telesio interlandi

COSA HA SPINTO UN ANTIFASCISTA A SALVARE IL DIRETTORE PREFERITO DAL DUCE? VIRMAN CUSENZA IN GIOCATORI D’AZZARDO RICOSTRUISCE LA STORIA DELL’AVVOCATO SOCIALISTA ENZO PAROLI CHE NASCOSE TELESIO INTERLANDI, FONDATORE DELLA “DIFESA DELLA RAZZA”, IL GIORNALISTA CHE HA ORCHESTRATO LA PROPAGANDA ANTISEMITA DEL REGIME - SULLA VICENDA INIZIÒ A LAVORARE ANCHE SCIASCIA. MA POI - IL BELLISSIMO LIBRO CHE A TELESIO INTERLANDI HA DEDICATO GIAMPIERO MUGHINI…

MUGHINI E IL CASO INTERLANDI

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/anche-fascisti-producevano-cultura-ndash-riedizione-ldquo-via-197980.htm

 

 

UN ANTIFASCISTA SALVO' IL GIORNALISTA DEL DUCE

ALDO CAZZULLO per corriere.it

 

TELESIO INTERLANDI

«Un incontro raro, di quelli che cambiano la vita. Da una parte un brillante giornalista, Telesio Interlandi, il direttore preferito da Mussolini, temuto dai più per le sue intransigenti campagne razziste, arrestato e misteriosamente scarcerato.

 

Dall’altra uno stimato avvocato figlio d’arte, Enzo Paroli, socialista e antifascista: avrebbe tutti i requisiti per l’aureola che gli faciliterebbe l’ascesa nel nuovo ordine delle cose dopo la Liberazione, ma preferisce vivere sul filo del pericolo. Alterna sprazzi di vita normale nello studio legale a fughe d’amore clandestine con la sorella del peggior squadrista della zona. Ma il suo vero segreto sono le quotidiane incursioni nello scantinato che ha adibito a rifugio, salvando l’appestato numero uno del momento: il superlatitante Interlandi e la sua famiglia».

 

 

CUSENZA COVER TELESIO INTERLANDI

Che cosa spinge un antifascista a salvare la vita a uno dei personaggi più odiosi del regime? È una domanda che interroga l’animo umano, e non a caso ha ispirato libri importanti. Pare la trama di Soldati di Salamina di Javier Cercas, l’ultimo grande libro civile ad aver venduto milioni di copie in tutto il mondo, che racconta appunto come a guerra finita — e perduta — un repubblicano abbia risparmiato e protetto Rafael Sánchez Mazas, capo falangista (naturalmente stiamo parlando di un’altra guerra civile, quella spagnola).

 

la difesa della razza 1

Venendo in Italia, non si può non ricordare A via della Mercede c’era un razzista, il bellissimo libro che a Telesio Interlandi ha dedicato Giampiero Mughini. La storia del salvataggio di Interlandi per opera di Enzo Paroli la voleva raccontare Leonardo Sciascia; ma la malattia non gliene ha lasciato il tempo. Per fortuna un giornalista importante, Virman Cusenza, a lungo direttore del «Messaggero», ha avuto accesso al dossier in cui Sciascia aveva accumulato carte e appunti. E ha scritto — da italiano, e da siciliano — il libro che Sciascia aveva solo sognato. Il titolo è Giocatori d’azzardo. Storia di Enzo Paroli, l’antifascista che salvò il giornalista di Mussolini, Mondadori lo manda martedì 11 gennaio in libreria.

 

la difesa della razza

 

Come tutte le grandi vicende, anche questa parla di noi. È uno spaccato di storia italiana negli anni cruciali della guerra civile. Un coraggioso avvocato, che nasce da un padre fondatore del Partito socialista e di cui condivide la fede antifascista, fino ad andare in galera al suo posto, decide di assumere la difesa di un noto direttore che ha orchestrato la propaganda antisemita del regime e, con i suoi giornali, ne è stato la falange più avanzata.

