craxi hotel raphael

PIOVONO MONETINE SU CRAXI – FACCI RICOSTRUISCE IN UN SAGGIO IL GIORNO IN CUI BETTINO FU BERSAGLIATO DALLA FOLLA FUORI DALL’HOTEL RAPHAEL - LA DERIVA GIUSTIZIALISTA E L’ALLEANZA TRA MAGISTRATURA, MEDIA E SINISTRA “MIRACOLATA” IN UN'ITALIA IN PREDA ALLA DEMAGOGIA E ALLA TENSIONE: ''SE IL 30 APRILE 1993 È STATO UN GIORNO DI RIVOLUZIONE, BEH, È STATA UNA RIVOLUZIONE FINITA MALE'' - VIDEO

Alessandro Gnocchi per "il Giornale"

 

craxi le monetine all hotel raphael

Quante volte abbiamo visto le immagini di Bettino Craxi bersagliato dalle monetine all' uscita dall' Hotel Raphaël, sua residenza privata a Roma, quel 30 aprile 1993? Moltissime. Al punto che siamo convinti di sapere o ricordare tutto quello che avvenne nell' occasione. Ma forse non è vero. Quanto mai opportuno e interessante è quindi il saggio di Filippo Facci 30 aprile 1993. Bettino Craxi. L' ultimo giorno di una Repubblica e la fine della politica (Marsilio, pagg. 224, euro 18; in libreria dal 22 aprile).

 

craxi hotel raphael

Quel giorno, il 30 aprile 1993, una folla inferocita si trovò davanti all' albergo per protestare contro la decisione, presa dal Parlamento il giorno precedente, di negare l' autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi. Il leader si era da poco dimesso dal ruolo di segretario del Partito socialista e aveva già pronunciato a Montecitorio un aspro discorso sulla portata storica del finanziamento illecito alle forze politiche, che avrebbe dovuto far pensare gli ultras di Tangentopoli (non accadde).

 

bettino craxi hotel raphael

Craxi, quella sera, doveva uscire e lo fece a testa alta, dalla porta principale, già sicuro di incappare nella contestazione. Si prese una pioggia di monetine scagliata da militanti del Pds, appena venuti via da un comizio nell' attigua Piazza Navona, da ex missini e da passanti catturati dall' odore selvatico del linciaggio. L' indomani, e questo è un dettaglio che forse molti hanno dimenticato, non c'era quasi notizia sui quotidiani dell' episodio tanto violento quanto significativo.

 

Ci sono un prima e un dopo il 30 aprile 1993. Facci mette in fila i fatti di quei giorni con grande bravura, intervallando la cruda narrazione con i suoi ricordi. Negli anni di Mani pulite, l'autore si trovò a seguire le inchieste milanesi all' Avanti!, il quotidiano del Psi. Entrò in contatto con Craxi e ne fu amico fino all' esilio tunisino e alla morte, accelerata dalla mancanza di cure adeguate. Risultato: un libro che cattura l'attenzione in ogni pagina.

1993. bettino craxi raphael con luca josi

 

«Ripassare» il prima lascia sgomenti. I partiti, indubbiamente, si erano abbandonati al malcostume, approfittando del finanziamento illecito. Ma è inutile fare gli struzzi e fingere di non sapere ciò che disse proprio Craxi nel già ricordato discorso. Il finanziamento lecito e illecito era il nodo da sciogliere della Prima Repubblica: tutti sapevano, tutti vi avevano fatto ricorso, con modalità diverse. Democrazia cristiana (forse) e Partito comunista (senza ombra di dubbio) avevano risorse provenienti dall' estero, da inquadrarsi come diretta conseguenza della Guerra fredda combattuta anche in Italia da Stati Uniti e Unione sovietica.

facci craxi cover

 

Comunque dalle vicende di Mario Chiesa e del Pio Albergo Trivulzio in poi fu un crescendo di giustizialismo, che montava grazie a una alleanza di fatto tra magistratura, media e sinistra «miracolata». I giudici occupano il proscenio e finiscono col mettere in discussione la nozione stessa di diritto, riducendo le garanzie dell' imputato soprattutto a causa di un abuso della carcerazione preventiva.

