arbore

“BAGLIONI HA FATTO BENE A DIRE LA SUA” - RENZO ARBORE: “IN ITALIA LA POLITICA È SEMPRE STATA OSSESSIONATA DALLA VOLONTÀ DI CONTROLLO DELLA TELEVISIONE. HO PERSO IL CONTO DEI DIRETTORI CHE HO VISTO PASSARE, MESSI LÌ SENZA AVERE IDEA - I TALENTI PER LA TV? NON CI SONO. QUELLI DI UNA VOLTA VENIVANO DELL'AVANSPETTACOLO E DEL CABARET, SCUOLE CHE SI SONO PERSE…LUTTAZZI? DEBUTTO' CON ME NELL'89, NON ERA SPREGIUDICATO COME LO ABBIAMO CONOSCIUTO POI..."

Nanni Delbecchi per il “Fatto quotidiano”

 

renzo arbore

Renzo Arbore, Carlo Freccero l'ha chiamata in causa in vista della nuova Rai2 a cui sta lavorando.

Finalmente un direttore che si è ricordato di uno entrato in Rai per concorso nel 1964 e si è inventato 16 format televisivi.

 

Tra cui c'è anche quello in cui nel 1989 debuttò Daniele Luttazzi.

Certo, in D.O.C. 400 puntate di musica e intrattenimento che giacciono negli archivi Rai. Con Monica Nannini e Gegè Telesforo abbiamo avuto il gotha della musica nazionale: il giovane Jannacci, il giovane Dalla, il giovane De Gregori e insieme a loro alcuni talenti comici, tra cui Daniele Luttazzi.

 

Com'era il giovane Luttazzi?

Faceva già la stand-up comedy, ma non era così spregiudicato come lo abbiamo conosciuto in seguito. La sua vera carriera è iniziata quando ha avuto un programma tutto suo, ispirato a David Letterman.

DANIELE LUTTAZZI

 

È l'unico ad aver tentato un vero late night show all'americana.

Mi sono sempre domandato perché nessun altro ci abbia mai provato. Chiambretti aveva il talento per farlo.

 

Forse è mancato il coraggio. La tesi di Freccero è che la satira è stata silenziata per un quarto di secolo. Editti bulgari ma anche a chilometro zero: Giannini, Giletti, Gabanelli Pare che il direttore di Rai1 abbia annunciato la fine della collaborazione della rete con Baglioni dopo le sue dichiarazioni sulla vicenda Sea Watch.

Condivido la grazia con cui Baglioni ha detto quello che pensava, tra l' altro rispondendo a una sollecitazione esterna, rifiutandosi di fare il pesce in barile. In Italia la politica è sempre stata ossessionata dalla volontà di controllo della televisione. Ho perso il conto dei direttori che ho visto passare, messi lì senza avere idea; qualcuno riusciva a imparare e quando aveva imparato veniva mandato via perché era cambiato il governo.

freccero

 

Freccero invece è un tecnico puro.

La sua competenza è indiscutibile, ma l'impresa che ha davanti è difficilissima. C'è da ricostruire l'identità della rete 'laica e vispa' costruita da Massimo Fichera, quella che faceva 'l'altra televisione'.

 

La rete che, a differenza della cattolica Rai1 e della Rai3 de sinistra, ha perso il suo referente storico.

La rete dei socialisti, che poi così socialista non era. Una volta Craxi mi fermò nei corridoi di Viale Mazzini. 'Non ho capito se mi sfotti o se mi stimi'.

 

Erano i tempi di Quelli della notte, ovvero l'invenzione della seconda serata.

È vero, una volta alle 11 di sera c'era il monoscopio. Adesso alla 11 di sera è appena partita la prima serata.

arbore quelli della notte

 

Come si aiuta questa rinascita?

Cercando nuovi protagonisti, come feci con Quelli della notte. Quaranta facce nuove, mai viste prima, tranne la mia e quella di Bracardi. Non è in crisi la satira, è in crisi l'intrattenimento. È da lì che bisogna partire.

 

Altro tema è il recupero del passato.

Che non va confuso con la nostalgia, e parte da una constatazione: i millennials non conoscono la storia dello spettacolo italiano, non sanno nemmeno chi è Alberto Sordi. Abbiamo avuto talenti pazzeschi, eppure non c'erano i talent show. Oggi c'è un talent show al giorno, ma i talenti destinati a rimanere dove stanno?

arbore quelli della notte

 

Per questo si fa tanta fatica a inventare?

Ma certo, perché mancano i talenti. Non-ci-so-no. Quelli di una volta venivano dell'avanspettacolo e del cabaret, scuole che si sono perse. Il monopolio di Frassica si spiega così, mancano gli eredi.

 

Adesso non ci sono più scuse: deve tornare.

Ci sto pensando. Certamente non posso fare il rap, il trap, né mettermi i jeans strappati. Il compito di uno della mia età è segnalare quello che resiste ai tempi. Me l'ha insegnato il jazz: ci sono cose caduche, e cose destinate a durare.

 

Intanto Freccero ha annunciato uno speciale su Boncompagni.

In questa serata-antologia farò un ricordo del mio amico Gianni, ma non sarò io a condurlo.

 

Com'era Boncompagni?

Un' intelligenza vivissima, da cui ho imparato un'infinità di cose. Io ero timido, prudente; lui, il contrario: maledetto toscano, intraprendente e concreto. Il suo mantra era: 'A che serve?'. Una volta fummo convocati dal direttore della radio per una lavata di capo e a un certo punto lui mi fece l'occhiolino. Uscimmo dall'ufficio con l'aumento di stipendio.

gianni boncompagni

 

Ma come?

Con la dialettica. Spiritoso, intelligente, un intortatore irresistibile. I direttori davano l'aumento, le ragazze più belle e più giovani cadevano ai suoi piedi.

 

Spiritoso, intelligente e cinico.

Per lui una cosa valeva l'altra, anche in questo era il mio contrario. Geniale, ma fatalista. Amava la radio, ma preferiva la Tv perché lo impegnava di meno. Accidenti, mi disse una volta sconsolato, quando registravamo i personaggi di Alto Gradimento tirando le ore piccole, ho capito che non si può fare la radio senza farla.

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