1. ‘’BISOGNA CANCELLARE WOODY ALLEN E IL FILM “BLUE JASMINE” DAI CANDIDATI ALL’OSCAR?” 2. LO SCANDALO SCUOTE HOLLYWOOD E LA CORSA ALLA STATUETTA (ALLEN FIGURA IN LIZZA PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE E CATE BLANCHETT E’ CANDIDATA COME MIGLIORE ATTRICE) DIVENTA UNA QUESTIONE ETICA DOPO LE ACCUSE DI MOLESTIE SESSUALI E PEDOFILIA LANCIATE SUL “NEW YORK TIMES” DALLA FIGLIASTRA DYLAN FARROW 3. WOODY ALLEN, DA ANNI SPACCA IL MONDO ARTISTICO TRA INNOCENTISTI E COLPEVOLISTI 4. ELKAN ABRAMOWITZ, AVVOCATO DEL REGISTA, HA RISPOSTO DURAMENTE A QUESTA NUOVA TORNATA DI ACCUSE. “È TRAGICO CHE A DISTANZA DI VENT’ANNI UNA STORIA FABBRICATA DA UN’AMANTE VENDICATIVA (MIA FARROW, NDR) RITORNI FUORI, DOPO CHE AUTORITÀ INDIPENDENTI L’AVEVANO ACCURATAMENTE VAGLIATA E GIUDICATA INFONDATA”

1. "DYLAN PLAGIATA DALLA FARROW" MA ORA WOODY RISCHIA L'OSCAR
Federico Rampini per La Repubblica

«Bisogna cancellare Woody Allen dai candidati all'Oscar?». Se lo chiede il New York Times, dopo le accuse di molestie sessuali e pedofilia rilanciate da un noto opinionista del quotidiano. Più in generale il New York Times apre un dibattito sul "quoziente etico" nei premi cinematografici, Oscar e dintorni.

La questione è di bruciante attualità: la settimana prossima circa seimila delegati cominceranno a votare per l'assegnazione degli Oscar, e la cerimonia della consegna avverrà il 2 marzo a Hollywood. Woody Allen figura in lizza per la migliore sceneggiatura originale con il suo ultimo film "Blue Jasmine".

Lo stesso film porta agli Academy Awards anche una candidata al premio come migliore attrice, Cate Blanchett. E proprio la Blanchett, insieme con Diane Keaton (un'altra attrice favorita di Allen) sono state chiamate in causa direttamente. Dylan Farrow, figlia adottiva di Allen e figlia naturale di Mia Farrow, è l'accusatrice del regista.

Dylan ha rilanciato accuse sulle molestie che avrebbe subito nel 1993 quando aveva sette anni. "Che l'abbia fatta franca - ha scritto la giovane donna al columnist Nicholas Kristof - mi ha ossessionato mentre crescevo". La 28enne Dylan oggi mette sotto accusa anche Hollywood e «gli attori che hanno continuato a lodare pubblicamente Woody Allen nelle premiazioni».

Non è certo la prima volta che accuse sulla moralità - o in questo caso accuse di rilevanza penale - incrociano gli Oscar. Il precedente più simile è quello di Roman Polanski: lui a differenza di Allen fu addirittura condannato per stupro da un tribunale americano (infatti non può più mettere piede negli Stati Uniti), e tuttavia questo non impedì i giurati degli Academy Awards nel 2003 di tributare un trionfo al suo film "Il pianista". Polanski si fermò alla nomination per la migliore regìa, ma vinsero l'Oscar sia la sceneggiatura sia l'attore protagonista Adrien Brody.

Controversie etiche di altra natura hanno infiammato le votazioni dell'anno scorso per "Zero Dark Thirty", il film sulla caccia a Osama Bin Laden. Molti liberal americani lo considerarono come un'apologia della tortura usata nell'interesse della sicurezza nazionale. L'attore Martin Sheen, membro dell'Academy, a un certo punto prese parte alla campagna per escludere quel film.

Può darsi che alla fine le polemiche abbiano avuto qualche influenza sul voto: "Zero Dark Thirty" partì tra i super-favoriti con cinque nomination, ma alla fine dovette accontentarsi di un Oscar solo per l'editing musicale. Tra i casi più recenti ci fu anche la "Vita di Pi", regìa di Ang Lee. Fu accusato sia per lo sfruttamento e le misere paghe dei tecnici degli effetti speciali; sia per il maltrattamento degli animali veri usati durante le riprese. Questo non impedì ad Ang Lee di portarsi a casa l'Oscar come migliore regista.

Quest'anno una polemica "minore" (rispetto alle accuse contro Allen) ha già fatto una vittima. Una canzone che gareggiava per la migliore colonna sorona (dal film "Alone Yet Not Alone") si è vista ritirare la nomination dopo le accuse di gruppi religiosi secondo i quali sarebbe offensiva nei confronti dei cristiani.

Ma risalendo indietro agli anni Sessanta e Settanta, quando l'America era lacerata dalle passioni e dalle contestazioni (sui diritti dei neri, sulla guerra del Vietnam), anche Hollywood era molto più polarizzata di oggi, con star di destra come John Wayne, di sinistra radicale come Jane Fonda e Barbra Streisand. Allora gli Oscar erano perfino più politicizzati di oggi.

I "giudizi morali" su cui s'interroga il New York Times, erano impliciti nelle selezioni e nelle esclusioni di quegli anni infuocati. In quanto al caso Woody Allen, da anni spacca il mondo artistico tra innocentisti e colpevolisti. Kristof ha ammesso di essere amico personale di Mia e Dylan Farrow, e ha riconosciuto che la magistratura non trovò alcuna ragione per procedere contro l'attore e regista.

