leonard bernstein

NEL NOME DI BERNSTEIN – A SANTA CECILIA DAL 15 FEBBRAIO UN FESTIVAL DEDICATO AL MAESTRO PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA – PAPPANO: “UNA FIGURA RINASCIMENTALE” – LE NOTTI ROMANE DAVANTI A UNA BOTTIGLIA DI WHISKY, L’INCONTRO CON KLEIBER E QUELLA VOLTA NELLA VILLA DI ZEFFIRELLI… - VIDEO

 

 

 

Valerio Cappelli per il Corriere della Sera - Roma

Leonard Bernstein

 

C' è stato un tempo in cui Leonard Bernstein veniva spesso a Roma, e colorava le notti col suo carisma, davanti a una bottiglia di whiskey. Erano gli anni Ottanta, Bernstein era presidente onorario dell' Accademia di Santa Cecilia, dopo i concerti si andava al ristorante insieme. A fine cena, prendeva la sedia e si sistemava al contrario, raccontando a ruota libera aneddoti con la sua voce roca.

 

Era formidabile il modo autoironico con cui rivelò di quando si propose come direttore stabile alla più prestigiosa orchestra del mondo, i Wiener Philharmoniker (che sono un organo autogestito). Si candidò, il portavoce dei Filarmonici viennesi gli rispose: «Maestro, quando viene a trovarci ci fa sempre piacere». E rideva di gusto alla porta che gli fu sbattuta in faccia, con inconfondibile raffinatezza viennese.

 

Sull' Orchestra di Santa Cecilia, Bernstein aveva inventato un tormentone: «Ai miei colleghi lo dico sempre, dovete venire a dirigere a Roma. A volte ogni orchestrale va per la sua strada, ma come solisti sono magnifici». Che poi era una mirabile sintesi degli italiani (anche se l' Orchestra dal punto di vista della disciplina, dell' ascoltarsi l' un l' altro e del suonare insieme ha fatto un percorso importante).

 

Leonard Bernstein

Bernstein era professionalmente innamorato di Carlos Kleiber, un' estate a Positano furono negli stessi giorni entrambi ospiti nella villa di cui era proprietario Franco Zeffirelli: Kleiber viveva di giorno, l' altro di notte, non si incontrarono mai, se non quando Bernstein, disobbedendo al no di Carlos, seguì furtivamente la registrazione della Bohème con la regia di Zeffirelli di cui doveva dare la liberatoria.

«Alla fine, singhiozzando, Lenny raggiunse Kleiber e riempiendolo di baci sulle guance gli disse che era il più grande. L' altro, figurati, rimase di sasso», ricorda Zeffirelli.

 

Non potevano essere più diversi, Bernstein era uno che la vita la mangiava a morsi, l' altro non voleva parlare di musica ma di automobili, ed era sempre accompagnato da una giovane donna, ogni volta diversa.

Leonard Bernstein

 

Sul podio Kleiber, che a Roma diresse due soli concerti, era un titano insicuro, ma era il numero uno nel piccolo recinto che si era ritagliato (diresse appena tredici opere nella sua vita, senza mai toccare Mozart). Leonard Bernstein al contrario era un cannibale di note, compositore, direttore, pianista, brillante divulgatore.

 

«Una figura rinascimentale», così lo definisce Antonio Pappano, che nel centenario della nascita proporrà una sorta di Festival Bernstein a Santa Cecilia. Si comincia il 15 febbraio, con la giovanile Sinfonia n.1 Jeremiah (mezzosoprano Marie-Nicole Lemieux), la Sinfonia n 2 e The Age of Anxiety (al piano Beatrice Rana), ispirata a un racconto di W.H.Auden, considerato uno dei simboli dell' ansia e della paura che attanagliavano il periodo post bellico; il 22 febbraio secondo appuntamento, Sinfonia n.3 «Kaddish» dedicata alla memoria di John Fitzgerald Kennedy, il testo che lo accompagna fu scritto dallo stesso Bernstein, e nel 2003 Samuel Pisar, un sopravvissuto all' Olocausto, aggiunse riflessioni tratte dalla sua esperienza personale.

ANTONIO PAPPANO 9

 

Come apertura della prossima stagione, Pappano dirigerà West Side Story . A Pappano, Bernstein chiese di fargli da assistente quando diresse la celebre Bohème a Santa Cecilia (di cui DG fece un cd), «ma all' epoca lavoravo per Daniel Barenboim e la cosa non andò in porto». Chissà se queste occasioni in musica contribuiranno a fugare il cruccio di Bernstein, che ci confessò sua figlia Jamie: quello di non avere, come compositore, la stessa considerazione che aveva sul podio.

Leonard Bernstein

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…