raul gardini

“CHISSÀ, SE LO AVESSIMO ARRESTATO, FORSE LO AVREMMO SALVATO” - DI PIETRO SULL'ULTIMA NOTTE DI RAUL GARDINI CHE DIVENTA ROMANZO E SERIE TV – I TRE GIORNI NERI DI MANI PULITE: PRIMA IL SUICIDIO DI CAGLIARI IN CARCERE POI TOCCA ALL'IMPERATORE DI RAVENNA UCCIDERSI CON UNA REVOLVERATA. FU PER EVITARE L'ARRESTO, A OPERA DI ANTONIO DI PIETRO, CHE RAUL SI SUICIDÒ? - LA SOSPETTA MANOMISSIONE DELLA SCENA DEL CRIMINE, CON LA PISTOLA TROPPO LONTANA DAL CADAVERE E APPOGGIATA SUL COMODINO…

Alessandro Gnocchi per “il Giornale”

 

l'ultima notte di raul gardini barbera cover

L' ultima notte di Raul Gardini diventa un romanzo (e una serie tv) di Gianluca Barbera. Fondato su una rigorosa ricerca, il libro (edito da Chiarelettere, pp. 240, euro 16; in uscita il 13 gennaio) aggiunge alcuni personaggi di fantasia, un giornalista d'inchiesta e suo fratello, spione professionista, per mettere in fila i fatti e suggerire al lettore le diverse soluzioni: il suicidio, come da risultanze processuali, ma anche le altre piste, più o meno credibili, saltate fuori sui giornali e anche nei tribunali.

 

Qualche cosa (forse) non funzionò nell'indagine: a partire dalla sospetta manomissione della scena del crimine, con le notizie di una pistola troppo lontana dal cadavere e appoggiata sul comodino.

 

Barbera ricostruisce il clima da crollo di un impero per via giudiziaria, con lo spettro del carcere per chiunque avesse realmente le mani in pasta nel capitalismo italiano. Il 20 luglio 1993 si uccide Gabriele Cagliari in carcere. Tre giorni dopo, il 23 luglio, tocca a Gardini nel suo palazzo milanese, poco prima di recarsi in procura. Sono i tre giorni neri di Mani Pulite. È in quel momento drammatico che inizia a cambiare il vento dell'opinione pubblica.

 

raul gardini

Fu dunque per evitare l'arresto, a opera di Antonio Di Pietro, che Raul Gardini si suicidò? Non lo sapremo mai. Il romanzo è bello e serrato. Difficile staccare gli occhi dalle ultime cento pagine. Barbera ci racconta diverse storie italiane, che si intrecciano fino ad arrivare alla morte di Gardini. Assistiamo alla nascita della dinastia Ferruzzi, attraverso lo spirito imprenditoriale di Serafino, il capostipite che indicherà il suo successore nel genero, Raul, soluzione appoggiata dall'intera famiglia. Quello di Serafino era un altro capitalismo: meno attento ai bilanci e disposto a correre rischi altissimi. Serafino, però, aveva un senso della strategia che gli permetteva di trovare sempre una soluzione. Anche Raul ha un carattere simile, ma si trova a vivere in un'altra epoca: certe mosse da poker finanziario non sono più ammesse ed entrare nel salotto della finanza, senza chiedere permesso, può essere uno svantaggio. In più c'è la politica affamata di denaro e dalle pretese crescenti. Infine c'è l'inchiesta Mani Pulite che funge da detonatore.

GABRIELE CAGLIARI RAUL GARDINI

 

La madre di tutti gli errori è il tentativo di Gardini di mettere le mani sul salvadanaio dei partiti, l'Eni, per creare Enimont: la famosa maxi-tangente nasce da questa operazione che poteva trascinare a fondo il gruppo. La famiglia scarica Raul e accetta di uscire da Enimont, in cambio di una cifra considerevolmente fuori mercato per eccesso. Gardini non è d'accordo, vede nella vendita delle quote l'inizio della fine, ma è tagliato fuori. Chiediamo a Barbera quale sia il rapporto tra verità e finzione nel romanzo: «Anche nelle scene inventate ho usato sempre dichiarazioni registrate da giornali, tribunali o agenzie. In una delle pagine iniziali assistiamo a una conferenza stampa di Idina, la moglie di Gardini. La conferenza stampa non ci fu. Ma lei disse veramente quelle cose, sono sempre parole sue».

 

GARDINI AGNELLI

Non teme qualche querela?

«No, in fondo al romanzo ci sono gli esiti giudiziari delle varie inchieste. Non ci sono peggioramenti delle figure reali. Nessuno è accusato di fatti per i quali non sia stato effettivamente condannato. Ho letto migliaia di pagine su Gardini, Sama, Cusani e tutti i personaggi reali. Mi sono attenuto alle loro parole».

