1. IL “BLING RING” COSTA. LA BABY SQUILLO RACCONTA COME SI FA A PROSTITUIRSI A 14 ANNI: “MI SDOPPIO, DIVENTO UN’ALTRA PERSONA, E NON PENSO A NIENTE. SOLO AI SOLDI” 2. “ARRIVAVO A 500 EURO AL GIORNO. SPENDEVO IN TAXI, SIGARETTE, CENE, VESTITI E BORSE FIRMATI, LE USCITE DEL SABATO. NON METTEVO DA PARTE, ‘TANTO OGGI LI RIFACCIO” 3. IL DRAMMA PIÙ GRANDE? RICOMINCIARE A PRENDERE L’AUTOBUS! “NON SO SE CE LA FACCIO A NON PROSTITUIRMI: SE TI ABITUI A ESSERE VIZIATA DA PICCOLA, POI TI RIMANE. IO VADO IN GIRO IN TAXI, ORA È DIFFICILE PENSARE DI ANDARE IN GIRO COI MEZZI PUBBLICI” 4. IN PROCURA SFILANO I CLIENTI CHE SI “AUTOACCUSANO” PER SCAGIONARSI ED EVITARE IL PUBBLICO SPUTTANAMENTO: C’È CHI DICE CHE TRUCCATE SEMBRAVANO MAGGIORENNI, E CHI DI ESSERSENE ANDATO QUANDO CAPIVA CHE ERANO TROPPO PICCOLE

1. LA PRIMA VOLTA PIANSI MA PROSTITUIRSI NON È GRAVE
Francesco Salvatore e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

«Tendo a dimenticare ‘ste cose. Perché altrimenti non vivrei proprio con me stessa. Io mi sdoppio, divento un'altra persona, non penso a niente. Ritorno me stessa dal momento in cui entro in casa». Sono le 11.50 del 28 novembre, Emanuela (il nome è di fantasia), la più piccola delle due baby-squillo dei Parioli, si siede davanti al pm e a una psicologa.

Quella mattina Manu è stata svegliata alle sei dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma. Lei ancora non sa che la sua mamma ed altre quattro persone, tra cui anche il suo amico e protettore "Mimmi", sono finite in manette con l'accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile. Però Manu pensa «di essere qui perché sono stata colta nel fatto di quello che facevo, cioè che mi prostituivo a scopo economico».

"IO VOGLIO TROPPO"
Inizia così Emanuela, 15 anni appena compiuti, a raccontare la sua storia. Che a sentirla sembra quella di una donna di vita, non fosse che la sua vita ancora deve cominciare.

E:«È partito tutto dalla mia migliore amica, Serena (nome di fantasia)... Un giorno mi disse: "ma non pensi che sia più bello non chiedere più niente a nessuno e avere una nostra indipendenza? Troviamoci un lavoretto". Pensavamo baby-sitter, dog-sitter, queste cose così. Lei si è messa a vedere e ha letto un annuncio che diceva "volete lavorare subito e guadagnare tanti soldi in poco tempo?" e ha cliccato. Ha chiamato questa persona e me lo ha detto. "Ma che stai scherzando?, ma che fai? ma ti pare... ma chi incontri?"».

P. M.: «Che mese era?».

E: «Giugno. Io ho iniziato dopo. Perché lei poi mi fa: "Guarda io così sto bene". Io le ho detto: "Scusa ma non ti crolla il mondo addosso quando fai queste cose?". Lei mi dice: "Questo è il prezzo che devi pagare, secondo me per avere quello che vuoi". Noi vogliamo tanto».

P. M.: «Dicci».

E: «Io personalmente e anche penso tutti gli adolescenti, soprattutto me e Serena, noi vogliamo troppo. Ma io lo dico, cioè io lo so che voglio troppo. Voglio la macchinetta, voglio quello, voglio quell'altro. Voglio tanti vestiti e mia madre non può».

"LA PRIMA VOLTA HO PIANTO"
Serena ormai lo fa da qualche mese. Emanuela ha problemi di soldi, è tentata.

