cervetti calvosa

FERMI TUTTI: L’ORO DI MOSCA NON ERA IN RUBLI MA IN DOLLARI – NEL SUO ROMANZO D’ESORDIO GIANLUCA CALVOSA RACCONTA, AFFABULANDOLA, LA PARABOLA DI GIANNI CERVETTI, TESORIERE DAL 1975 DEL PCI E RIPERCORRE LA STORIA DEL FLUSSO DI DENARO (PER L’ESATTEZZA: DI DOLLARI) CHE DALL’URSS È ARRIVATA NEI FORZIERI DEL PIÙ GRANDE PARTITO COMUNISTA OCCIDENTALE – LE SCINTILLE TRA IL SOCIALISTA CICCHITTO E D’ALEMA: “ERA PIÙ ELEGANTE FARSI FINANZIARE DA UN PARTITO (IL PCUS, NDR), PIUTTOSTO CHE DALLA CIA”

Aldo Torchiaro per ilriformista.it

 

gianni cervetti

La presentazione del romanzo Il tesoriere, di Gianluca Calvosa edito da Mondadori, è l’occasione per Massimo D’Alema di tornare a dire la sua, in un confronto pubblico che cade a Roma nelle giornate dello showdown dei partiti verso il Colle. Perché è chiaro a tutti che D’Alema è il kingmaker di una buona parte della classe dirigente attuale dem, da Zingaretti al sindaco romano Gualtieri, prima di Bettini.

 

L’appuntamento del suo ritorno in campo è organizzato da quelli di Formiche, sempre attenti a rispettare gli equilibri bipartisan, ed ospitato in quella terra di tutti e di nessuno che è il Centro Studi Americani. Fa gli onori di casa Chicco Testa, e sul palco accanto all’autore e a D’Alema ci sono Anna Finocchiaro, fondazione Italia Decide, e il più intellettuale dei socialisti ancora oggi attivi, Fabrizio Cicchitto.

 

gianluca calvosa

Il romanzo racconta, affabulandola, la storia di Gianni Cervetti, colonna del Pci (tendenza migliorista milanese) e tesoriere dal 1975, quando successe nell’incarico ad Armando Cossutta. E il racconto di quella storia rievoca subito la grande divisione tra le due sinistre dai fatti di Praga alla fine degli anni Ottanta, e pesca a piene mani in una vicenda mai del tutto chiarita. La dipendenza di Botteghe Oscure da una bottega più oscura di tutte, ma dalla cupola dorata.

calvosa cover

 

L’Oro di Mosca, come Cervetti definiva il flusso di denaro (per l’esattezza: di dollari) che dall’Urss è arrivata nei forzieri del più grande partito comunista occidentale, quanto e come ha influenzato le scelte strategiche del Pci.

 

Moltissimo se, a guardare la verità storica, il segretario Enrico Berlinguer decise nel 1976 di interrompere motu proprio questo flusso, bloccando il “conto sovietico” e facendo sapere a Mosca di doversi ritenere tutti a mani libere. «Il nostro partito sapeva, perché fino al 1956 partecipò anch’esso, che Mosca sosteneva con cifre impressionanti la sinistra italiana», spiega Cicchitto. E va oltre: Per questo fare la scelta autonomista per noi fu particolarmente impegnativo, perché per decenni sapevamo che gli Stati Uniti pagavano la Dc e l’Unione Sovietica manteneva il Pci. Noi lì in mezzo, da soli, senza finanziamenti, abbiamo dovuto contare sulle nostre sole risorse».

 

cervetti cover

 Ma non si tratta di un simposio accademico; i protagonisti dell’incontro lavorano sull’oggi. La legge sul finanziamento pubblico ai partiti è la vera vittima di un decennio populista dominato dalla scure dei Cinque Stelle. Tutti concordano. «Vanno ritrovati gli strumenti per la democrazia, perché non può esistere politica senza risorse», taglia corto Anna Finocchiaro. D’Alema cattura il microfono per rievoca i suoi viaggi a Mosca, i suoi rapporti con i tesorieri, a partire proprio da Gianni Cervetti. Ma il tema è come si va avanti adesso.

 

«Abbiamo un disperato bisogno di ritrovare la politica vera. Le idee, le storie, le posizioni chiare. Trovo aberrante che un editorialista abbia scritto che finalmente abbiamo un presidente del Consiglio di cui si ignora che cosa ha votato». E continua: «È ora di avere una legge chiara sul finanziamento della politica, una legge sulle lobby, una sul conflitto di interesse».