Un panel di psichiatri lo ha scagionato dando implicitamente credito alla sua tesi: che gli stessi ricordi della bambina sarebbero stati manipolati da una madre vendicativa, impegnata nel 2003 nella causa di divorzio. E' la tesi ripresa dagli avvocati di Allen che evocano «una vendetta, nella quale non c'entrano né Woody Allen e neppure Dylan Farrow». In quanto a Cate Blanchett, non si pente del suo innocentismo, si limita a osservare che «è stata una vicenda dolorosa per tutta la famiglia, bisogna augurargli un po' di pace».


2. LO SCANDALO SCUOTE HOLLYWOOD E LA CORSA ALLA STATUETTA DIVENTA UNA QUESTIONE ETICA
Michael Cieply per New York Times (Traduzione Fabio Galimberti)

La prossima settimana, circa seimila «elettori» degli Oscar inizieranno a votare per scegliere i loro film preferiti per il 2013, e le persone che li hanno realizzati. Ma il loro voto sarà influenzato solo da giudizi artistici o anche da giudizi morali? Questa e altre domande sono venute fuori lo scorso fine settimana, quando, nel quadro dell'annuale corsa ai premi più ambiti nel mondo del cinema, è scoppiata la polemica su Woody Allen. «Hollywood », ha scritto la figliastra Farrow, «ha aggravato» il suo strazio, aggiungendo che «tutti, tranne una manciata di persone (i miei eroi) hanno chiuso gli occhi ».


La lettera pubblicata dal New York Times lascia intendere una cinica indifferenza da parte dei professionisti del grande schermo, intenti a celebrare i loro trionfi in una serie di cerimonie che sfoceranno nella premiazione del 2 marzo. E arriva nel momento in cui il film di Woody Allen, Blue Jasmine, sta per essere sottoposto al voto dei giurati, che prenderà il via venerdì.

Blue Jasmine ha ottenuto la nomination per la miglior sceneggiatura originale e Cate Blanchett, la protagonista del film, è indicata da molti come la favorita per il premio di miglior attrice.

Le accuse di Dylan Farrow risalgono al 1993, quando la madre, Mia Farrow, era in causa con Woody Allen per ottenere la custodia di tre figli, fra cui la stessa Dylan. Lo scorso autunno, Dylan Farrow ha parlato dettagliatamente delle sue accuse in un'intervista rilasciata a Vanity Fair.

Il regista, che non ha mai subito nessun procedimento penale al riguardo, ha respinto le accuse, una posizione che il suo avvocato ha ribadito domenica.

In generale, gli «elettori» dell'Oscar sono fortunati se riescono a trovare il tempo per vedere i film in gara, figuriamoci se possono mettersi a sviscerare i particolari di una causa o di un'operazione militare segreta. Eppure sono sempre più numerosi quelli che gli chiedono di fare esattamente questo, anche agli attori.

All'International Film Festival di Santa Barbara, dove sabato sera ha ricevuto un premio, Cate Blanchett , mentre si recava a un party dopo l'evento, si è sentita rivolgere una domanda sulla lettera della Farrow da Jeffrey Wells, giornalista del sito Hollywood-Elsewhere. com. «È stata una vicenda lunga e dolorosa per la famiglia, e spero che possano trovare pace e tranquillità», ha risposto l'attrice.

Gli agenti della Keaton non hanno risposto immediatamente. La Sony Pictures Classics, che ha prodotto Blue Jasmine, ha dichiarato «abbiamo un rapporto d'affari lungo, produttivo e proficuo con il signor Allen. Il signor Allen non è mai stato incriminato in relazione a tutto questo e merita pertanto che gli sia riconosciuta la presunzione di innocenza».

Elkan Abramowitz, un avvocato del regista, ha risposto duramente a questa nuova tornata di accuse. «È tragico che a distanza di vent'anni una storia fabbricata da un'amante vendicativa ritorni fuori, dopo che autorità indipendenti l'avevano accuratamente vagliata e giudicata infondata», ha scritto domenica via mail. «La colpa dell'infelicità di Dylan non è né di Dylan né di Woody Allen».

Gli "elettori" dell'Oscar in precedenti occasioni hanno dato prova di essere più orientati a guardare all'arte che ai comportamenti delle persone. È quello che è successo nel 2003, quando hanno assegnato l'Oscar a Roman Polaski per la regia de Il pianista, più il premio per il miglior attore al protagonista, Adrien Brody, e il premio per la sceneggiatura a Ronald Harwood. E tutto questo nonostante Polanski sia ancora ricercato in America per una condanna per corruzione di minorenne risalente a oltre venticinque
anni fa.

Richiesta di un commento sulle accuse di Dylan Farrow, una portavoce dell'Academy ha scritto in una mail: «L'Academy celebra i film, non la vita personale dei cineasti e degli artisti».

Ma Dylan Farrow, con la sua lettera, insiste che bisogna tener conto anche delle responsabilità personali (almeno per come le vede lei).

 

WOODY ALLEN DYLAN FARROW DYLAN FARROW CON IL MARITO blue jasmine SALLY HAWKINS E LOUIS CK IN BLUE JASMINE jpegblue jasmine CATE BLANCHETT E ALEC BALDWIN la ar golden globes cate blanchett and ar jpegLattrice Cate Blanchett woody allen cate blanchett woody allen directs latest film with cate blanchett in san francisco Roman PolanskiPolanskiZero Dark Thirty Zero Dark Thirty Zero Dark Thirty guai sul set e titolo di lavorazione per il film di Kathryn Bigelow

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”