E:«Verso maggio, ho detto a Serena: "Senti, ma magari se provo a farla anche io questa cosa?". Lei: "Io non voglio responsabilità". E la prima volta niente... sono andata, ho provato. Scandalizzata mi sono messa a piangere».

P. M.: «Eravate insieme?».

E: «Sì perché io c'avevo paura. Cioè, insomma, non ero abituata. Niente, inizialmente ci pagava e poi cominciammo a fa' un po' così, lei cominciava con i preliminari e poi io vedevo un po' come andava fatto l'incontro e piano piano ho imparato pure io. Poi è arrivato Mirko (Ieni, arrestato, ndr) e lui ci ha fatto lavorare bene, i soldi non ci mancavano».

P. M.: «Poi a un certo punto hai iniziato a fare da sola?».

E: «Mirko ce lo ha proposto, però io inizialmente dicevo: "No, no, c'ho paura, non sono pronta. E poi una sera c'era questo cliente che doveva essere di Serena ma lei non
poteva e ci sono andata io. È stata la prima volta che ho fatto l'appuntamento
da sola»

P. M.: «E come ti sei trovata?».

E: «Bene, era un ragazzo, era come se la cosa fosse stata naturale».

P. M.: «Quindi da lì hai iniziato a lavorare?».

E: «Da lì ho detto: "Ah, è facile"».

"COMPRAVO TUTTO QUELLO CHE VOLEVO"
Dall'arrivo di Mirko, gli appuntamenti si fanno sempre più fitti. I soldi sono tanti.

E: «Io le cose che ci facevo coi soldi erano taxi, vestiti, shopping, sigarette, borse. Compravo tutto quello che volevo. Era questo il mio scopo. Aiutavo mamma che per me è importante che lei stia bene. Ma lei non c'entra assolutamente niente, non sapeva, posso giurare su qualsiasi cosa. A volte chiedeva ma io inventavo, inventavo. Glielo volevo dire ma non ce l'ho fatta».

P. M.: «Perché?».

E: «Era diventato un peso per me».

P. M.: «Non volevi farlo più?».

E: «No, io non è che non voglio farlo. Io certe volte dico: "Ma che cazzarola sto facendo?". E certe altre dico: "Questa cosa mi serve". Cioè tutto quello che voglio è una possibilità economica mia e questo secondo me è l'unico modo».

P. M.: «Ma tu come ti sentivi?»

E: «Può sembrare strano questo che sto per dire, ma sembra una cosa tanto grave ma alla fine non lo è secondo me. Cioè non è facile. Hai la testa tutta da un'altra parte, devi pensare a tremila cose, poi quando arrivi là sei imbarazzata, pensi: "Che cosa sto facendo?". E alla fine pensi che lo fai per soldi... ».

"E ORA CHE SUCCEDE?"
Emanuela ancora non sa che è finita in una cosa davvero più grande di lei che è poco più che una bambina. E forse è un bene.

P. M.: «Ora come pensi di uscirne da questa storia?».

E: «Così... tanto non sa niente nessuno. Ritorno alla vita normale, senza soldi. Non so. Non so nemmeno se ce la faccio a non rifarlo. Noi solamente da un anno e mezzo stiamo un po' così, prima a me non mancava niente. Se mi serviva qualcosa c'erano mamma e nonna. Però da quando sono cominciati ‘sti problemi a me è caduto tutto addosso. Se ti abitui viziata fin da piccola alla fine ti rimane. È difficile adesso per me pensare che devo andare in giro con i mezzi pubblici ».

P. M.: «Avrai qualcosa da parte... ».

E: «No, spendevo tutto perché pensavo "tanto domani li rifaccio" ».

P. M.: «Ma un lavoretto onesto?».

E: «Io mo' non so manco come uscire il sabato. Io non mi posso togliere pure quel poco di divertimento che c'ho. Cioè alla fine la mia vita gira intorno a ‘sta cosa e al sabato. Non più manco tanto allo studio e ‘sta cosa mi dispiace perché a me ‘sti anni non me li ridarà mai più nessuno. Posso fare io una domanda adesso?»

