dario fo - franca rame

1. DARIO FO FA 90 E RIVELA LA SUA VITA, TRA PASSIONE E TRADIMENTI, CON FRANCA RAME 2. “CI SIAMO LASCIATI ALMENO UN PAIO DI VOLTE. SEMPRE LEI. E AVEVA RAGIONE, IO ERO SBALLATO. AVEVAMO UN SUCCESSO INCREDIBILE, IO ERO CIRCONDATO DA RAGAZZE BELLISSIME CHE MI SI OFFRIVANO… ALLORA LEI DISSE BASTA. NON ERANO TUTTE STORIE SENZA IMPORTANZA: QUALCUNA TRA QUESTE RAGAZZE SI INNAMORAVA DI ME E IO ANCHE ERO COINVOLTO. MA FRANCA È SEMPRE STATA IL CENTRO DEL MIO UNIVERSO. UN AMORE ASSOLUTO. QUANDO LEI SE NE ANDAVA E MI CHIAMAVA L'AVVOCATO 'SUA MOGLIE SI VUOLE DIVIDERE', ALLORA ERA UN DRAMMA’’

Silvia Truzzi per il “Fatto Quotidiano”

 

Lo cercano tutti per via delle novanta candeline. E giustamente lui obietta: ma io non ho fatto nulla di rilevante, compio soltanto gli anni. Il numero però è importante.
Come lo è il padrone di casa, che ci riceve in un' assolata mattina milanese mentre la primavera albeggia al di là delle finestre. Siamo venuti tante volte in questo appartamento a parlare con Dario Fo dei suoi libri, dei suoi spettacoli, della politica. L' ultima, l' anno scorso, ci aveva lasciato con una frase indimenticabile: "Creare meraviglia vuol dire suscitare l' incanto in chi ti guarda. E attraverso il coinvolgimento passano al pubblico molte cose, per questo fare teatro è il mestiere più straordinario del mondo".

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Di lui sappiamo quasi tutto, perché non ha mai smesso di lavorare, scrivere, recitare e nemmeno di far sentire la sua voce nel dibattito pubblico. Allora, in occasione di questo compleanno così rotondo e dunque così simbolico, abbiamo cercato di capire da dove arriva quel suo estro vulcanico che tanto ha dato all' Italia.

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Tutto comincia a Luino, il 24 marzo del 1926 quando mamma Pina dà alla luce Dario. Suo marito Felice, di nome e di fatto, è un capostazione con la passione per il teatro. Il più antico ricordo è "un fatto di sangue", sullo sfondo c' è un binario: "Avevo circa tre anni. Vidi un ragazzo che attraversava in bicicletta la ferrovia. Cadde e si ferì profondamente una mano, in verticale. Gli andai vicino, la mano era tutta rossa di sangue. Era la prima volta che lo vedevo e ho scoperto che l' uomo è pieno di sangue. Poi è arrivato un signore che l' ha soccorso e gli ha stretto una sciarpa attorno alla ferita. E gli ha detto: 'Andiamo in ospedale perché dovrai mettere dei punti'. Un' altra cosa che mi colpì moltissimo: non sapevo che le persone si potevano rammendare come faceva la mamma con i pantaloni sdruciti".
Un fatto traumatico.

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E non è il solo. L'altro ricordo è di una notte in cui mi sono svegliato in casa e non c'era nessuno. Ho cominciato a strillare ed è arrivata una vicina. Mi ha consolato, con una perfetta recita a soggetto in cui ha inventato una scusa su due piedi e mi ha fatto riaddormentare. Ma appena i miei sono tornati mi sono svegliato: volevo sapere perché erano andati via senza dirmi nulla. Questi sono i due primi ricordi della mia vita.

