antonello falqui

LA ROMA DEI GIUSTI – IL DOCUMENTARIO “LE MILLE LUCI DI ANTONELLO FALQUI” È UN BELL’OMAGGIO AD ANTONELLO FALQUI, DEFINITO DA ALDO GRASSO “IL SABATO SERA DELLA TV”, PIENO DI MATERIALI ANCHE POCO VISTI E DI INTERVISTE, VECCHIE E NUOVE - IL REGISTA FABRIZIO CORALLO HA DALLA SUA UN’INTERVISTA D’ECCEZIONE, RILASCIATA NEL 2017 DALLO STESSO FALQUI A ENZO LAVAGNINI SULLA SUA VITA. UN FILO NARRATIVO INCREDIBILMENTE FORTE, PERCHÉ CI EVITA IL SOLITO AMMASSO DI DICHIARAZIONI E RICORDI CHE CI FANNO RIPERCORRERE LA STORIA DI UN PERSONAGGIO DELLO SPETTACOLO SPESSO CON CONFUSIONE E BANALITÀ… - VIDEO

le mille luci di antonello falqui 3

 Marco Giusti per Dagospia

 

Per il centenario della nascita di Antonello Falqui, definito da Aldo Grasso “Il sabato sera della tv”, non so da chi, o da Pippo Franco o da Maurizio Micheli, “Il Luchino Visconti della tv”, devo ammettere che è un bell’omaggio, pieno di materiali anche poco visti e di interviste, vecchie e nuove, quello che si è visto oggi al Rome Film Fest “Le mille luci di Antonello Falqui”, il documentario ideato e diretto da Fabrizio Corallo, ormai uno specialista nel santino televisivo ufficiale.

 

Anche perché Corallo ha dalla sua un’intervista d’eccezione, solo audio però, rilasciata nel 2017 dallo stesso Falqui a Enzo Lavagnini sulla sua vita. Un filo narrativo incredibilmente forte, perché ci evita il solito ammasso di dichiarazioni e ricordi che ci fanno ripercorrere la storia di un personaggio dello spettacolo spesso con confusione e banalità. Falqui che racconta Falqui invece ci offre davvero il suo sguardo sulla sua storia e sulla tv che tutti quelli nati a metà del secolo scorso hanno amato.

Antonello Falqui

 

50 anni di sabato sera televisivo, qualcosa come 754 programmi diretti, a cominciare proprio dagli esordi della tv nei primi anni ’50. Come Vito Molinari, da poco scomparso, anche Falqui entrò subito nel giro dei registi della Rai inventandosi un mestiere che, allora, nessuno sapeva cosa fosse. Fu il padre a indicarlo a Sergio Pugliese, già funzionario dell’EIAR e poi direttore dei programmi della Rai del dopoguerra, quando Falqui era appena uscito dal Centro Sperimentale dove aveva studiato regia.

 

Appassionato di cinema, era stato assistente su tre film già molto interessanti nei primissimi anni’50, come “Cristo proibito” di Curzio Malaparte con Raf Vallone, “L’eterna catena” di Anton Giulio Majano e l’incredibile “Il peccato di Anna” di Camillo Mastrocinque con Anna Vita e Ben Johnson, rilettura moderna di Otello con un attore nero americano che viene a Roma per mettere in scena un Otello con un vero protagonista nero protagonista che si innamora della sua Desdemona bianca.

 

le mille luci di antonello falqui 4

Ma, uscendo dal cinema, dove forse avrebbe potuto dirigere qualcosa di personale, si buttò a capofitto nella regia televisiva costruendo programmi celebri e popolarissimi, ma di grande eleganza, “Giardino d’inverno”, “Il Musichiere”, “Studio Uno”, “Teatro 10”, “Canzonissima”, “Milleluci”. I galloni di regista del sabato sera, ricorda lo stesso Falqui, “me li sono conquistati con gli ascolti”.

 

Ma il gusto gli arriva dalle frequentazioni della casa paterna, aperta a letterati come Massimo Bontempelli, Leo Longanesi, Sandro Penna, amici del padre, e la messa in scena dalla sua passione per il cinema degli anni’30, soprattutto i grandi musical.

 

le mille luci di antonello falqui 2

Dirige tutte le grandi star del tempo, Mina, strepitoso il racconto dell’esibizione di “Brava” in diretto con l’orchestra del maestro Canfora a venti metri di distanza da lei, un triplo salto mortale, Walter Chiari (“Non ho trovato nessuno come Walter Chiari”), le gemelle Kessler, Don Lurio, che si inventa come personaggio televisivo, Lelio Luttazzi, Franca Valeri, che volle in ogni suo spettacolo, Paolo Villaggio che diresse nella serie di Fracchia.

 

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E il Quartetto Cetra che rese immortale in quello che, giustamente, ricorda Grasso come uno dei punti più alti della tv italiana e della tv di Falqui, “La Biblioteca di Studio Uno”. Appassionato di musical americani e di Fred Astaire, porta in tv il coreografo dell’attore, Hermes Pan, che era arrivato in Italia dietro al carrozzone di “Cleopatra” della MGM, e che lui impone già in “Il giardino d’inverno”. Parlano di lui Renzo Arbore, Maurizio Micheli, Carlo Verdone, Christian De Sica, Pippo Franco, i figli Luca e Jenny. Il documentario si vedrà in onda anche in Rai 7 novembre in una versione di 52'.

Antonello Falqui antonello falqui milleluciantonello falquiANTONELLO FALQUIANTONELLO FALQUIantonello falquiantonello falqui Antonello Falqui

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