 

Fino a risultare inviso perfino ai gerarchi. «Disponiamo oggi di qualche tassello di verità in più — scrive Cusenza — per capire che cosa può averlo convinto a nascondere il fuggiasco, addirittura in casa propria per otto mesi e mezzo (con moglie e figlio), per evitargli un processo con probabile sentenza di morte o una sventagliata di mitra per strada: al punto di correre personalmente il rischio di finire in galera, perdere la professione se non la stessa vita davanti a una più che possibile rappresaglia per mano di zelantissimi giustizieri del momento.

 

enzo paroli

Difficile da capire, a distanza di oltre settant’anni, se ci atteniamo al comportamento più consueto tra gli uomini. E il tempo trascorso non fa che amplificare l’eccezionalità del gesto compiuto in quel contesto. Secondo Tolstoj, più aumenta la distanza temporale da un fatto più le azioni dei protagonisti appaiono dettate dalla necessità anziché dalla libera scelta. E invece in questo caso assistiamo al trionfo di un atto che ci appare, ancora oggi, del tutto libero e perciò fuori dal comune.

 

Non solo il gesto compiuto dall’avvocato Enzo Paroli è complicato da capire, se non facendo uno sforzo di immedesimazione che ai più riesce arduo. Ma è anche eccezionale rispetto all’assai ricorrente “senso di giustizia” cavalcato opportunisticamente nel corso dei secoli. Si tratta di quel ribaltamento grazie al quale si compie un balzo che produce effetti miracolosi per chi se ne faccia protagonista.

 

Soccorro il vincitore scaricando il vinto di ieri e assolvo così la mia coscienza, acquisendo meriti spendibili davanti alla comunità che me li riconosce volentieri, pur di liberarsi essa stessa da scomodi sensi di colpa. Che cosa c’è di meglio di questa scorciatoia per voltare comodamente e salvificamente pagina? Paroli sceglie la strada opposta: più impervia e niente affatto redditizia. Ed è per questa ragione che il suo gesto ne fa ancora oggi un uomo da sottrarre all’oblio».

 

 

virman cusenza foto di bacco

 

Tutto questo ovviamente non cancella l’orrore dell’antisemitismo, e le responsabilità dei fascisti nella persecuzione degli ebrei. È utile anzi ricordare che, se la razzia del ghetto di Roma fu opera dei nazisti, furono purtroppo i fascisti italiani a dare la caccia agli ebrei veneziani, compresi i bambini dell’asilo e i vecchi degli ospizi. Né si può dire che Interlandi sia il Céline italiano; perché se Viaggio al termine della notte resta un grande libro, a dispetto delle idee odiose dell’autore, de «La difesa della razza» dal punto di vista letterario e giornalistico per fortuna non resta molto più di nulla.

 

Quello che resta è semmai il gesto di umana pietà che riconcilia i nemici della guerra civile. Lo stesso spirito che si ritrova nell’ultima lettera del tenente Pedro Ferreira, condannato a morte della Resistenza, che ringrazia il tenente Barbetti per aver tentato di salvargli la vita. E anche nella lettera del capitano Balbis, uno degli eroi del Martinetto — il poligono di tiro dove vennero fucilati i capi della Resistenza piemontese —, che nel momento supremo si pone il tema della riconciliazione: «Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana…».

 

SCIASCIA

 

Il libro di Cusenza, costruito con il passo della grande inchiesta, è pieno di dettagli, notizie, curiosità, riflessioni, che è giusto lasciare al lettore. Questa conclusione invece va anticipata: «Chi fa del bene può dimenticare velocemente, come del resto chi fa del male, scegliendo o non scegliendo di assumersi una responsabilità, vedi il caso di Pilato. Ma chi riceve il bene, come il male, ha il dovere di ricordare.