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La sua scelta di arruolarsi giovanissimo nell'esercito della Rsi ha suscitato un mare di polemiche negli anni Settanta.
Ho scritto tutto in un libro: mi sono arruolato nell' esercito italiano, in quanto italiano e non in quanto fascista, per un brevissimo periodo. Mi sono arruolato per non essere deportato in Germania e alla fine sono andato nei parà perché per i paracadutisti c' era un periodo di addestramento obbligatorio e sapevo che la guerra era agli sgoccioli: in Germania non ci volevo andare, nessuno tornava. Alla fine sono scappato, perché avevano fucilato venti civili senza ragione. Non m' importava nulla che mi uccidessero: il mondo attorno a me ormai era solo brutalità, violenza, sopraffazione. Non m' interessava più nulla di come andava a finire. Sono andato a rifugiarmi in montagna durante le ultime settimane prima della Liberazione. Ma la gente del mio paese, quando sono tornato, non mi ha chiamato fascista. Ho soltanto cercato di salvarmi: ero un ragazzo.

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La sua prima vocazione artistica è stata la pittura.
Ho studiato all' Accademia di Brera, per otto anni. In quegli anni imparo a incidere, a dipingere, a scolpire. Però a un certo punto capisco che non siamo più nel periodo d' oro della pittura, con la guerra qualcosa si è rotto. Tanto è vero che anche i pittori già affermati cominciano a faticare. A un certo punto un importante mercante d' arte mi propone di entrare nella sua bottega. Cioè lui mi passava uno stipendio, ma in cambio voleva la gran parte della mia produzione. Mi lasciava una decina di quadri: all' epoca io producevo tantissimo, una tela al giorno. Lui si prendeva tutto, salvo che io fossi diventato molto famoso, allora avrei percepito delle percentuali sulle vendite. Capii che era una truffa e allora dissi basta, questo non è il mio mestiere.

E quindi?
Mi sono iscritto ad Architettura. Contemporaneamente lavoravo per aiutare mio padre a pagare le tasse e i libri: facevo il ragazzo di bottega in uno studio di architettura. Mi mandavano a fare dei rilievi, su cui producevo dei bozzetti.
A un certo punto scopro che il terreno di cui mi occupo è vincolato, a uso agricolo. Allora vado dal titolare dello studio e gli dico: ma perché lavoriamo ai progetti su quel terreno che è vincolato? È inutile. E lui mi risponde: 'Non preoccuparti, le vie del sorprendente in architettura sono infinite'. Un mese dopo, il Comune aveva cambiato la destinazione d' uso di quel terreno, da agricolo a edificabile. Per me fu una delusione grandissima. Disperatamente diedi le dimissioni. Non avevo un soldo, letteralmente, ed ero depresso.
Continuavo a dimagrire perché appena mangiavo qualcosa, rimettevo. Un mio amico mi disse: 'Ma io ti ho sentito recitare e tutti ti applaudivano. Sei bravissimo a recitare, è quello il tuo mestiere!'.

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Allora andò a bussare alla porta di Franco Parenti.
Esatto: andai lì con alcuni monologhi che avevo pronti e mi presero subito. Alle prove c'era Franca. Io la conoscevo già, attraverso una fotografia che avevo visto nel salotto di casa di sua madre a Varese, perché per caso avevo conosciuto il fratello.

Ed è stato subito amore?
Dio… era meravigliosa: bellissima, affascinante, spiritosa. Bravissima sul lavoro.

dario fo tra i repubblichini  paracadutistidario fo tra i repubblichini paracadutistiFranca Rame e Dario FoFranca Rame e Dario Fo


E corteggiatissima.
Lei mi piaceva moltissimo, ovviamente. A chi non piaceva Franca? Ma non era alla mia portata. Tutte le volte che la guardavo mi dicevo: 'Non perdere tempo, non perdere la testa, non fare casini. Con tutti i pretendenti potenti e ricchi che ha…'. M' imponevo di non incrociare mai il suo sguardo, di non darle retta se mi rivolgeva la parola. Arrivavano fiori, regali, venivano a prenderla con l' automobile.
Figurati un po', io ero uno spiantato. Una sera però ci ritrovammo da soli. Io stavo uscendo dal teatro e lei mi disse: 'Ma dove vai, Dario?'. Io, secco: 'A casa'. E lei: 'Non mangi?'. Le raccontai una bugia: 'Ho già mangiato prima'.
Ma lei aveva capito: 'Stai dicendo una balla'. Non avevo una lira in tasca. Allora m' invitò lei: 'Pago io. Ma ho soldi abbastanza per pane, salame e una birra. Ti va?'. Tutti i miei buoni propositi andarono a farsi benedire… Abbiamo attraversato Milano in lungo e in largo, quella notte. Io la accompagnavo a casa, poi lei insisteva per accompagnare me e io di nuovo lei. Abbiamo parlato per molte ore, una serata gioiosa e divertente.

