DAGOSPIA PRESENTA: "YOUTUBE STORY" DI GLAUCO BENIGNI, TERZA PUNTATA - NON APPENA IL SITO DECOLLA, DA OGNI ANGOLO DEL PIANETA ARRIVANO MIGLIAIA DI CLIP AL GIORNO CHE INIZIANO A RIMBALZARE SU OGNI COMPUTER GENERANDO IL PRIMO EFFETTO VIRALE NELLA RETE - MOLTI FIUTANO LE OPPORTUNITÀ DI BUSINESS E L’UPLOAD DEI VIDEO, IN BARBA ALLE REGOLE DEL COPYRIGHT, DIVENTA MASSICCIO - LE MAJOR TELEVISIVE E DISCOGRAFICHE INIZIANO A MUOVERSI FINO AL CASO DI “LAZY SUNDAY” E LA PRIMA GUERRA CONTRO NBC…

"YOUTUBE STORY" DI GLAUCO BENIGNI - TERZA PUNTATA

DIRITTO D'AUTORE? CHE COS'È? PARLIAMONE
Il varo della piattaforma YouTube nell'immenso, procelloso e pescosissimo mare di Internet è dunque avvenuto con successo. Migliaia di nuovi videoclip ogni giorno affluiscono nel sito; si vanno ad aggiungere ai 3 milioni di video già presenti, e tutti vengono ospitati grazie a masse di terabyte che funzionano da stiva e vetrina.

Il numero dei clip sembra, inoltre, destinato ad aumentare esponenzialmente, come se una fusione nucleare a freddo, quella che i Fondatori avevano definito «interconnessione geoculturale», si fosse innescata e cominciasse a sprigionare energia al di là del controllo. Come se una forza, quella della web community, repressa e compressa da anni, avesse finalmente trovato un punto di fuga dalle viscere di una Storia Arcaica dei Media e si manifestasse a mo' di eruzione vulcanica incontrollabile o in forma di tsunami di megabyte.

Da ogni angolo del pianeta omnia si riversa all'interno di YouTube e, una volta raggiunte le sue agognate sponde, alcuni clip vi si fermano in trepida attesa di essere visionati dai membri della Comunità, a loro volta in crescita esponenziale, altri clip invece rimbalzano via email verso dovunque, anywhere - anytime, perpetuando la loro emanazione irrefrenabile.

Mai prima d'ora il concetto di viral communication era apparso così evidente. Si assiste e si partecipa a una manifestazione tanto primitiva quanto tecnologicamente evoluta di un bel pezzo dell'anima collettiva. Si partecipa e si assiste divertiti a un arrembaggio tanto ribelle quanto altamente civilizzato. Un arrembaggio caotico e razionale al contempo.

A bordo di YouTube, nelle pieghe dei suoi 16 terabyte, sin dalle prime settimane, si comincia a rinvenire qualsiasi suono e immagine. Ogni argomento, gesto individuale e/o collettivo, sogno, sorriso, lamento doloroso, sberleffo, satira eccetera, ha diritto di ospitalità e ottiene pertanto quella visibilità prima negata. Ogni argomento e gesto viene rilanciato nella segreta speranza di ottenere un'eco, un riconoscimento, una minima o massima dignità.

Videoclip su politica, ambiente, animali, cucina, amore, viaggi, videoclip musicali, stralci di pubblicità, comizi lucidi o deliranti, spicchi di partite di calcio, gare di pattinaggio... Omnia affluisce incessante e prende posto automaticamente negli sterminati scaffali di YouTube.
In questa iniziale stagione, inoltre, non esiste alcun filtro nei confronti di nessuna fonte. Gli uploader (utenti che inviano i clip) dichiarano di aver letto i Termini d'uso (Terms of Use) e di accettarli. In realtà invece molti di loro ignorano o fingono di ignorare le regole del copyright per poterle sbeffeggiare a piacimento.

I filmati giungono da una massa di utenti dilettanti e sconosciuti, ma anche da professionisti o individui che si considerano tali, i quali hanno immediatamente intuito che quel nuovo medium può essere un'ottima vetrina per i loro lavori e lavoretti.
C'è però un problema. Una quantità di scogli - alcuni enormi e visibilissimi, altri affioranti, altri poco sotto il pelo della linea di galleggiamento - si erge lungo la rotta della nave YouTube.

Moltissimi filmati, infatti, lunghi o corti che siano, belli o brutti, irriverenti o ossequiosi nei confronti delle élite, giungono firmati da anonimi o emeriti sconosciuti che affermano di possederne i diritti. In realtà, alcuni di questi filmati sono recuperati dagli uploader negli sterminati archivi di soggetti industriali che li hanno messi in circolazione su DVD, o sono stati registrati dalle emittenti Tv dei diversi network.

Di fatto la Community è in larga parte composta da individui giovani, che si ispirano alla cultura degli hacker: legioni di adoratori di Napster, che per anni si sono scambiati brani musicali senza curarsi in alcun modo di violare il diritto d'autore, cominciano a spedire a YouTube vecchi spezzoni di film, copie registrate di programmi Tv recenti o del passato, brani da DVD in commercio contenenti video musicali e altro materiale protetto da copyright.

