IL CINEMA DEI GIUSTI – STAVOLTA GEORGE CLOONEY FA SUL SERIO. PERCHÉ RIPORTARE SULLE SCENE IL CAPOLAVORO DI JOSEPH HELLER “CATCH 22” IN UNA MINISERIE PER SKY È UN’IMPRESA TITANICA – NE VIENE FUORI SÌ UNA GRANDE SATIRA DEL MONDO MILITARE AMERICANO E DELLA FOLLIA DELLE SUE REGOLE, MA ANCHE UN RITRATTO DI UN’EPOCA E DI UN TIPO DI CINEMA CHE I TROPPI FILM DI SUPEREROI E I TROPPI CARTONI ANIMATI TENDONO A FARCI SCORDARE – VIDEO

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Catch-22 di George Clooney

Marco Giusti per Dagospia

 

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Stavolta George Clooney fa sul serio. Perché riportare sulle scene, in una miniserie per Sky di sei puntate, il capolavoro di Joseph Heller Catch-22, un romanzo fondamentale nel dopoguerra americano dedicato alle follie delle logiche militari tra satira politica e black humour, è un’impresa titanica. Ci provarono già nel 1970 Mike Nichols e lo sceneggiattore Buck Henry con Comma 22, appunto, bellissimo ma sfortunato film con Alan Arkin nel ruolo del protagonista, il capitano John Yossarian detto Yo-yo e un cast stellare che andava da Art Garfunkel a Orson Welles, da Martin Balsam a Anthony Perkins, tutto girato tra Messico, per le battaglie aeree con i B-25 Mitchell, e Italia, dove si svolge in realtà l’azione di guerra e di pace, tra Pianosa e Roma.

 

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Fu un film sfortunato perché andò male al botteghino, il pubblico gli preferì il più moderno e più concentrato sulla guerra in Vietnam Mash di Robert Altman che lanciò la coppia Elliott Gould-Donald Sutherland. Anche Nichols, al massimo della sua carriera dopo il successo de Il laureato, impostò Comma 22 come duro attacco alla logica folle del militarismo americano che portò alla guerra in Vietnam, ma fece un film forse troppo sofisticato per il grande pubblico.

 

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Anche Heller, che aveva scritto il romanzo, uscito nel 1961, a partire dalle sue esperienze di guerra come bombardiere in Italia tra il 1942 e il 1944, aveva trasferito molto del suo sarcasmo in un attacco preciso alla guerra in Corea. Frutto della follia militare americana come lo fu il Vietnam. Molto diversa, tanti anni dopo, la posizione di George Clooney, produttore e regista del nuovo Catch-22 assieme all’amico di sempre Grant Heslow e Ellen Kuras, e dei suoi sceneggiatori, Luke Davies e David Michod, regista di Animal Kingdom, che in un primo tempo era stato chiamato per dirigere la serie.

 

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E’ ovvio che Clooney, politicamente sempre molto attivo e molto preciso, abbia in testa anche una satira del mondo militare americano che ci ha portato a guerre assurde e a un presidente come Trump, ma vuole anche riportare il romanzo di Heller nei suoi anni di ambientazione, cioè negli anni ’40. E cerca di riportare alla vita pagine del romanzo che nel film di Nichols, per motivi di tempo, erano state tolte.

 

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Ne viene fuori sì una grande satira del mondo militare americano e della follia delle sue regole, ma anche un ritratto di un’epoca e di un tipo di cinema che i troppi film di supereroi e i troppi cartoni animati tendono a farci scordare. Bastano le uniformi dei soldati, interpretati tutti da giovanissimi e semisconosciuti, come il John Yossarian di Christopher Abbot, il Nately di Austin Stowell, il Milo di Daniel David Stewart, i loro scontri con gli ufficiali, interpretati da volti più noti, Kyle Chandler, Hugh Laurie, lo stesso George Clooney, e le meravigliose riprese aeree con i B-25 Mitchell, a riportarci a un cinema e a un’epoca scomparsa.

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Forte dei tanti film militari che ha diretto o solo interpretato, cito La sottile linea rossa, L’uomo che fissa le capre, Monuments Men, Clooney riesce a riportarci intatta un’epoca, intatta almeno per come l’abbiamo vista e la ricordiamo al cinema. Anche se, e va segnalato, le scene di battaglia aerea sono qualcosa che non abbiamo mai visto per precisione e tensione. In questo e nella continua commedia militare, notevolissimi gli scontri tra Yossarian e il colonnello Scheisskopf interpretato da Clooney, furioso da quando ha scoperto che il primo gli scopa la moglie, questo nuovo Catch-22 coglie perfettamente lo spirito del romanzo di Heller e rielabora la versione di Mike Nichols e Buck Henry. Anche se ne ho viste solo due puntate, la prima e la sesta, mi sembra che questo continuo ondeggiare tra commedia militare alla Blake Edwards, satira di guerra e veri momenti di realismo dark, con tante morti di commilitoni e la pazzia esibita lucidamente da Yossarian come difesa alla pazzia logica della guerra, Clooney e i suoi collaboratori abbiano fatto un grandissimo lavoro sia sul testo che sulla messa in scena.

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Forse le scene italiane, quelle con Giancarlo Giannini e Valentina Bellé, delle quali c’è stato dato solo un assaggio all’anteprima, sono un po’ pubblicitarie, ma tutta la parte a Pianosa tra i soldati, le scene di battaglia, le scene americane mi sembrano magnifiche e dimostrano un impegno davvero raro. In onda su Sky dal 21 maggio.

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