sergio rubini

TUTTE LE DONNE DI SERGIO RUBINI: “LA PRIMA STORIA LO HA AVUTA IN NORVEGIA, DA 20 ANNI STO CON CARLA, CHE È DEL MIO PAESE. CON MARGHERITA BUY E’ FINITA PERCHE’ FORSE ERAVAMO TROPPO..." – E POI FELLINI, MASTROIANNI, IL CINEMA "CHE FARA’ LA FINE DEL CD" - A 16 ANNI VOLEVO FARE IL MUSICISTA ROCK, MI TINSI ANCHE I CAPELLI COLOR CAROTA COME BOWIE – L'ELOGIO DEL SUO VIRILE AUGELLO NEL LIBRO DI ASIA ARGENTO – VIDEO

 

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/rubini-pisello-smeraldo-suo-libro-asia-argento-racconta-259533.htm

 

 

 

Valerio Cappelli per il "Corriere della Sera"

 

sergio rubini Carla Cavalluzzi

Sergio Rubini, la sua prima adolescenza in una Puglia che appare come un mondo ottocentesco, l' arrivo in una Roma tra la luce dell' Estate Romana di Nicolini e il buio delle Brigate Rosse, la scoperta di sé e del teatro Poi c' è tutto il resto: il resto di un intellettuale che fa l' attore e il regista.

 

Quando ha lasciato la Puglia per Roma?

«A 18 anni. I miei genitori mi avevano fatto viaggiare con loro da ragazzino. Ma non ero mai stato a Roma. Io, da provinciale, pensavo che il centro di Roma fosse la stazione, così con due amici mi ritrovai in via Marsala. La proprietaria era veneta, una ex ballerina di avanspettacolo, una anziana arcigna che ci aumentò la spesa della luce perché, ascoltando musica, diceva che consumavamo troppa corrente elettrica.

 

Si inventò la tassa sul registratore. Aveva delle camere sfitte, in una stanza c' era un signore campano che aspettava una donna per sposarsi, in un' altra un vecchio figurante di Cinecittà. Mi sentivo solo, la proprietaria aveva un barboncino che prendevo per avere compagnia, fino a che me lo negò. Ho passato un anno così, a confondermi con la città e i suoi suoni, per somigliare agli altri».

sergio rubini in mortacci

 

E poi?

«Mi sono ritrovato all' Accademia d' arte drammatica, una specie di college dove si andava al mattino e si usciva la sera. Lì ho capito i meccanismi della città. Era il 1979, la stagione fantastica dell' Estate Romana di Renato Nicolini. Una città piena di eventi e di luce, ma c' erano anche i posti di blocco perché c' era ancora il terrorismo, la fine delle Brigate Rosse. L' Accademia non la finii (pare che porti male), cominciai subito a lavorare».

 

Aveva il sacro fuoco?

sergio rubini luca barbareschi

«Per niente, io detestavo la recitazione e il teatro. Papà, ferroviere, aveva una compagnia amatoriale. Io non realizzai quanto fosse spregiudicato che in un paesino di una Puglia retriva, chiusa, come quella dove sono cresciuto io a Grumo Appula, si coltivasse una esperienza ascrivibile all' orizzonte beat. A me, al contrario, sembrava una cosa da vecchi parrucconi, che coincideva col mondo degli adulti».

 

Ma lei cosa voleva fare?

sergio rubini Carla Cavalluzzi

«Volevo suonare. Il piano, l' organo, a 16 anni volevo fare il musicista rock, mi tinsi anche i capelli color carota come David Bowie. Poi il mio gruppo pensò bene di trovare un altro pianista, più bravo di me, questo mi aiutò a capire che quella non era la mia strada, così, per disperazione accettai la proposta di mio padre e recitai con la sua compagnia Natale in casa Cupiello : facevo suo figlio».

 

Come andò?

«Alle prove non capivo nulla, mi divertii molto allo spettacolo. Del mestiere dell' attore ebbi consapevolezza quella sera. Riuscivo a essere comico, a gestire le pause e i rumori del pubblico. Ero anche bravo».