 

berlinguer a mosca con pajetta e cervetti

Altrimenti si dà adito a troppi errori interpretativi sui quali si può insinuare un potere diverso, non democratico. «La magistratura – dice infine D’Alema – a un certo punto ha perfino inventato un reato, quello della concussione ambientale. La bestia nera dalla quale si doveva liberare l’Italia era la politica, erano i partiti», dice con un filo di orgoglio. «Un gioco che ha fatto comodo ad altri, a interessi e poteri che stanno fuori dall’Italia», concorda sul punto Cicchitto. «I primi a usare la parola casta furono le Brigate Rosse», ricorda D’Alema. «Poi divenne il titolo di un libro e da lì in poi lo slogan dei populisti».

 

 

D’ALEMA-CICCHITTO

Da formiche.net

 

massimo d alema

(…) Particolarmente riuscite una serie di battute al vetriolo di Cicchitto, quando dice che il PCI è un partito azienda, come Forza Italia, con la differenza che quest’ultimo è una azienda che si è fatta partito, mentre il primo è un partito che si è fatto… cooperativa. Dunque la questione del conflitto d’interessi del PCI era identica a quella di Berlusconi.

 

O, ancora, quando l’ex socialista argomenta che Antonio Di Pietro era arrivato alle soglie di Botteghe oscure e non poté procedere contro il PCI solo perché non sapeva a chi Raul Gardini avesse materialmente consegnato la bustarella; complici anche “le casematte della sinistra” – giornalisti e magistrati – che essenzialmente salvarono solo i comunisti dal naufragio della Prima Repubblica.

 

Osservazione condita da un pizzico di veleno, quando Cicchitto ricorda che la sinistra candidò proprio Di Pietro nel collegio blindato del Mugello. Conclude Cicchitto: “Avete distrutto il PSI e vi ritrovate a governare con il M5s”, è la nemesi; a questo punto, “spero che Draghi rimanga fino al 2050”.

 

fabrizio cicchitto foto di bacco (10)

A questi attacchi, D’Alema ha risposto sornione che “era più elegante farsi finanziare da un partito (il PCUS, ndr), piuttosto che dalla CIA”; “a capo delle cooperative, c’erano socialisti e repubblicani”; quando c’erano i trasferimenti, “i finanziamenti non rilevavano come reato secondo la Procura della Repubblica di Roma”, e anzi, dopo, quando scattò la normativa anticorruzione, “i finanziamenti erano versati contro Berlinguer”.

 

Ultimi Dagoreport

antonio barbera giulio base monda buttafuoco borgonzoni mantovano

FLASH! – BIENNALE DELLE MIE BRAME: IL MANDATO DI ALBERTO BARBERA ALLA DIREZIONE DELLA MOSTRA DEL CINEMA TERMINA FRA UN ANNO MA DA MESI SI SUSSEGUONO VOCI SULLE ASPIRAZIONI DI ANTONIO MONDA (SPONSOR MANTOVANO) E DI GIULIO BASE, SUPPORTATO DALLO STRANA COPPIA FORMATA DALLA SOTTOSEGRETARIA LEGHISTA LUCIA BORGONZONI E DA IGNAZIO LA RUSSA (GRAZIE ALLO STRETTO RAPPORTO CON FABRIZIO ROCCA, FRATELLO DI TIZIANA, MOGLIE DI BASE) - IL PRESIDENTE ‘’SARACENO’’ BUTTAFUOCO, CHE TREMA AL PENSIERO DI MONDA E BASE, NON VUOLE PERDERE LA RICONOSCIUTA COMPETENZA INTERNAZIONALE DI BARBERA E GLI HA OFFERTO UN RUOLO DI ‘’CONSULENTE SPECIALE’’. RISPOSTA: O DIRETTORE O NIENTE…

