CI MANCAVA SOLO IL “MINISTERO DELLA VERITÀ” – ARRIVA ANCHE IN ITALIA “NEWSGUARD”, LA STARTUP CHE DÀ I VOTI AI GIORNALISTI E VALUTA LA PRESUNTA AFFIDABILITÀ DEI MEDIA – BASTA INSTALLARE L’ESTENSIONE NEL BROWSER E APPARIRÀ UN SIMBOLO VERDE, GIALLO O ROSSO – UN MECCANISMO SOSPETTO CHE DIVIDE L'INFORMAZIONE IN BUONI E CATTIVI (E CHI LO DECIDE?) E SOMIGLIA A UNO DEI DICASTERI DI “1984” DI ORWELL. CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? CHE AFFIDABILITA' HANNO? CHI GARANTISCE PER L'EQUILIBRIO DEI GIUDIZI?

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Antonio Grizzuti per “la Verità”

 

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Sbarcano anche in Italia i guardiani delle notizie e inevitabilmente il pensiero corre al «ministero della Verità», uno dei quattro dicasteri descritto nel romanzo 1984 di George Orwell, quello responsabile della vigilanza sull' informazione e sulla propaganda. Da ieri, infatti, è attivo nel nostro Paese il servizio offerto da Newsguard, una startup fondata l' anno scorso negli Stati Uniti che si occupa di svolgere «ricerche sulle testate giornalistiche online per aiutare i lettori a distinguere quelle che fanno realmente giornalismo, da quelle che non lo fanno».

 

 

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Il meccanismo è piuttosto semplice: è sufficiente installare l' apposita estensione nel proprio browser e da quel momento in poi, ogni qual volta si visiterà un sito di informazione, nella barra a fianco all' indirizzo apparirà un simbolo verde (rispetta i parametri di credibilità e trasparenza), rosso (non affidabile) oppure giallo (satira).

Dietro a quello che può apparire un banale giochino tecnologico c' è in realtà un lavoro imponente.

 

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Nell' esaminare un sito, la redazione di Newsguard prende in considerazione nove criteri, cinque relativi alla credibilità (pubblicazione di contenuti falsi, raccolta di informazioni in modo responsabile, correzione e spiegazione degli errori, gestione della differenza tra notizie e opinioni, titoli ingannevoli) e quattro alla trasparenza (dichiarazione sulla proprietà e sui finanziamenti, distinzione dei contenuti pubblicitari, informazioni sui responsabili e presenza di conflitti di interesse, nomi e profili degli autori dei contenuti).

 

A ciascuno di essi corrisponde un punteggio: se il sito raggiunge almeno 60 punti verrà giudicato affidabile, altrimenti si beccherà il bollino rosso. Se necessario, prima di pubblicare la valutazione, gli analisti potranno contattare gli autori dei contenuti sotto esame per chiedere chiarimenti.

 

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Bocciati, tanto per fare qualche esempio, il portale conservatore Breitbart, e i siti di informazioni russi Sputnik news e Russia Today. Può capitare poi che una testata nel complesso sia valutata affidabile ma allo stesso tempo riceva un voto negativo in uno o più criteri, come nel caso di Corriere e Repubblica: entrambi infatti risultano insufficienti nella correzione puntale degli errori e non forniscono informazioni sufficienti sugli autori dei contenuti. Newsguard nasce nel 2018 negli Usa e i suoi fondatori sono Gordon Crovitz, una laurea in legge a Yale e un passato come editorialista al Wall Street Journal, e Steven Brill, fondatore di diverse testate.

 

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Nel ruolo di senior advisor troviamo gli italiani Silvia Bencinelli (tra i conduttori della rassegna stampa di Radio3) e Giampiero Gramaglia (trent' anni all' Ansa, oggi direttore di Affarinternazionali.it). Il debutto di Newsguard arriva in piena campagna elettorale per le europee e all' indomani della notizia della chiusura di 23 pagine Facebook, in gran parte vicine a Lega e M5s, accusate di diffondere fake news. Nel Regno Unito, fanno sapere i cacciatori di notizie false, i siti etichettati come inaffidabili sono circa il 15% di quelli presi in considerazione. Ma basta guardarsi intorno per capire che quello in cui ci troviamo immersi è un clima da caccia alle streghe. «Non pretendiamo di rappresentare la verità assoluta», spiega Steven Brill, «ma la credibilità è il nostro core business, il nostro successo dipende dall' essere credibili e affidabili». La domanda che inevitabilmente ci attanaglia però è sempre la stessa: chi controllerà i controllori?

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