 

valerio magrelli saluta sergio rubini

 

Torniamo al suo arrivo a Roma e alle sue prime esperienze teatrali.

«Dopo la pensione andai a vivere a casa dei cugini romani di mamma, lei una germanista, lui un sindacalista con la passione della musica classica. Anni formativi di letture. Andavo a vedere gli spettacoli di Carmelo Bene e lì ho capito che bisogna pescare dal proprio passato e che dovevo fare scuola di dizione ma non perdere il mio background. In altre parole, grazie a Carmelo Bene ho capito che l' attore è anche autore. A vent' anni andai a lavorare con Andrea Camilleri».

alessandro haber veronesi rubini papaleo

 

Era un testo di Camilleri?

«No, lui curava la regia. È stato mio insegnante all' Accademia, dov' era parcheggiato.

Era un grande narratore, le sue lezioni erano fantastiche. Ma forse era un po' insoddisfatto tra sceneggiature, regie e lavori saltuari in tv. Ho sempre mantenuto un rapporto con lui, l' ho visto poco prima che se ne andasse, dovevo fare la voce narrante per un suo spettacolo a Caracalla su Caino ma non ci fu il tempo».

 

Il primo successo a teatro è «La stazione».

alessandro haber veronesi rubini papaleo buy tortora

«Ero irregimentato nei teatri Stabili, tutti imborghesiti in una modalità poco creativa e artistica, ai miei occhi di ventenne. All' inizio degli anni Ottanta ho conosciuto Umberto Marino e Ennio Coltorti, l' autore e il regista. C' era un teatro libero a Trastevere e nel giro di una settimana ho recitato in un monologo ispirato al fatto che ero purtroppo ingessato per un incidente alla clavicola, uno dei miei due personaggi era un salumiere pugliese, questo mi faceva tenere il passo nei luoghi d' origine. Il secondo spettacolo fu La stazione, il mio primo vero successo: risentivo l' odore dei treni di mio padre ferroviere, rivedevo le cartelle del personale viaggiante».

 

Quale idea di teatro c' era?

sergio rubini

«Raccontare quello che conoscevo cercando di riprodurlo in scena, ci dicevamo che Eduardo era stato l' unico ad aver descritto la realtà, ma erano anni lontani. Poi più nessuno. Perché parlare del mondo attraverso Mamet, Shepard, le parole degli americani? Dovevamo darci da fare, piuttosto che fare il verso alla realtà Contemporaneamente incontrai Federico Fellini per il film Intervista ».

 

Lei definì Fellini il burattinaio che attaccava al chiodo il burattino-attore dopo le riprese.

golino rubini

«No, anzi, la vera scoperta fu che il più delle volte coinvolgeva le persone che recitavano per lui. Il giorno prima di andare a girare una scena a casa di Anita Ekberg, mi chiamò e mi disse: domani in auto saremo io, tu e Marcellino (Mastroianni, ndr ). Immagino che un giovane attore avrà qualche domandina da fargli. Scriviti qualche battuta. Federico era così con tanti, poi faceva una sintesi. Era il regista della memoria ma gli importava ciò che aveva intorno in quel momento, il presente».

 

In quel film, lei interpreta Fellini.

«A me però questo non lo disse mai. Spiavo i suoi gesti, dovevo avere l' espressione dello stupore. Gli ricordai che tre anni prima, per E la nave va gli avevo portato una mia foto. Mi rispose sorridendo: ma non è possibile, allora sono un mago! Gli ho dato sempre del lei, lui ogni tanto cercava di venirmi incontro, per sfottermi mi diceva: chiamami Fefè. Mi spiace che per la pandemia le celebrazioni del centenario non ci siano state».

 

vladimir luxuria margherita buy sergio rubini

Chi può somigliare a Fellini?

«Grandi vecchi come lui ce ne sono sempre meno, c' erano nel giornalismo, nella politica, nella letteratura. Qualcuno ha pensato che dovessimo rottamare i vecchi, poi ci si è messo il Covid. Abbiamo perso le nostre guide, che in passato erano sacre. Tra loro c' erano anche visionari come Fellini, pensa alla battaglia contro la tv che si stava mangiando il cinema, in Intervista gli indiani all' assalto di Cinecittà la fanno con le antenne della tv».

sergio rubini carla cavalluzzi

 

E con Mastroianni come andò?