P. M.: «Sì».

E: «Che succede ora?». Due lacrime le rigano il volto, il suo volto acqua e sapone di bambina.


2. MI SONO TRUCCATA COSÌ BENE, NON SEMBRA CHE HO 15 ANNI
Francesco Salvatore e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"

Si allarga a macchia d'olio l'inchiesta sulle baby prostitute dei Parioli. Mentre proseguono gli accertamenti dei carabinieri sulla miriadi di contatti di Emanuela e Serena (nomi di fantasia), 14 e 15 anni, una serie di clienti delle due ragazze sembrano essersi resi conto di aver "sfiorato" l'indagine della procura che ha portato nei giorni scorsi in carcere sei persone, accusate a diverso titolo di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile.
Sono molte le persone che, dopo il clamore mediatico degli ultimi giorni, si sarebbero autodenunciate ai carabinieri.

Un comportamento dettato dal timore di essere riconosciuti, dal desiderio di limitare eventuali accuse che potrebbero essere mosse dagli inquirenti, o dalla semplice volontà di mettere le cose in chiaro. Una "fila" di clienti, quindi. Molti dei quali avrebbero confessato ai militari di avere avuto rapporti con le ragazzine solo perché queste ultime dimostravano molti più anni di quanti ne avessero in realtà. Altri, invece, avrebbero riferito di essere entrati in contatto con le adolescenti, ma di non aver avuto alcun rapporto: al momento dell'incontro, l'aspetto di Emanuela e Serena non li avrebbe convinti.

Fatto sta che, nell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Cristiana Macchiusi e dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, il numero delle persone coinvolte sta aumentando. Clienti tutti accomunati dall'aver usato uno stesso canale per contattare le ragazze: il sito "Bakeca Incontri". Le giovani, infatti, avevano pubblicato una serie di annunci nei quali dichiaravano di essere maggiorenni, e proprio grazie a questi sarebbero state in grado di crearsi un mercato.

Domani, intanto, il Riesame valuterà l'istanza di scarcerazione di due indagati anche alla luce dei nuovi atti depositati, tra i quali il verbale di Emanuela, la più piccola. Una ragazzina che racconta come ha iniziato, imitando la sua amica: «A giugno - si legge nel verbale del 28 ottobre - Serena mi ha detto: "Guarda questo secondo me, per noi che c'abbiamo quindici anni, visto che poi ne dimostriamo anche di più...", perché vabbè, io mo sto struccata, però truccata, non so se avete visto anche delle foto, non sembra che c'ho 14 anni. Fatto sta che un giorno io gliel'ho chiesto, lei non mi ha detto "prova", ho chiesto io».

La prima volta sono andate insieme, Manu era «intimiditissima, mi sono chiesta "ma che sto' a fa'?». Poi, poco a poco ha imparato e si è messa "in proprio": «Era più facile, gli annunci si facevano più veloci, la gente veniva molto, veniva molta gente perché due le paghi trecento, a una sola dai meno, ovviamente».


3. PARIOLI, LA RAGAZZINA AL PM: "MI PROSTITUIVO, ORA TEMO DI NON RIUSCIRE A SMETTERE - L'AMMISSIONE: "MI SDOPPIAVO, ERO ME STESSA SOLO A CASA"
Grazia Longo per "La Stampa"

L'inferno delle baby prostitute ai Parioli si tinge di un nuovo orrore: la paura di «non riuscire a smettere di vendersi». Lo confessa la più piccola, Aurora, 14 anni, al pm Cristiana Macchiusi nell'interrogatorio protetto alla presenza della psicologa Francesca Vitale.

«Non lo so, non lo so nemmeno se c'è la farò ad adattarmi alla vita normale - racconta - e sinceramente non so nemmeno se ce la faccio a non rifarlo. Cioè io ero già stata segnalata per un furto di tre magliette con Vanessa...». E ancora: «Cioè è difficile per me pensare che devo andare in giro coi mezzi pubblici, io giro in taxi». Il sogno di Aurora è il motorino, «ma mia madre non vuole, ha paura. Meglio la macchinetta, solo che ci vogliono 15 mila euro».