Mossi dalla voglia di condividere, inoltrano tutto ciò che ritengono degno di essere sottoposto all'attenzione altrui. Non è pirateria secondo loro, è fair use (uso personale e senza fini di lucro) quindi tollerabile. In fin dei conti nessuno guadagna un solo centesimo in quel frenetico invio e scambio di filmati e ciò corrisponde, in teoria, al concetto di fair use più volte evocato in alcune dispute relative al copyright.

Nella Community tutto sembra svolgersi dunque all'ombra del Copyright Act del 1998: una voluminosa serie di norme con cui si era tentato di regolare il non regolabile, quando la riproduzione elettronica dell'opera d'arte, dopo tanti anni di registrazioni audio e video illegali, aveva invaso anche il web.

Ma per molti soggetti industriali e commerciali, alcuni dei quali siedono nell'Olimpo dei vecchi media, «copyright» non è semplicemente una parolina interpretabile a piacimento, e per i loro molti e agguerriti uffici legali la sua violazione reiterata (infringement) costituisce un attentato, quasi un atto terroristico contro una delle roccaforti del sistema economico planetario: il diritto d'autore e di Produttore, perdio!

I cani da guardia dei vecchi media e dello Show&Music Business, già provati dall'interminabile braccio di ferro che li aveva visti da decenni in prima linea contro i pirati di film e musica, si innervosiscono immediatamente. Qualcuno comincia a ringhiare, altri ad abbaiare.

Nonostante le continue dichiarazioni di buona fede e il gioco di interpretazioni a doppio incastro contenute nei Termini d'uso di YouTube e nei riferimenti che echeggiano al Copyright Act del 1998, la questione appare da subito incandescente. È come se i Fondatori cercassero di tenere una rotta che li dovrebbe condurre, con i loro utenti, verso il mare aperto del libero videosharing, mentre alcuni di questi utenti caricano la nave con ingombranti - dal punto di vista legale - carichi, che la fanno sbandare paurosamente conducendola verso le secche o addirittura verso scogli che affiorano improvvisamente. Per contro i timonieri, che certo sono al corrente del problema, sembrano ignorare completamente gli scogli.

Ciò che impressiona gli analisti e rallenta le azioni legali è, comunque, l'abilità dei timonieri di comportarsi in modo talmente «leggero» da giungere quasi a sorvolare gli ostacoli. YouTube non si limita a galleggiare nella storia della cultura contemporanea. Non appartiene in nessun modo alla classe dei media digitali noti.

È l'ultimo prodotto dei New Media, dà ospitalità a una immensa comunità di surfisti e la stessa nave, nonostante la sua mole, tenta di comportarsi come una piattaforma in grado di fare surf sulle norme e sulle pratiche dominanti nel mondo degli affari. Ovviamente questo presunto privilegio non può durare a lungo. E infatti...

SUNDAY, LAZY SUNDAY
A San Francisco si racconta che Chad lo apprese da un'email, Steve da un sms notturno e Roelof da uno dei suoi legali. Fatto sta che il 9 gennaio 2006, subito dopo la pausa natalizia, tutto il mondo ne viene a conoscenza perché il caso finisce sulle pagine del grande settimanale Newsweek. In apparenza è una baggianata: una cosa da ragazzi, fatta da ragazzi. Ma secondo alcune interpretazioni non è per niente così.

I protagonisti della vicenda sono Chris Parnell e Andy Samberg, una coppia di irriverenti giovani attori-cantanti- rapper che potremmo paragonare a una delle tante che si vedono ogni giorno anche sui nostri teleschermi. I due erano andati in onda il 17 dicembre con una stralunata e surreale gag intitolata Lazy Sunday (una pigra domenica), all'interno di Saturday Night Live, un famoso programma del sabato sera della NBC Television, ovvero la più antica rete Tv degli Stati Uniti d'America, di proprietà della General Electric.

Chris e Andy, in quei 2' 30" in cui smangiucchiano dolcetti e prendono un taxi a Manhattan per recarsi a vedere un matinée teatrale, sono stati visti da 7,2 milioni di persone. Chris e Andy sono due talenti da utilizzare e «mungere» con calma. Due giovani star che hanno firmato un rigido contratto con la NBC, una rete di tradizioni autorevoli e rispettate, nata dalla esperienza radiofonica degli Anni '50, fondata da uno dei padri dei media americani, il generale David Sarnoff. NBC, nel suo ruolo di gigante dei media, dispone ovviamente di uno staff di legali che nel corso dei decenni si è scontrato con chiunque, e ha spesso vinto. È gente che non può certo tollerare l'accaduto.

«Perché dunque? Perché» si chiedono ai piani alti del grattacielo NBC «qualche youtuber ha creduto di poter registrare quei due minuti e mezzo e ha creduto di poterli inviare al sito di videosharing? Come è potuto accadere che il video sia stato inoltrato via email a chissà quanti altri indirizzi della web community? E come mai è stato visto e rivisto milioni di volte? Ma soprattutto: perché è stato riproposto talvolta dopo essere stato ‘sezionato', tagliato, reinterpretato, e tutto senza il nostro permesso?»

