pechino protesta covid

I CINESI SI SONO ROTTI IL CAZZO DI XI A PECHINO È ANDATA IN SCENA UNA PROTESTA CONTRO I SEVERISSIMI LOCKDOWN PER IL COVID IMPOSTI DAL GOVERNO - I POLIZIOTTI HANNO RIMOSSO ALCUNI STRISCIONI CON SCRITTO “NON VOGLIAMO TEST COVID, VOGLIAMO MANGIARE, VOGLIAMO ESSERE LIBERI” - L’EPISODIO, UNO DEI RARI CASI DI PROTESTE EMERSO SOTTO IL REGIME CINESE, ARRIVA A TRE GIORNI DAL CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE CHE CONFERMERÀ PER IL TERZO MANDATO XI JINPING… – VIDEO

 

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(ANSA) - Una rara protesta anti-Covid è andata in scena oggi a Pechino con le autorità che hanno rimosso alcuni striscioni di contestazione anche contro il presidente Xi, a meno di tre giorni dall'apertura del XX Congresso del Pcc che dovrebbe affidargli un inedito terzo mandato alla segreteria generale.

 

La vicenda, accaduta nel primo pomeriggio, è diventata virale sui social media: sugli striscioni sistemati sul ponte di Sitong c'erano diversi slogan, tra cui un appello alla cacciata di Xi (definito un "traditore") e per la fine delle politiche draconiane per contenere il Covid-19, in base a molteplici immagini e video diffusi su Twitter. Nei video su Twitter - oscurato in Cina - si vede anche l'intervento della polizia che avrebbe arrestato un uomo. In un breve filmato, inoltre, c'era del fumo provenire dalla carreggiata in corrispondenza del punto in cui erano appesi gli striscioni, come per attirare l'attenzione di autisti e passanti.

 

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L'area, nel nordovest della capitale cinese, è vicina a Zhongguancun, la zona universitaria. Sul luogo, un cavalcavia sulla terza circonvallazione di Pechino nel distretto di Haidian, l'ANSA ha potuto verificare in seguito un presidio rafforzato della polizia in tutta l'area. "Non vogliamo test Covid, vogliamo mangiare; non vogliamo lockdown, vogliamo essere liberi", si leggeva su uno striscione.

 

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La politica 'zero Covid', sponsorizzata con forza da Xi, ha causato con i blocchi totali e parziali pesanti danni economici e ha alimentato una frustrazione diffusa nelle città cinesi. Anche a Pechino, dove i temi politici sono tabù, è facile raccogliere sfoghi spontanei e non sollecitati, anche da persone insospettabili. "Vogliamo voti, non leader; vogliamo la dignità, non le bugie; siamo cittadini, non schiavi", si leggeva su un altro, collegabile alla svolta autoritaria impressa da Xi che potrebbe in teoria restare al potere a vita.

 

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Sui social in mandarino, a partire da Weibo (il Twitter cinese) le ricerche sul 'ponte di Sitong' non hanno dato risultati, mentre in poche ore sono evaporati gli hashtag su 'distretto di Haidian', finiti nella censura del Great Firewall. '#Haidian# minuscola scintilla', ha scritto un utente di Weibo, alludendo al popolare detto di rivoluzionario di Mao Zedong: "Una piccola scintilla può incendiare la prateria".

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