IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - IN MEMORIA DEL MIX VIOLENZA-POLITICA E CORPI NUDI FEMMINILI IN BIANCO E NERO DI MIKLÓS JANCSÓ, IL REGISTA UNGHERESE DI ““VIZI PRIVATI, PUBBLICHE VIRTÙ”

Marco Giusti per Dagospia

Era il '68 e i bravi ragazzi di allora non potevano non amare il cinema dei piani sequenza e dei grandi nudi femminili in bianco e nero di Miklós Jancsó, il maggiore regista ungherese che si è spento a 92 anni. "L'armata a cavallo", con le sue riprese interminabili di cavalli, soldati e prateria, ma anche con una complessa costruzione coreografica e musicale e la forte carica sessuale del mix violenza-politica e corpi nudi femminili spalmati a dovere, fu per tutti noi una specie di rivelazione di un cinema e di un autore che rivisitava la storia, soprattutto i primi anni del '900, con un occhio del tutto nuovo. Perfino Guido Crepax ne fece subito una versione a fumetti per "Linus".

Miklós Jancsó, nato a Vac nel 1921, da padre ungherese e madre rumena, a cavallo tra gli anni '60 e '70, fece del piano sequenza una sorta di balletto politico, con attori, quasi sempre gli stessi, come gli ungheresi József Madaras, Lajos Balazsovitz, Zoltan Latinovits, che sapevano muoversi sapientemente entrando e uscendo dalle inquadrature seguendo un ritmo interno, quasi musicale, che ipnotizzava il pubblico del tempo.

Tutto ciò oggi farebbe, credo, uscir la gente dalla sala, anche se Amos Gitai abusa ancora del piano sequenza. Allora veniva visto come una particolare genialità della messa in scena del regista e dava ai suoi film una sorta di musicalità che li rendeva moderni e, in qualche modo, anche popolari.

Non penso solo ai suoi primi grandi classici, come "Sciogliere e legare" (1963), "I disperati di Sandor" (1964), ovviamente "L'armata a cavallo", il suo capolavoro, "Silenzio e grida", ma anche ai suoi film italiani, come l'incredibile "Vizi privati, pubbliche virtù", che nel 1975 fece sobbalzare prima il pubblico di Cannes e poi i censori di casa nostra, che lo sequestrarono per due volte.

Jancsó racconta lì, con la complicità della sua sceneggiatrice e compagna di allora, Giovanna Gagliardo, la celebre storia di Mayerling, del principe Rodolfo d'Asburgo e della bella Sofia e della loro pazza rivolta contro il potere di Francesco Giuseppe e dell'Impero Asburgico che portò a un vero e proprio massacro della sua corte.

Ma lo fece costruendo il film come un grande musical storico-politico pieno di nudi e di situazioni di sesso esplicito che, oltre a fare scalpore, ci coinvolse tutti nel profondo. Inoltre eravamo in anni di piena sperimentazione sessual-cinematografica, e la stessa operazione coinvolse, oltre a Jancsó anche registi diversi come Nagisa Oshima, Bernardo Bertolucci, Marco Ferreri. Del resto erani gli anni della rivoluzione sessuale.

In "Vizi privati, pubbliche virtù", accanto a un Lajos Balazsovitz sempre nudo come Rodolfo, che viene accudito da una tata eccessiva come Laura Betti (gli farà anche un blow job niente male), troviamo come principessa Sofia una Pamela Villoresi ben diversa dalla signora antipatica de "La grande bellezza", una meravigliosa Therese Ann Savoy presentata come ermafrodita, con tanto di pisello a vista, i grandi nudi di Ilona Staller, Susanna Javicoli e Gloria Piedimonte.

E' uno tra i film che più amo non solo di Jancsó, ma di tutti quegli anni eccessivi e scatenati, dove è ben chiara la repressione che ci avrebbe colpito dopo l'ubriacatura di libertà del '68. Del periodo italiano amavo molto anche l'incredibile "La pacifista" con Monica Vitti e Pierre Clementi, tutto costruito nella Milano esplosiva dei primi anni '70 dove la rivolta studentesca viene vista come un continuo balletto.

Il film, nella mia memoria bellissimo, venne massacrato dai produttori che ne rimontarono una seconda versione doppiata con una commedia sexy scemarella di allora a cura di Guido Leoni, il regista dei film di Carmen Villani. Ma c'erano già attori di culto come József Madaras e il polacco Daniel Olbrychski, che furono protagonisti di altri due pazzeschi film girati da Jancsó in Italia per la Rai nei primi anni '70, "La tecnica e il rito", dedicato a Attila, e "Roma rivuole Cesare".

Entrambi i film riproponevano la messa in scena del regista ungherese e le sue costruzioni musicali per raccontare la storia e il potere con grande lucidità. Almeno così ci sembrava allora. Negli anni '70 Jancsó diresse altri film notevoli, come "Salmo rosso", "Elettra, amore mio" con Mari Torocsiki, "Rapsodia ungherese" con Udo Kier (poteva forse mancare?) e Rada Rassimov. In qualche modo nei primi anni '80 il suo cinema si svuota e la sua tecnica diventa un po' inutile.

Il suo "Il cuore del Tiranno", girato in Ungheria con Therese Ann Savoy e Ninetto Davoli lo ricordo a Venezia come già un film di un vecchio regista, che non aveva forse più molto da dire. Ma Jancsó girò ancora molti film, raramente mostrati fuori dal suo paese, a parte "L'aube" con Christine Boisson, Philippe Leotard e Michael York, che fu in concorso a Berlino nel 1986 e che è l'ultimo di produzione internazionale, mentre l'ultimo lavoro è del 2010, "Oda az igazsag" con Daniel Olbrychski. Molte le mogli e le compagne, come la regista Màrta Mészàros e Giovanna Gagliardo, responsabile dei copioni dei suoi film del periodo italiano. E molti anche i figli.

 

 

“Vizi privati, pubbliche virtù”, JANCSO“Vizi privati, pubbliche virtù”, “Vizi privati, pubbliche virtù”, “Vizi privati, pubbliche virtù”, “Vizi privati, pubbliche virtù”, “Vizi privati, pubbliche virtù”, “Vizi privati, pubbliche virtù”, “Vizi privati, pubbliche virtù”, “Vizi privati, pubbliche virtù”,

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...