La domanda del magistrato - considerato che Aurora ha raccontato di aver iniziato «'sto lavoretto» nel giugno scorso arrivando nel tempo a guadagnare anche 500 euro al giorno - sorge spontanea. Quanti soldi ti sei messa da parte? La risposta è sorprendente: «Zero... ho speso tutto in taxi, sigarette, cene, vestiti e borse firmati, le uscite con gli amici al sabato... Non c'avevo il problema dei soldi, mi dicevo "tanto oggi li rifaccio""».

Una ragazza spregiudicata e disincantata? Aurora in realtà è pur sempre poco più di una bambina, vittima di un sistema contorto, di una situazione familiare disastrata, di un abisso in cui è sprofondata e dal quale fatica a riemergere. «L'importante è che nessuno venga a sapere quello che ho fatto» dice e poi aggiunge «io mi sdoppiavo quando andavo là (la casa di viale Parioli 190 affittata dal protettore Mirko Ieni detto Mimmi, ndr) cioè può sembrare una cosa tanto grave ma non lo è perché Mirko non ci obbligava».

L'unica fuga è il non pensare, lo sdoppiarsi: «Tendo a dimenticare 'ste cose, perché sennò non vivrei proprio con me stessa. Mi sdoppio, io divento un'altra persona e non penso a niente. Ritorno me stessa solo quando torno a casa mia».

Povera Aurora. Luci e ombre di una ragazzina cresciuta senza padre. Quando le chiedono se ce l'ha, risponde: «No, cioè sì, ma no. Se lo vedo per strada, capace che lo riconosco... Lo vedo una volta ogni tre anni, ogni quattro anni... Lui viene a Roma e ci vede per quei venti minuti, cerca di risolvere tutto mollandoci 200 euro a testa a me e mio fratello, nemmeno a mia madre».

La madre. In carcere con l'accusa di aver favorito la prostituzione della figlia, Aurora la difende: «Le avevo detto che spacciavo, che andavo a casa di Mimmi per spacciare». La mamma che va difesa ma alla quale anche ci si aggrappa, «a volte anche se mi vergognavo volevo dirlo a mia mamma che mi prostituivo così mi avrebbe fatto smettere».

La madre che chiede soldi alla figlia «perché semo a corto». Aurora le ha dato da 100 a 400 euro al giorno. La madre che non sa gestire neppure l'altro figlio bipolare (affidato a una casa famiglia) che non si interessa dell'istruzione di Aurora. Ma questa la difende, come difende il protettore Ieni, rappresentato dall'avvocato Raffaella Scutieri, e come difende l'amica del cuore Vanessa indagata per induzione alla prostituzione.

«Non mi ha obbligato lei - insiste Aurora - solo che io all'inizio avevo paura e la prima volta, scandalizzata, mi sono messa a piangere...». Poi però la paura è passata: «Ho iniziato a lavorare prima con Vanessa e poi da sola. Mi sono detta: "Ah, è facile, allora non trovo nessun problema"».

Il magistrato prova a farla ragionare sull'importanza dello studio, dell'università, ma Aurora si preoccupa solo «che 'sti anni non me li ridarà più nessuno. Ora io non c'ho più manco soldi per uscire il sabato. Non mi posso togliere quel poco di divertimento che c'ho. La mia vita gira intorno a 'sta cosa e al sabato».

Inquietante la soluzione intravista: «Avevo intenzione di organizzare meglio gli orari. Uscita da scuola andavo da Mimmi e alle quattro e alle cinque andavo a casa e studiavo».
Per fortuna oggi Aurora è in una casa famiglia dove appenderà a muovere altri passi nella sua giovane vita.

Nel frattempo, sul fronte delle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo agli ordini del colonnello Sabatino, si registra l'autodenuncia di diversi clienti. Qualcuno sostiene di essere scappato non appena si è accorto della minore età delle due studentesse, qualcun altro ammette i rapporti ignorando che fossero poco più di due bambine.

 

 

 

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