 

Nel finale, tra depistaggi e colpi di scena, si gioca sulla ambiguità:

GARDINI MORO

«Non è compito mio condannare o assolvere. La realtà è complessa, non do giudizi, sarebbe ridicolo. Non mi sono mai posto da un punto di vista moralistico. Credo che le relazioni personali siano ricche di sfumature. Per non dire delle sfumature che possiamo cogliere nella natura complessa del grande capitalismo. Ho preso un pezzo di Storia d'Italia e di una famiglia e l'ho raccontato in modo spero efficace».

 

La pensa così la Mompracem, società di Carlo Macchittella e dei Manetti Bros, i registi più in vista del momento grazie al film Diabolik. Il romanzo diventerà una serie tv. Barbera sarà consulente al soggetto e alla sceneggiatura. Perché Gardini è così affascinante?

GARDINI MORO 11

«È uno di quei grandi personaggi che non si fermano davanti a nulla. Diceva spesso di non essere interessato alle opinioni altrui». Un orgoglio che sconfina nella superbia: «Un segno di individualismo assoluto.

 

La sostanza però c'era. Gardini era considerato in possesso di una grande visione, da Romano Prodi ad esempio. Voleva fare la Storia. In questo era simile a Serafino Ferruzzi. Quando voleva una cosa, non badava al prezzo. Spese cifre enormi anche per armare il Moro di Venezia, la sua passione, la barca a vela con la quale affrontò la Coppa America. Era talmente convinto di sé da credere

 

 

gardini cayard

Il padre Ivan era un ricco imprenditore agricolo, impegnato nella bonifica dell'area paludosa attorno a Ravenna. Raul studiò presso l'Istituto agrario di Cesena dove conseguì il diploma di perito agrario. Nel 1987 gli sarà conferita la laurea honoris causa in agraria dall'Università di Bologna. Crebbe professionalmente nell'azienda di Serafino Ferruzzi, di cui diventò genero nel 1957 sposandone la figlia Idina (1935-2018). Il 10 dicembre 1979 Serafino Ferruzzi morì in un incidente aereo e i suoi quattro eredi (Idina, Arturo, Franca, Alessandra) affidarono a Gardini le deleghe operative per tutto il Gruppo che finì con lo specializzarsi in prodotti chimici dal basso impatto ecologico.

 

La tentata fusione con Eni segna l'inizio della fine. Sotto il pool di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Francesco Saverio Borrelli. Gardini si uccise il giorno in cui doveva essere interrogato da Di Pietro di poter ripianare qualsiasi debito». Gardini sognava di essere leader mondiale nel settore energetico della agrochimica (benzine verdi).

 

RAUL GARDINI1

Marciava nella giusta direzione. Era amato dai "colleghi" imprenditori? Barbera: «Era un parvenu nei salotti "aristocratici" di Cuccia e Agnelli. Gardini veniva dalla provincia e da una famiglia che fondava la sua ricchezza sulla terra. Aveva il diploma di perito agrario, la laurea honoris causa in agraria all'Università di Bologna risale al 1987. Non era simpatico al potere politico e credo non volesse scendere a compromessi. In un certo senso, è stato stritolato da un ingranaggio del quale non voleva tenere conto». Questa fu la sua rovina: «La fusione con Eni lo mise nelle condizioni di doversi obbligatoriamente confrontare con la politica». E Tangentopoli...

 

raul gardini zoomR

«È un missile che sarebbe finito comunque contro Eni e Montedison. Credo che questo Gardini lo sapesse. Essere personalmente coinvolto nell'inchiesta invece ebbe un effetto dirompente. Non poteva accettare l'onta di finire in carcere, di essere visto come un perdente». Di recente, Federico Mosso ha pubblicato Ho ucciso Enrico Mattei (Gog edizioni) in cui tiene banco la morte del fondatore di Eni (ancora e sempre Eni...). Nel prossimo futuro incuriosisce il romanzo di Alessandro Bertante sulle Brigate Rosse, Mordi e fuggi, in uscita a fine mese per Baldini & Castoldi (ne riparleremo). La Storia pare aver dato vita a un filone romanzesco tra verità e finzione, che il cinema, con risultati alterni, aveva già toccato.

 

2 - I TRE GIORNI NERI DI MANI PULITE DA CAGLIARI A GARDINI

Stefano Zurlo per “il Giornale”

 

sama e garofano

Tutto in tre giorni. Fra il 20 e il 23 luglio 1993. Il momento forse più cupo di Mani pulite e uno dei più drammatici nella storia recente del nostro Paese. La mattina del 20 luglio, dunque, Gabriele Cagliari, ex potentissimo presidente dell'Eni, a San Vittore da 134 giorni, chiude la partita con un suicidio meticolosamente preparato: ferma la porta del bagno della sua cella, la 102, con un pezzetto di legno, poi infila la testa in un sacchetto di plastica bloccato con un laccio da scarpe e soffoca con una tecnica disumana ma collaudata.

