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UNA AZIENDA STUPEFACENTE – UN IMPRENDITORE ASTIGIANO HA ORGANIZZATO UNA CENA AZIENDALE DURANTE LA QUALE AI DIPENDENTI VENIVA "SERVITA", COME BONUS, COCAINA - L’UOMO ERA SOLO UNO DEI 300 CLIENTI DELLE “DRUG QUEEN”, QUATTRO DONNE CHE FACEVANO SOLDI VENDENDO DROGA INSIEME AD ALTRI ASTIGIANI, ALBANESI, MAROCCHINI E NIGERIANI – TRA I CONSUMATORI ANCHE UN 30ENNE CHE FACEVA LA “SPESA” PER LUI E PER IL PADRE…

Manuela Macario per "www.lastampa.it"

 

cocaina party 5

Si sarebbero divertiti quella sera, alla cena aziendale che aveva organizzato il capo. A quella serata ci sarebbe stata anche un po’ di «bamba», perché «i ragazzi mi hanno chiesto un po’ di... divertimento». «Mi raccomando che non voglio fare figure di m...».

 

L’imprenditore 

Tra gli acquirenti della rete delle «regine» astigiane della droga, scoperta e smantellata mercoledì all’alba dai carabinieri del Nor di Asti, c’era anche un imprenditore astigiano in vena di far festa coi dipendenti. Lui e il presunto spacciatore si erano sentiti al telefono. I due si conoscevano, perché se volevi comprare droga in quel giro, dovevi essere introdotto da qualcuno del gruppo, oppure essere presentato da uno dei 15 arrestati per spaccio.

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Non era così semplice approvvigionarsi da loro. Le «burattinaie» pare fossero donne, madri, alcune single, che facevano denaro con la cocaina, insieme ad altre e altri astigiani, albanesi, marocchini e un nigeriano richiedente asilo, ora ai domiciliari in un centro accoglienza di Dusino (tutti gli altri sono in carcere, le donne a Torino e gli uomini ancora a Quarto).

 

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Erano le donne a gestire lo smercio, secondo quanto emerge dalle carte dell’indagine dei carabinieri guidati dal procuratore capo di Asti Alberto Perduca e dal sostituto Gabriele Fiz. Il loro ruolo sarebbe stato predominante.

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Delle quattro «drug queen», dal nome dell’operazione, la leader sarebbe stata Jeddar Ouarda, detta «Francesca», marocchina di 36 anni che vive in uno degli alloggi di corso Volta coi figli e il fidanzato, Federico Nikaj, 23 anni albanese, arrestato anche lui (è una vecchia conoscenza dei carabinieri, che lo indagarono tempo fa per furti seriali in un centinaio di garage nel Sud Piemonte).

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Le altre ragazze

Le altre tre ragazze, che avrebbero avuto un ruolo tutt’altro che marginale nella presunta organizzazione, sarebbero Luana Vitale, 32 anni fidanzata di Mattia Pisano, 29 anni, uno di quelli finiti nella maxi inchiesta astigiana sulla presenza di una «locale» della ’ndrangheta.

 

Lei avrebbe preso ordini al telefono e sarebbe andata a consegnare. Stessi compiti per Samantha Vecchio, 32 anni e Sara Tognoni 34 anni. Le altre due donne arrestate sono Ivana Sciortino, 34 anni e Veronica Di Tarsia, 29 anni.

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I 300 consumatori

Giovedì sono state sottoposte tutte all’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, nel carcere femminile torinese. Si sono avvalse della facoltà di non rispondere.

 

Solo una di loro potrebbe aver intenzione di parlare e raccontare quello che avveniva in alcuni di quegli alloggi occupati di corso Casale e corso Volta, dove tra i 300 consumatori individuati dai carabinieri c’era anche un trentenne, che era andato a «fare acquisti» per se e il padre sessantenne. Quando aveva telefonato a uno degli albanesi aveva detto «Metà per me e metà c’è anche mio papà».

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Le vedette

Da quei balconcini interni e da quelle finestre dei palazzi abbandonati al degrado, c’erano persone che segnalavano i passaggi delle forze dell’ordine. Vedette che si prestavano a fare da «palo» per avere sconti sulla loro dose.

 

lo spaccio ad asti

In uno di quegli alloggi fatiscenti di corso Casale era stato ricavato anche un angolo per trasformare la cocaina in crack, che costava meno, andava di più, provocava maggiore dipendenza e il ritorno garantito dei clienti.

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