 

I media, banalmente, si occupano di assecondare i pregiudizi dei propri lettori, e se bisogna dimenticare intere parti dei codici, non importa, si dimenticano (la rassegna stampa di Facci non lascia alibi a nessuno: tra le grandi testate non ce n' è una che possa vantare una difesa a spada tratta del diritto). La sinistra post comunista è tranquilla. La disciplina di partito è ancora forte e il flusso di denaro da Mosca si è ormai arrestato. Berlinguer aveva agitato la questione morale ma i suoi eredi la trasformano nel centro della loro nuova identità, visto che dopo il Muro di Berlino il socialismo reale non è proponibile. Con quali titolo di merito? Nessuno.

craxi

 

La superiorità morale è una questione antropologica che prescinde dalla realtà dei fatti. È un mito fondativo, che ha fatto danni forse irrimediabili, dividendo il Paese in buoni e cattivi. La cronaca del 30 aprile è sconcertante. È un osceno susseguirsi di dichiarazioni sopra le righe, di moralismi esasperati, di rabbia male indirizzata, di opportunismo svergognato; un osceno susseguirsi che trova il suo apice e il suo sfogo nel tiro a Bettino Craxi. Un uomo che, al netto di tutto, lascia una eredità politica enorme, come Facci mostra egregiamente. Per fare uno solo tra gli esempi possibili, ecco cosa disse in un video di 37 secondi girato ad Hammamet: «Si presenta l' Europa come una sorta di paradiso terrestre...

craxi

 

L' Europa, per noi, come ho già avuto modo di dire, nella migliore delle ipotesi sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi, l'Europa sarà un inferno». Nel suo libro Io parlo, e continuerò a parlare, Craxi chiedeva di rinegoziare i parametri di Maastricht e notava come si parlasse molto di banche centrali e poco di Parlamento europeo. Quindi ipotizzava un futuro di disoccupazione e conflittualità sociale...

 

Abbiamo visto il prima e il durante. Ma c'è anche un dopo 30 aprile 1993 che giunge fino a noi. La gogna in piazza, il popolo che emette sentenze con le monetine, i movimenti che entrano in Parlamento (la Lega ma anche la Rete) sono tratti di un' Italia in preda alla demagogia e alla tensione: non solo per Mani pulite, sono anche gli anni della morte di Falcone e Borsellino o del prelievo notturno del governo Amato dai conti correnti dei cittadini.

 

craxi hammamet

Che Italia era? Facci: «Bene o male è l' Italia di oggi, che da allora ha fatto piazza pulita di partiti, istituzioni, simboli, reputazioni, rispetto dei ruoli, soprattutto ha smembrato quel poco di tessuto civico che la nostra giovane democrazia aveva faticosamente ordito». Ciò che è venuto dopo non è politica: «La tecnocrazia. L'illusione della società civile. La pan-penalizzazione integrale del vivere quotidiano. Il neopopulismo. Persino una medicalizzazione coattiva della società, con un netto restringimento delle libertà costituzionali».

 

CRAXI

Le piazze sono diventate virtuali, il debito pubblico è triplicato, il ceto medio sconfina nel proletariato, la crescita economica è un sogno, le aziende più importanti hanno delocalizzato o sono state vendute, la classe politica è drasticamente peggiorata, l' Italia è l' unico Paese a non avere più «un partito liberale, socialista, verde o democratico-cristiano». Tutto questo già prima della pandemia... Se il 30 aprile 1993 è stato un giorno di rivoluzione, beh, è stata una rivoluzione finita male.

bettino craxi hammametfaccicraxiCRAXIla tomba di craxi ad hammamet

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?