia è un'eccellenza riconosciuta ovunque.

 

E voglio dire una cosa con assoluta chiarezza, frutto di quarant'anni vissuti in questo ambiente: non ho mai conosciuto, in tutta la mia carriera professionale, un solo cardiochirurgo che non abbia fatto il massimo – e intendo proprio il massimo umanamente possibile – per salvare il "suo" paziente.

 

Quando un cardiochirurgo entra in sala operatoria per un trapianto, non sta eseguendo una procedura di routine. Sta combattendo una battaglia personale contro la morte. E la prende tremendamente sul personale ogni volta che perde.

 

Il rischio reale: la politica che uccide più della malattia

trapianto di cuore

Ed eccoci al punto. Al vero timore che mi spinge a scrivere questo articolo proprio ora, agganciandomi agli eventi di cronaca di questi giorni. Il mio timore più grande – terrore, direi – non è di natura medica. È di natura politica e burocratica.

 

Ho paura che, al di là di come andranno a finire le vicende giudiziarie e mediatiche in corso, qualche genio della politica sanitaria, qualche amministratore che non ha mai messo piede in una sala operatoria, possa decidere, dall'alto della sua scrivania, di chiudere un Centro Trapianti. Magari per "precauzione". Magari per "opportunità mediatica". Magari per "riorganizzazione".

 

Le conseguenze sarebbero matematiche e spietate. Molti bambini – e quando dico "molti" parlo di decine ogni anno – attualmente in lista d'attesa per un trapianto, morirebbero. Non in ospedale, circondati da medici e macchinari. No.

 

Morirebbero a casa, nel loro lettino, nel silenzio assoluto dei media che avranno già dimenticato tutto, nella disperazione inimmaginabile delle loro famiglie. Bambini che avrebbero potuto vivere. Bambini che avrebbero potuto crescere, studiare, innamorarsi, costruire una vita.

 

Sacrificati non per un'insufficienza medica, ma per una decisione amministrativa presa a tavolino da chi non ha la minima cognizione di cosa significhi guardare negli occhi un genitore e dirgli "mi dispiace, non c'è più niente da fare".

 

L'appello finale

cosimo comito

I trapianti di cuore non sono un'opinione. Non sono un argomento da talk show. Non sono materia per polemiche politiche o titoli sensazionalistici.

 

Sono l'ultima speranza di vita per centinaia di persone ogni anno in Italia. E questa speranza non può essere spenta da chi non ha la competenza, l'esperienza e – mi permetto di dire – il diritto morale di farlo.

 

Ho dedicato quarant'anni della mia vita a questo. Ho visto morire bambini che avrebbero potuto vivere se solo il cuore fosse arrivato un giorno prima. Ho visto famiglie distrutte. Ma ho anche visto miracoli: bambini che oggi sono adulti sani, che hanno figli loro, che vivono una vita normale.

 

Tutto questo grazie a un sistema che funziona. Un'eccellenza italiana che il mondo ci invidia.

 

trapianto di cuore

Prima di parlare, prima di giudicare, prima di decidere: fermatevi. Chiedete a chi c'era. A chi c'è ancora. A chi ogni giorno salva vite che altrimenti andrebbero perse.

Perché su questi temi – e lo dico con la massima chiarezza – la leggerezza e l'incompetenza non sono accettabili.

Mai.

 

trapianto di cuore

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…