E quindi l' ha baciata?
Ma no! Anzi, non volevo mai uscire con lei. Inventavo delle balle, dicevo sempre che ero occupato, che non potevo. Una volta le ho detto addirittura che avevo un esame al Politecnico e che dovevo studiare e non era vero perché avevo già lasciato. Quella sera stessa, eravamo nelle quinte del palco, lei mi ha dato uno spintone. Sono finito con le spalle al muro e mi ha baciato. Questa è la storia.

Franca Rame e Dario FoFranca Rame e Dario FoFranca RameFranca Rame


Siete stati insieme tutta la vita. Ma Franca a un certo punto l' ha lasciata.
Veramente mi ha lasciato un mucchio di volte. Quando è diventata soubrettona, in gergo si dice così, per una compagnia molto importante, la sorella le diceva: 'Lascia perdere gli attori, sono dei perdigiorno. Che vita ti può dare Dario?'. Poi abbiamo fatto la pace, una volta che lei venne a vederci recitare. E tornò con noi per recitare ne Il dito nell' occhio. Poi ci siamo sposati in Sant' Ambrogio con il vescovo che aveva tenuto lì l' arredo di un altro matrimonio. Poi ci siamo lasciati almeno un paio di volte. Sempre lei. E aveva ragione, io ero sballato. Avevamo un successo incredibile, io ero circondato da ragazze bellissime che mi si offrivano… Allora lei disse basta.

Dario Fo e Franca RameDario Fo e Franca Rame

 

Tra queste distrazioni, non c' è mai stata nessuna che fosse importante?
Se fossi ipocrita, le direi che erano tutte storie senza importanza, occasionali.
Avventure di nessun conto. Invece no: qualcuna tra queste ragazze si innamorava di me e io anche ero coinvolto. Ma Franca è sempre stata il centro del mio universo. Quando lei se ne andava e mi chiamava l' avvocato dicendomi 'sua moglie si vuole dividere', allora era un dramma.

Franca l'ha mai tradita?
Credo l' abbia fatto per ripicca. Io ci soffrivo ma mi sentivo troppo colpevole, capivo che lei aveva tutte le ragioni. Però questi sono stati incidenti, inciampi. Non sono stati mai la chiave della nostra relazione.
Ho avuto per Franca un amore assoluto, sconfinato, traboccante. Ricordo quando ebbe un incidente stradale, doveva dormire su una superficie rigida e si sdraiava sul pavimento perché sul letto non riusciva a stare. E io andavo a sistemarmi vicino a lei per terra.

Le donne hanno con Franca Rame un debito di gratitudine per aver avuto il coraggio di raccontare la violenza subita nel '73. Cos' ha provato lei quando sua moglie è stata presa?
Non ci sono le parole per dire la rabbia, il dolore, il senso d' impotenza. La cosa più terribile è stata quando sono venuti fuori i particolari, il coinvolgimento dello Stato e dei carabinieri, il brindisi alla notizia dello stupro. Il processo andato prescritto… (una lacrima minuscola scivola sulle guancia dietro gli occhiali da sole, ndr)

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Come ha fatto sua moglie a superarla?
Un professore nostro amico le disse: 'Franca, denunciare non basta. La terapia devi fartela da sola, devi salvarti tu.
Non basta che ne parli con i tuoi familiari o con qualche amico. Devi liberarti, devi raccontare. Fallo in teatro, è il tuo mestiere'.
Lei, scuotendo la testa, rispose: 'No, questo non posso farlo'. Un sera, mentre recitavamo uno spettacolo, lei aveva la scena dopo la mia, un monologo. Io ero dietro le quinte e improvvisamente capisco che non è il pezzo previsto, ma che Franca sta raccontando il suo dramma. La gente era sconvolta. Un coraggio da leonessa. E che esempio è stato per le donne!
Quelli erano ancora tempi in cui le ragazze non potevano denunciare le violenze.