peter thiel narendra modi xi jinping donald trump

DAGOREPORT - IL VERTICE ANNUALE DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE DI SHANGHAI (SCO), SI AVVIA A DIVENTARE L’EVENTO POLITICO PIÙ CLAMOROSO DELL’ANNO - XI JINPING ATTENDE L’ARRIVO DEI LEADER DI OLTRE 20 PAESI PER ILLUSTRARE LA “VISIONE CINESE” DEL NUOVO ORDINE GLOBALE – ATTESI PUTIN, L’INDIANO MODI (PER LA PRIMA VOLTA IN CINA DOPO SETTE ANNI DI SCAZZI), IL BIELORUSSO LUKASHENKO, IL PAKISTANO SHARIF, L’IRANIANO PEZESHKIAN E IL TURCO ERDOGAN - SE DA UN LATO IL SUMMIT SCO RAPPRESENTA IL TRIONFO DEL DRAGONE, CHE È RIUSCITO A RICOMPATTARE MEZZO MONDO, DALL’INDIA AL BRASILE, MINACCIATO DALLA CLAVA DEL DAZISMO DI TRUMP, DALL’ALTRO ATTESTA IL MASSIMO FALLIMENTO DELL’IDIOTA DELLA CASA BIANCA – L’ANALISI SPIETATA DELL’EMINENZA NERA, PETER THIEL, A “THE DONALD”: "A COSA SONO SERVITI I TUOI AMOROSI SENSI CON PUTIN PER POI RITROVARTELO ALLA CORTE DI PECHINO? A COSA È SERVITO LO SFANCULAMENTO DELL’EUROPA, DAL DOPOGUERRA AD OGGI FEDELE VASSALLO AI PIEDI DEGLI STATI UNITI, CHE ORA È TENTATA, PER NON FINIRE TRAVOLTA DALLA RECESSIONE, DI RIAPRIRE IL CANALE DI AFFARI CON LA CINA, INDIA E I PAESI DEL BRICS?” – "DONALD, SEI AL BIVIO’’, HA CONCLUSO THIEL, "O SI FA UN’ALLEANZA CON LA CINA, MA A DETTAR LE CONDIZIONI SARÀ XI, OPPURE DEVI ALLEARTI CON L’EUROPA. UNA TERZA VIA NON C’È…”

luca zaia giorgia meloni matteo salvini

DAGOREPORT - MAI VISTA L’ARMATA BRANCAMELONI BRANCOLARE NEL BUIO COME PER LE REGIONALI IN VENETO - SENZA QUEL 40% DI VOTI DELLA LISTA ZAIA SIGNIFICHEREBBE LA PROBABILE SCONFITTA PER IL CENTRODESTRA. E DATO CHE IN VENETO SI VOTERÀ A NOVEMBRE, DUE MESI DOPO LE MARCHE, DOVE IL MELONIANO ACQUAROLI È SOTTO DI DUE PUNTI AL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA RICCI, PER IL GOVERNO MELONI PERDERE DUE REGIONI IN DUE MESI SAREBBE UNO SMACCO MICIDIALE CHE RADDRIZZEREBBE LE SPERANZE DELL’OPPOSIZIONE DI RIMANDARLA AL COLLE OPPIO A LEGGERE TOLKIEN - LA DUCETTA HA DOVUTO COSÌ INGOIARE IL PRIMO ROSPONE: IL CANDIDATO DI FDI, LUCA DE CARLO, È MISERAMENTE FINITO IN SOFFITTA – MA PER DISINNESCARE ZAIA, URGE BEN ALTRO DI UN CANDIDATO CIVICO: OCCORRE TROVARGLI UN POSTO DA MINISTRO O MAGARI LA PRESIDENZA DELL’ENI NEL 2026 - SE LA DUCETTA È RABBIOSA, SALVINI NON STA MEJO: I TRE GOVERNATORI DELLA LEGA HANNO DICHIARATO GUERRA ALLA SUA SVOLTA ULTRA-DESTRORSA, ZAVORRATA DAL POST-FASCIO VANNACCI - IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL VENETO DEVE ESSERE COMUNQUE RISOLTO ENTRO IL 23 OTTOBRE, ULTIMA DATA PER PRESENTARE LISTE E CANDIDATI…

peter thiel donald trump

SE SIETE CURIOSI DI SAPERE DOVRÀ ANDRÀ A PARARE IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA TRUMPIANA, È INTERESSANTE SEGUIRE LE MOSSE DELLA SUA ‘’EMINENZA NERA’’, IL MILIARDARIO PETER THIEL - PUR NON COMPARENDO MAI IN PUBBLICO, ATTRAVERSO PALANTIR TECHNOLOGIES, UNO TRA I POCHI COLOSSI HI-TECH CHE COLLABORA CON LE AGENZIE MILITARI E DI INTELLIGENCE USA, THIEL HA CREATO UNA VERA E PROPRIA INFRASTRUTTURA DI POTERE CHE NON SOLO SOSTIENE IL TRUMPONE, MA CONTRIBUISCE A DEFINIRNE L’IDENTITÀ, LE PRIORITÀ E LA DIREZIONE FUTURA - LA SVOLTA AUTORITARIA DI TRUMP, CHE IN SEI MESI DI PRESIDENZA HA CAPOVOLTO I PARADIGMI DELLO STATO DI DIRITTO, HA LE SUE RADICI IN UN SAGGIO IN CUI THIEL SOSTIENE APERTAMENTE CHE ‘’LIBERTÀ E DEMOCRAZIA SONO INCOMPATIBILI’’ PERCHÉ IL POTERE SI COLLOCA “OLTRE LA LEGGE” – OLTRE A INTERMINABILI TELEFONATE CON L'IDIOTA DELLA CASA BIANCA, THIEL GODE DI OTTIMI RAPPORTI CON LA POTENTE CAPOGABINETTO DEL PRESIDENTE, SUSIE WILES, E COL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, CON CUI ORDISCE LE TRAME ECONOMICHE - SE MEZZO MONDO È FINITO A GAMBE ALL’ARIA, IL FUTURO DELLA MENTE STRATEGICA DEL TRUMPISMO SEMBRA TINTO DI “VERDONI”: LE AZIONI DI PALANTIR SONO QUINTUPLICATE NEGLI ULTIMI 12 MESI, E NON SOLO GRAZIE ALLE COMMESSE DI STATO MA ANCHE PER GLI STRETTI INTERESSI CON L’INTELLIGENCE ISRAELIANA (UNO DEI MOTIVI PER CUI TRUMP NON ROMPE CON NETANYAHU...)