«Avevo saputo che per I soliti ignoti vent' anni dopo non mi avevano dato il ruolo perché Mastroianni aveva espresso parere negativo. Dovevo essere suo figlio. Marcello poi mi disse che ero troppo magro, suo figlio, lui, se lo immaginava più cicciottello, non c' era altro».

 

Un altro mondo. Ma come vede il cinema post Covid?

luca barbareschi sergio rubini foto di bacco

«Non esisterà più come lo conosciamo e dovremo prenderne atto per rifondarlo. Il cinema diventerà di nicchia e passerà di moda come i cd. La gente non ha smesso di ascoltare la musica: è cambiato il supporto. Così sarà per il cinema. Che già languiva prima della pandemia. Certo il film in sala rende di più, ma non ci sono più le sale. Tanti film si stanno producendo e se ne devono smaltire molti: dove si vedranno? Quanto alle serie, sono prodotti sospesi a cui manca la chiusura di un senso compiuto, mentre un film ti impone un ragionamento, ti racconta un mondo. Prodotti sospesi, con la pandemia è tutto sospeso».

sergio rubini denti

 

E come preservare la nostra identità?

« Le grandi produzioni italiane sono di comproprietà di stranieri, è una proprietà anche economica e culturale. I gruppi italiani crescono e poi se li comprano da fuori, è una tendenza che riguarda non solo il cinema, sotto traccia, stiamo vendendo tutto e non se ne parla» .

 

vittorio gassman carol alt sergio rubini mortacci

Lei ha fatto tanti anni di analisi.

«L' ho cominciata quando finì il mio matrimonio con Margherita Buy. Intorno ai 40 anni rischiavo di perdermi nella vita da single, forse mi sentivo troppo libero. L' analisi mi ha aiutato a fidarmi degli affetti e mi ha tolto dalla superstizione Cercavo segni, simboli, avevo lavorato con Fellini, le realtà parallele, il sogno».

 

sergio rubini

Perché finì con Margherita?

«Forse eravamo troppo giovani. Margherita la conobbi mentre recitava a teatro, prima fu un innamoramento artistico. Oggi abbiamo un buonissimo rapporto, non abbiamo problemi quando lavoriamo insieme, è fantastica, è rimasta com' era, pronta a scherzare e improvvisamente a nevrotizzarsi, poi a ridere e a ricominciare».

 

sergio rubini foto di bacco

Da vent' anni lei è con Carla Cavalluzzi. Ha girato tanto e Ride: «E ho trovato la compagna del mio stesso paese, Grumo Appula, quando la mia prima storia la ebbi in Norvegia. Carla è del 1976, ha 17 anni meno di me, è la nipote di una delle migliori amiche di mia madre, frequentava casa mia da piccola, quando era bambina Margherita ci giocava. Moglie e buoi è quasi banale ma è andata così. Scriviamo sceneggiature insieme, abbiamo finito il film sui De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina, che va dalla morte del loro padre naturale, nel 1925, alla sera del '31 quando debuttano in Natale in casa Cupiello , una storia familiare di rivalse, di giovani partiti dalle retrovie. Li racconto come se fossero i Beatles».

sergio rubini asia argento

 

Esiste la nostalgia del Sud?

«In senso traslato, per la fanciullezza che mi riporta a un' età trascorsa lì. Come dice Proust, il passato è fatto di luoghi astratti, ciò che li distingue sono le persone con cui hai condiviso quei luoghi. Quando non esistono più quelle persone, non esistono quei luoghi».

sergio rubini isabella ragonese antonio monda maria pia calzone fabrizio bentivogliosergio rubini (2)rubini solfrizzi mi rifaccio vivo sergio rubini isabella ragonese maria pia calzone fabrizio bentivogliorubini russo la nostra terrasergio rubini e carla cavalluzzisergio rubini stefano accorsi la nostra terrasergio rubini (3)sergio rubini margherita buy

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…