Cosa le ha insegnato diventare padre?
Ho capito tardi l' importanza del mio ruolo di genitore, di quello che dovevo fare per mio figlio Jacopo. Lavoravo tanto, ero spesso fuori in tournée. Mi sono perso la sua infanzia: è mancata anche a me.
Poi ci siamo avvicinati molto e sia io che Franca abbiamo capito che dovevamo vivere insieme la nostra condizione di genitori ed essere in pieno una famiglia. Oggi sono nonno e bisnonno, felice. Passo molto tempo con la mia famiglia: ora per questo compleanno arrivano tutti, mi manderanno a dormire in solaio!

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Parliamo di amici.
Sono sempre stato un ladro: di conoscenze, di sapere, di esperienza. Ho guardato i miei amici lavorare, li ho ascoltati e ho rubato, da tutti un po'.
Quando ero ragazzino andavo in campagna a dipingere con i pittori adulti: li osservavo attentamente, copiavo. E pure all' Accademia. Io raccontavo storie, favole. Mi esibivo. Come giullare ero già famoso. E poi io chiedevo a mia volta di farmi vedere come si facevano le cose: ho sempre imparato rubando. Gaber, Jannacci mi chiamavano maestro: sono stati i primi. Ho insegnato loro alcune cose… Cadenzare senza esagerare, stare in scena naturalmente.
Gli consigliavo di parlare con il pubblico, di creare un rapporto con chi li ascoltava.

Qualche rimpianto?
Chissà perché me lo domandano tutti… Ho avuto una fortuna esagerata nella mia vita.
Tutto quello che andava male, le crisi, i momenti distruttivi si sono sempre capovolti.
Mi sono trovato spostato dal vento verso orizzonti diversi, cambiamenti, novità. Nessun rimpianto, davvero.

Perché non ha mai voluto guidare l' auto?
Non m' interessava. Guidare è un' attività esclusiva, per cui non puoi mai distrarti. Ho provato una volta e ho capito che non ero adatto. Ma lo sospettavo: perfino in bicicletta cadevo perché pensavo a tutto fuorché alla strada. Poi c' era Franca, lei era così brava a guidare…

Michele Santoro con Dario Fo e Franca Rame Mario Proto Michele Santoro con Dario Fo e Franca Rame Mario Proto

 

Fo pittore e Franca Rame in mostra Pupazzi con rabbia e sentimento Fo pittore e Franca Rame in mostra Pupazzi con rabbia e sentimento Franca Rame e Dario FoFranca Rame e Dario Fo

I libri più importanti della sua vita?
Tantissimi. Le dico Memorie di un ottuagenario di Ippolito Nievo, che ho letto da ragazzo e amato moltissimo. Fino a un certo punto sono stato un vorace lettore di romanzi. Adoravo Dos Passos e Hemingway. Poi a un certo punto avevo delle curiosità che volevo togliermi, sulla Storia per esempio. Ho cominciato a leggere saggi e pubblicazioni scientifiche.

Il giorno in cui le hanno assegnato il premio Nobel è stato il più bello della sua vita?
No! Il giorno più bello è stato quando è finita la guerra: ricordo come se fosse ieri la festa dei paesi, mentre si allontanava l' incubo della morte, delle bombe, di quella distruzione orrenda. Quando ho vinto il Nobel con Franca ci siamo detti: 'Adesso non montiamoci la testa'. E abbiamo ricominciato a lavorare.

Cos' è la vecchiaia?
Perché lo chiede a me? Io non mi sono accorto di nulla. Ogni tanto qualcuno mi diceva: 'Guarda che tra un po' compi novant' anni', e io non ci davo peso. La vecchiaia ti viene addosso, all' improvviso. Io però mi sento anziano, non vecchio. E le spiego perché: i vecchi sono conservatori, sono nostalgici. Non fanno che ripetere 'ai miei tempi', hanno una mentalità chiusa, a volte ottusa. Non accettano le cose nuove, ridono poco. Sono ostili alla diversità. Io non mi trovo bene con quelli della mia età: peraltro i vecchi di solito votano a destra. E io a destra mai!

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