 

E Sciascia ricorda con lui, con Paroli, un gesto straordinario che scardina le comode linee divisorie che per tutto il dopoguerra, e anche oltre, consentiranno ai furbi teorici dei mondi opposti e inconciliabili, delle barricate e delle cortine di ferro, di erigere muri sotto i quali magari scavare gallerie. Per non ammettere mai, in pubblico, che con il presunto nemico segretamente poi si divideranno i frutti della conveniente separazione.

benito mussolini telesio interlandi

 

Un gesto solare di solidarietà, di quelli che nella Sicilia di Interlandi una volta dovevano essere comuni e frequenti, ha avuto origine invece tra le nebbie brumose del lago di Garda. Dove la cortina grigia e apparentemente uniforme confonde uomini e cose, e aiuta a scoprirne la somiglianza, l’affinità e, alla fine, la profonda comune identità che in esse si nasconde».

giampiero mughini a via della mercede c'era un razzistagiampiero mughini 2

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)

giorgia meloni donald trump jd vance friedrich merz emmanuel macron giorgia s vision libro

MA COME SI FA… E SUL “CORRIERONE’’, COSÌ CARO ALLA FIAMMA MAGICA… EPPOI CHE BISOGNO C’ERA… 24 ORE DOPO CHE MERZ DAL PALCO DI MONACO HA RIDOTTO L’‘’ASSE GERMANIA-ITALIA’’ IN UN ASSE DEL CESSO, SFANCULANDO TRUMP E IL SOVRANISMO MAGA DI VANCE - CERTO, A PALAZZO CHIGI NON HA FATTO ALCUN PIACERE VEDERE IL QUOTIDIANO DI CAIRO ANNUNCIARE L’USCITA AD APRILE NEGLI USA DEL LIBRO ‘’GIORGIA’S VISION’’, IN CUI MELONI È INTERVISTATA DA SALLUSTI, CON LA PREFAZIONE DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, E CON FOTO DELLA COPERTINA SU CUI COMPARE LA FRASE DI TRUMP: “MELONI È UNA DELLE VERE LEADER DEL MONDO” - EPPURE SONO TRASCORSE APPENA 48 ORE DAL 10 FEBBRAIO QUANDO IL QUOTIDIANO DIRETTO (SI FA PER DIRE) DA LUCIANO FONTANA SPARAVA IN PRIMA PAGINA I SEGUENTI TITOLI: “MELONI-MERZ, SCOSSA ALL’EUROPA”, ‘’UE, LA VOLATA DI ROMA E BERLINO PER DARE PIÙ POTERE AGLI STATI’’…

sabrina colle vittorio sgarbi evelina

“IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – LO DICEVA, NEL 2015, VITTORIO SGARBI, CHE SOSTENEVA: “HO UNA RELAZIONE CON SABRINA COLLE, CHE HO CONVINTO, CONTRARIAMENTE AI SUOI PRINCIPI, CHE IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – ORA VITTORIONE SEMBRA AVER CAMBIATO IDEA DATO CHE VUOLE CONVOLARE A NOZZE CON LA SUA COMPAGNA. MA AL “SÌ” HANNO DETTO NO I GIUDICI CHE, SU ISTANZA DI EVELINA SGARBI, FIGLIA DI VITTORIO, HANNO RICHIESTO UNA PERIZIA PSICHIATRICA PRIMA DEL MATRIMONIO - LA RIFLESSIONE DEL CRITICO D’URTO SULLE NOZZE È STATA CATTURATA NEL DOCUMENTARIO "SGARBISTAN"  - L’INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO, LA MANO FEMMINILE CHE TOCCA IL PACCO A SGARBI MENTRE È STESO A LETTO E IL RACCONTO DI FORATTINI CHE DISEGNAVA SEMPRE SPADOLINI CON IL PISELLINO: "UNA VOLTA MI DISSERO: COME HAI FATTO A..."

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT! – A GRANDE RICHIESTA RIPROPONIAMO IL BECERO E VOLGARE DISCORSETTO DEL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI PER INTRODURRE UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI BEATRICE VENEZI, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO – IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI DEFINISCE LA “BACCHETTA NERA” “UNA FIGA BESTIALE” E SOSTIENE CHE “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI SI TROVA A DOVER ESSERE VALUTATA IN UN CURRICULUM ECCELLENTE DA QUATTRO PIPPE CHE DECRETANO CHE BEATRICE VENEZI È IN REALTÀ UNA SEGA COLOSSALE” – IL NIPOTE DI BRUNO VESPA ARRIVA A DIRE CHE “IN QUESTO PAESE FONDATO ORMAI SU PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE, TUTTO QUELLO CHE NON È DI SINISTRA È AUTOMATICAMENTE FASCISTA” – DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO