giuseppe conte ilva

ILVA, CHI CI METTE I SOLDI? - IL GOVERNO STUDIA LA CARTA INVITALIA, CONTROLLATA AL 100% DAL MINISTERO DELL’ECONOMIA, PER AFFIANCARE MITTAL - ANCHE SE L’AGENZIA E’ SENZA GUIDA: IL MANDATO DI DOMENICO ARCURI È SCADUTO E SI ATTENDE LA NOMINA DEL NUOVO AD - IL TEMPO CHE CONTE HA STRAPPATO VENERDÌ SERA AI MITTAL NON È UNA VARIABILE INDIPENDENTE: IL LIMITE È DETTATO DALLA TREGUA GIUDIZIARIA CHE I COMMISSARI STRAORDINARI DI ILVA SPA RIUSCIRANNO A OTTENERE DAL GIUDICE DEL TRIBUNALE DI MILANO CHE DEVE DECIDERE SUL RICORSO DI URGENZA CONTRO IL RECESSO…

Giusy Franzese per “il Messaggero”

ILVA E TUMORI

 

Palazzo Chigi, con Mef e Mise, continuano senza sosta nella ricerca di soluzioni alla vertenza Ilva. I tecnici incaricati stanno continuando nelle simulazioni e nelle ipotesi soprattutto per quanto riguarda l'eventuale consistenza dell'intervento pubblico. In questo quadro prende sempre più corpo un ruolo di Invitalia, l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa controllata al 100% dal Mef.

 

OPERAIO ILVA

L'agenzia è già il soggetto attuatore dei Cis, i contratti istituzionali di sviluppo, ovvero lo strumento legislativo che serve a convogliare fondi europei e nazionali sui progetti strategici che interessano macroaree. Taranto ne ha uno dal 2015, con una dote di più di un miliardo di euro quasi intonsa (sono stati conclusi progetti per complessivamente meno di cento milioni di euro).

 

Invitalia è pronta a scendere in campo con la sua task force di personale ultraqualificato (tecnici, architetti, ingegneri, ecc.) per dare una significativa accelerata alla progettazione e alla realizzazione delle opere. Cosa che darebbe una mano non irrilevante anche alla gestione di una parte degli esuberi risultanti dal nuovo piano industriale al quale sta lavorando ArcelorMittal.

GIUSEPPE CONTE CON LAKSHMI MITTAL

 

MODELLO IRIBUS

Ma il ruolo di Invitalia potrebbe andare anche oltre, con l'entrata diretta nell'azionariato di Am Investco. A differenza di Cdp (cassa depositi e prestiti), Invitalia infatti non ha vincoli statutari che le impediscono di entrare nel capitale di società in difficoltà. Lo ha già fatto, ad esempio, per il salvataggio dell'Industria Italiana Autobus (Iia), la società che a suo tempo aveva acquisito l'ex Irisbus (Avellino) e l'ex BredaMenarinibus (Bologna).

 

lakshmi narayan mittal 5

A gennaio scorso ha sottoscritto una parte consistente dell'aumento di capitale indispensabile per tirare fuori il gruppo dalle paludi economico-finanziarie in cui era caduto, diventando azionista con il 30%. Con la ricapitalizzazione, anche Leonardo (che già era nel capitale di Iia) ha aumentato la sua quota dall'11 al 20%.

 

 

CLAUDIO TESAURO INVITALIA CON DOMENICO ARCURI

Uno schema che - fatte le dovute differenze di quote e impegno finanziario - potrebbe essere replicato con Am Investco, il gruppo di ArcelorMittal che ha sottoscritto gli accordi di affitto e poi acquisizione dell'ex Ilva. Si tratta per ora di ipotesi esplorative. Nulla ancora è stato deciso. Anche perché tra l'altro in questo momento Invitalia è acefala: l'ad Domenico Arcuri è scaduto prima dell'estate, e da un paio di settimane l'agenzia è gestita dal collegio sindacale in attesa della nomina del nuovo ad. È dal 29 giugno scorso che il Mef sta cercando di sciogliere il nodo, l'urgenza per la vicenda Ilva potrebbe portare ad una decisione a breve.

Domenico Arcuri

 

Di certo il tempo che il premier ha strappato venerdì sera ai Mittal non è una variabile indipendente: il limite è dettato dalla tregua giudiziaria che i commissari straordinari di Ilva spa riusciranno a ottenere mercoledì 27 dal giudice del tribunale di Milano che deve decidere sul ricorso di urgenza contro il recesso. Il rinvio dell'udienza potrebbe essere fissato a 30/40 giorni.

 

MICHELE EMILIANO ILVA

C'è un mese di tempo quindi per definire tutti i dettagli di una nuova intesa che convinca ArcelorMittal a desistere dal suo intento di abbandonare l'Italia. Intanto a Taranto continua la protesta delle imprese dell'indotto. Nonostante le rassicurazioni fornite in più occasioni dall'azienda la settimana scorsa (le fatture scadute complessivamente ammontano a circa 60 milioni di euro per 150 aziende), solo pochissimi fornitori hanno iniziato a ricevere i bonifici. E la tensione è alle stelle. Oggi il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, e il governatore della Puglia, Michele Emiliano, avranno un incontro con l'ad del gruppo, Lucia Morselli, per la verifica dei documenti alla base dei crediti, così da cercare di sbloccare il prima possibile i pagamenti.

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…