Ovviamente non è la prima volta che si verifica un caso simile. Già in passato c'erano stati episodi del genere. Ma stavolta c'è la «lesa maestà» della NBC, la «lesa maestà» di un programma di prime time del sabato sera, la «lesa maestà» nei confronti di un'audience dell'ordine dei 7 milioni che, tra- dotta in potenziali inserzioni pubblicitarie - e questo in definitiva è il punto -, equivale a centinaia di migliaia di dollari. Per capire bene la questione bisogna smontare il giocattolo.

I lettori più esperti perdoneranno l'insistenza sui dettagli, ma non tutti conoscono i meandri del Media and Show Business. L'interpretazione che la NBC dà dell'accaduto è questa: se Chris e Andy fanno - come si dice in gergo - 7,2 milioni di spettatori, la nostra concessionaria di pubblicità offre le loro future performance agli inserzionisti a una cifra x, ipotizzando che quei 7 milioni di spettatori li vogliano rivedere e quindi si espongano anche agli spot.

E siccome ogni spettatore vale una certa quantità di dollari, più sono - e saranno - e meglio è per la rete Tv. Ovviamente la NBC deve poter disporre in esclusiva della loro immagine, e deve considerarli «cosa nostra». Se però quei maledetti, anarchici youtuber se ne fregano di tutto ciò, prendono le performance di Chris e Andy - o di chiunque altro - le registrano e le fanno circolare gratuitamente e senza pubblicità, avvengono fatti inaccettabili: a) si soddisfa l'ansia di rivederli e goderseli.

Ergo: il giorno in cui vengono riproposti dagli schermi NBC si rischia un calo di audience; b) la loro immagine potrebbe essere danneggiata o gestita impropriamente; c) gli spettatori potrebbero cambiare programma dicendosi: «Tanto poi me li rivedo su YouTube quando mi pare»; d) gli inserzionisti potrebbero mercanteggiare al ribasso. E infine: e) non possiamo rivenderceli sugli iPod.

La questione però è - e si chiarirà in seguito - ancora più aggrovigliata, in quanto nel complesso gioco mediatico tutte queste considerazioni possono anche essere lette al contrario. Ma i legali della NBC, quel giorno, ispirati dalla loro tradizione di cani da guardia con pedigree, sono costretti ad abbaiare a chiunque si avvicini al recinto, senza distinguere se l'intruso sia una vera minaccia o un potenziale vantaggio. Abbaiano ma non mordono! Le cose infatti non sono del tutto chiare.

«In un certo senso» commenta Lorne Michaels, il produttore dei due comici «siamo di fronte a una nuova fabbrica di stelle. D'ora in poi qualsiasi cosa facciano il pubblico li vorrà». Ma anche questo si può considerare un messaggio trasversale contro la NBC. Interpretabile come: «Voglio più soldi!» E questo non piace ai boss.

I giornali per loro conto commentano ariosamente: «Il successo di Lazy Sunday su YouTube rappresenta un giro di boa per l'industria cinematografica e televisiva. I filmaker seguiranno ora il percorso tracciato dai videoblogger e, dopo averli creati a basso costo, distribuiranno direttamente i loro lavori sul web». «È il tramonto dello strapotere di Tv e cinema» aggiungono altri. «Finalmente» si legge nei titoli della stampa specializzata «abbiamo una nuova Età dell'oro, nella quale gli artisti possono avere un rap- porto diretto con il loro pubblico».

Tutte considerazioni in realtà non nuove: da anni si vagheggia questa eventualità. Ma ora è successo su grande scala, nell'arena mediatica, con una grande eco di massa. Il re è nudo e strilla come un'oca del Campidoglio. In ogni caso l'industria mantiene una speranza e la esprime così: «Non tutto funziona bene come Lazy Sunday».

Ma anche questo suona minaccioso, perché l'arbitro della qualità e del gradimento non è più il complesso sistema di promozione, misurazione e critica dei talenti, da sempre sotto controllo da parte dell'élite dei media, quanto piuttosto il vertiginoso numero di click ottenuti su YouTube. A molti sembra la presa della Bastiglia, e qualcuno dell'Ancien Régime comincia a considerare Chad, Steve e Jawed alla stregua di Marat, Danton e Robespierre perché - a loro dire - «stanno per instaurare il Terrore».

Continua...

LINK ALLA PRIMA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-youtube-story-di-glauco-benigni-prima-puntata-ha-cambiato-la-vita-a-36398.htm

LINK ALLA SECONDA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-youtube-story-di-glauco-benigni-seconda-puntata-se-i-tre-giovani-nerd-36452.htm

 

CHAD HURLEY CHAD HURLEY STEVE CHEN JAWED KARIM CHAD HURLEY E STEVE CHEN lorne michaels PADRE PADRONE DI SNL CHRIS PARNELL ANDY SAMBERG LAZY SUNDAY DI SATURDAY NIGHT LIVE ANDY SAMBERG CHRIS PARNELL Andy SAMBERG ChrisParnell LORNE MICHAELS TINA FEY E UN AUTORE DI SNL SATURDAY NIGHT LIVE

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