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - C’ERA UNA VOLTA LA LEGA DI SALVINI - GETTATO ALLE ORTICHE CIÒ CHE RESTAVA DEI TEMI PIÙ IDENTITARI DEL CARROCCIO, DECISO A RIFONDARLO NEL PARTITO NAZIONALE DELLA DESTRA, SENZA ACCORGERSI CHE LO SPAZIO ERA GIÀ OCCUPATO DALLE FALANGI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA, HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE: UNA FURIA ICONOCLASTA DI NAZIONALISMO, SOVRANISMO, IMPREGNATA DI RAZZISMO, XENOFOBIA, MASCHILISMO E VIOLENZA VERBALE - SECONDO I CALCOLI DEI SONDAGGISTI OGGI QUASI LA METÀ DEI CONSENSI DELLA LEGA (8,8%) APPARTIENE AI CAMERATI DEL GENERALISSIMO VANNACCI CHE MICA SI ACCONTENTA DI ESSERE NOMINATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO: CONSAPEVOLE CHE L’ELETTORATO DI ESTREMA DESTRA, AL SURROGATO, PREFERISCE L’ORIGINALE, SI È TRASFORMATO NEL VERO AVVERSARIO ALLA LEADERSHIP DEL CAPITONE, GIÀ CAPITANO - OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DELL'EX GENERALE DELLA FOLGORE E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSISSIMO, CAPACE DI TUTTO, ANCHE DI GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA...

giorgia meloni nicola fratoianni giuseppe conte elly schlein matteo ricci

DAGOREPORT – BUONE NOTIZIE! IL PRIMO SONDAGGIO SULLO STATO DI SALUTE DEI PARTITI, EFFETTUATO DOPO LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO, REGISTRA UN CALO DI 6 PUNTI PER FRATELLI D'ITALIA RISPETTO ALLE EUROPEE 2024 (IL PARTITO DELLA MELONI, DAL 29% PASSEREBBE AL 23) - A PESARE È LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE, DALLA PRODUTTIVITÀ CALANTE DELLE IMPRESE A UN POTERE D’ACQUISTO AZZERATO DAI SALARI DA FAME - IL TEST DELLE REGIONALI D’AUTUNNO, CHE CHIAMA ALLE URNE 17 MILIONI DI CITTADINI,   POTREBBE DIVENTARE UN SEGNALE D'ALLARME, SE NON LA PRIMA SCONFITTA DELL’ARMATA BRANCAMELONI - A PARTIRE DALLE PERDITA DELLE MARCHE: IL GOVERNATORE RICANDIDATO DI FDI, FRANCESCO ACQUAROLI, È SOTTO DI DUE PUNTI RISPETTO AL CANDIDATO DEL CAMPOLARGO, IL PIDDINO MATTEO RICCI - LA POSSIBILITÀ DI UN 4-1 PER IL CENTROSINISTRA ALLE REGIONALI, MESSO INSIEME ALLA PERDITA DI CONSENSI ALL'INTERNO DELL'ELETTORATO DI FDI, MANDEREBBE IN ORBITA GLI OTOLITI DELLA DUCETTA. NEL CONTEMPO, DAREBBE UN GROSSO SUSSULTO AI PARTITI DI OPPOSIZIONE, SPINGENDOLI AD ALLEARSI PER LE POLITICHE 2027. E MAGARI FRA DUE ANNI LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" SARÀ RICORDATA SOLO COME UN INCUBO...