 

gardini agnelli sama

Il giudice Simone Luerti, che si era occupato di questa tragedia e che interrogai, fu categorico: «Purtroppo in letteratura ci sono casi di questo tipo». Nessun presunto mistero e niente di anomalo, se non una carcerazione preventiva interminabile e intollerabile, la sensazione di essere dentro un meccanismo che ti sta stritolando e da cui non uscirai più.

 

raul gardini

Lo stesso clima che deve aver vissuto ventotto anni dopo, sia pure da uomo formalmente libero, Angelo Burzi che a Torino la notte di Natale l'ha fatta finita con un colpo di pistola. In quei mesi del terribile Novantatré, che sul calendario sembra riecheggiare gli eccessi dell'originale giacobino, Mani pulite è una macchina da guerra che pare travolgere tutto e tutti. Il 23 luglio Raul Gardini, uno dei più importanti capitani d'industria, ha appuntamento per un interrogatorio con i magistrati del Pool. Il suo destino è segnato e gli spifferi e i verbali in uscita proprio in quelle ore sul Mondo lo rendono ancora più fragoroso. Il Contadino è un imprenditore abituato al comando, non alle mortificazioni e alla discesa nell'ombra della vergogna e dell'immobilità.

cuccia

 

Quando ha saputo della fine di Cagliari, ha telefonato al cognato Carlo Sama: «È morto da eroe». Un presagio, anzi un annuncio. Si sveglia nella sua residenza milanese di Palazzo Belgioioso e si spara. Questa volta il sempre risorgente partito del dubbio e del chissà che cosa c'è dietro ha qualche carta in più, ma i protagonisti dell'epoca mi consegnarono versioni concordi. Sergio Cusani, braccio destro di Gardini, fu netto: «Raul non concepiva l'idea di potersi trovare in una situazione del genere e si ammazzò». Antonio Di Pietro scivolò sul registro del rimpianto: «Chissà, se lo avessimo arrestato, forse lo avremmo salvato».

 

idina ferruzzi raul gardini

In un libro misurato, Storia di mio padre, Stefano Cagliari ricostruisce quelle ore spaventose, senza misericordia, con la pietà in fuga dalle vie di Milano, tanto che pure il funerale era diventato un problema quasi insormontabile: «Il parroco di San Babila non c'era, il vice si rifiutò e così pure il vicariò di Carlo Maria Martini all'Arcivescovado». La gogna e il giustizialismo erano arrivati fino a mettere a repentaglio le basi della convivenza civile. Chi avrebbe officiato le esequie? «Allora - prosegue Stefano Cagliari- il cardinale, che è in Francia, chiama il cappellano di San Vittore, don Luigi Melesi, e lo prega di celebrare la funzione al posto suo». Ma i colpi di scena non sono ancora finiti, anzi la successione crudele degli avvenimenti raggiunge il suo apice, come in un film: «La chiesa era gremita, la gente si accalcava fuori. Arrivò la notizia del suicidio di Raul Gardini», morto a poche centinaia di metri da San Babila, nel cuore colmo di spine della metropoli.

 

idina ferruzzi raul gardini 1

«Era tutto più grande di noi». I familiari leggono le lettere. Quella all'ormai vedova Bruna è stata scritta a San Vittore il 3 luglio ed è chiusa in una busta con la dicitura agghiacciante: «Da aprirsi al mio ritorno». Prima che il pm Fabio De Pasquale, oggi sotto accusa per altri verbali Eni, si rimangiasse la promessa di chiedere al gip gli arresti domiciliari per la vicenda Eni-Sai. Quell'episodio è forse la goccia che fa traboccare il vaso, ma la decisione è presa prima e spiegata in quella missiva di congedo: «Il carcere non è altro che un serraglio per animali senza teste né anima... Siamo cani in un canile dal quale ogni procuratore può prelevarci per fare la sua esercitazione».

 

antonio di pietro 2

Una critica feroce, meditata e in qualche modo fatta propria da Gherardo Colombo, storico magistrato del Pool Mani pulite che firma proprio la prefazione del libro di Stefano Cagliari: «Il magistrato si incentra sulle esigenze della giustizia termine che inserisco fra molte virgolette - ma così facendo non si rende conto delle conseguenze che i suoi atti producono su coloro che le investigazioni subiscono».

antonio di pietro 1idina ferruzzi e raul gardini

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