osho green pass camera salvini governo parlamento

GREEN CASTA ADDIO - PER ENTRARE ALLA CAMERA SARA' OBBLIGATORIO ESIBIRE IL GREEN PASS - ROBERTO FICO: "NON C'E' STATO E NON CI SARA' SPAZIO PER NESSUN TRATTAMENTO PRIVILEGIATO" - LA DELIBERA E' STATA APPROVATA ALL'UNANIMITA' E DAL 15 OTTOBRE VARRA' PER DIPENDENTI, GIORNALISTI E ONOREVOLI - LA STESSA NORMA SARA' APPROVATA AL SENATO, ANCHE SE LA DISCUSSIONE E' STATA RINVIATA A OTTOBRE...

Barbara Acquaviti per "il Messaggero"

 

green pass

In teoria, c'era ancora tempo per deliberare. Ma bisognava allontanare in fretta l'immagine della casta che si autotutela. O, per dirla con le parole del presidente, Roberto Fico, dimostrare che ciò «che vale per i cittadini vale allo stesso modo per i deputati» e quindi che «non c'è stato e non ci sarà spazio per nessun trattamento privilegiato».

 

Dunque, dal 15 ottobre - al pari di quanto previsto per tutti i luoghi di lavoro - anche per accedere alla Camera sarà necessario esibire il Green pass. E questo vale per dipendenti, giornalisti e ovviamente per gli onorevoli.

 

LA DECISIONE Ci sono voluti una capigruppo prima e una riunione dell'ufficio di presidenza poi, per approvare - peraltro all'unanimità - la delibera. Per il Parlamento vale infatti il principio di autodichia, una sorta di auto gestione: non era quindi possibile applicare in maniera automatica il decreto votato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri. Tanto che dal governo era arrivato soltanto un invito, per quanto perentorio. Al quale si adeguerà anche il Senato, sebbene la discussione sia stata rinviata a ottobre.

 

ROBERTO FICO

Ma come funzionerà? I dipendenti senza Green pass, proprio come accade per tutti gli altri lavoratori, staranno a casa senza paga. Per i deputati è leggermente diverso perché già ora lo stipendio base non è legato alla presenza. Tuttavia, partecipando ai lavori, si ha diritto alla cosiddetta diaria - 206 euro al giorno - che dunque non sarà percepita in caso di divieto di accesso. I controlli saranno effettuati all'ingresso dai commessi di Montecitorio, laddove sono già collocati i metal detector. Proprio come ora si verificano i tesserini che consentono di accedere al palazzo, verrà richiesto di esibire il Green pass. Chi ce l'ha entra, chi non ce l'ha viene respinto prima di poter realmente accedere.

 

deputati di fratelli d italia contro il green pass

Cosa accade, però, se qualcuno cerca di forzare il divieto? Anche per i deputati sono previste delle sanzioni, come già adesso accade per chi - come successo per esempio con Vittorio Sgarbi - rifiuta di indossare la mascherina in Aula: si tratta della sospensione da due a 15 giorni, sempre con perdita della relativa diaria.

 

Ovviamente, il rischio che qualche deputato cerchi di bypassare il blocco in nome del diritto a svolgere le proprie funzioni rappresentative c'è, così come da parte dei vertici di Montecitorio si teme il risalto mediatico che un caso del genere certamente finirebbe per avere.

 

no green pass in parlamento

POLEMICHE I malumori all'interno della maggioranza si annidano soprattutto tra i leghisti, come dimostrato dalle recenti votazioni sui precedenti decreti relativi al certificato verde: Claudio Borghi, per esempio, ha già annunciato la sua intenzione di fare ricorso alla Consulta. Ma il punto, viene spiegato, è garantire la sicurezza dell'istituzione che verrebbe messa in discussione.

 

D'altra parte, è sempre il ragionamento, chi non vuole vaccinarsi può ottenere la certificazione verde attraverso un tampone negativo. E chi lo paga? Anche in questo caso la priorità era non dare la sensazione che i costi finissero per gravare sui cittadini. Nella delibera si stabilisce, infatti, che per i deputati il costo sarà a carico del fondo di previdenza alimentato dai loro stessi contributi.

 

claudio borghi

«La discussione di oggi - spiega il questore Gregorio Fontana di Fi - ha messo un punto fermo alla polemica sui parlamentari che si sottoporranno alle stesse regole previste per tutti i cittadini. Dimostriamo che non c'è nessuna zona franca».

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…