genny savastano salvatore esposito

“DA PICCOLO RIFIUTAI UNA VITA DA GENNY SAVASTANO” – SALVATORE ESPOSITO RACCONTA L’INFANZIA IN UN QUARTIERE DIFFICILE DI NAPOLI, LA SPARATORIA, LA FAMIGLIA A FARE DA SCUDO, L'INCONTRO CON MARADONA: “GIOCAVAMO NELLE STRADINE E VEDEMMO UNA SPARATORIA. UN RAGAZZO POCO PIÙ GRANDE CI DISSE: “SE VOLETE, VI PROTEGGO IO” IO RISPOSI NO. ALCUNI MIEI AMICI ACCETTARONO. NON LI HO PIÙ VISTI” – “LA MIA FAMIGLIA MI HA SALVATO RIPETENDOMI CHE IL MONDO NON ERA IL NOSTRO CONDOMINIO…” - VIDEO

 

Roberta Scorranese per il "Corriere della Sera"

 

gomorra la serie salvatore esposito alias genny savastano

Il successo di «Gomorra», il cinema, ora anche un noir esoterico, «Lo sciamano». Si aspettava tutto questo quando, da bambino, giocava in una periferia difficile di Napoli?

«Sì e no».

Spieghi meglio.

«No perché mi chiamo Salvatore Esposito, sono figlio di un barbiere e sono cresciuto a Mugnano, dove una volta ho assistito anche a una sparatoria. Con un morto. E sì perché ho avuto una famiglia che non mi ha mai lasciato solo».

salvatore esposito

 

Curioso destino, il suo: una vita passata a scongiurare una carriera nella criminalità e ha finito per diventare Genny Savastano, simbolo tragico del male.

«Avevo sei anni quando, in un villaggio turistico di Sibari, presi il microfono e intonai un brano di Fred Buscaglione, Il dritto di Chicago . Mai avrei immaginato, più di vent' anni dopo, di interpretare un gangster simile in Fargo , la serie dei fratelli Coen».

 

Per capire Genny Savastano, una sorta di Malcolm shakesperiano della camorra - il figlio del boss che in Gomorra fugge in Honduras per tornare a riprendersi il potere in tempi più propizi -, bisogna partire dal cognome dell' attore che gli ha dato corpo: Esposito. Inequivocabili i rimandi all' archivio degli Esposti di Napoli, la «ruota» dove venivano deposti i bambini abbandonati. Suo padre è stato uno di quelli?

gomorra tv

«Forse è stato anche per questo che ha lavorato sodo per non far mancare nulla ai tre figli. Mia madre ci ha cresciuti con una dedizione che, purtroppo, nelle periferie non è così comune».

 

Mugnano di Napoli. Com' è stata la sua infanzia?

«Giocavamo nelle stradine, nei cortiletti. Intorno a noi avveniva di tutto. Una volta sentimmo degli spari: scappammo e per un po' non ci facemmo vedere. Poi tornammo e fummo avvicinati da un ragazzo poco più grande che ci disse: se volete, vi proteggo io.

Eravamo piccoli, capisce?».

 

salvatore esposito

Trappole insidiose.

«Io risposi d' istinto: no. Così anche alcuni miei amici, mentre altri accettarono quella protezione. Non li ho più visti, so che alcuni non ci sono più. Però quando qualcuno dice che comunque una scelta tra il bene e il male c' è sempre e che sta a noi fare quella giusta, forse non ha mai vissuto in certe periferie».

 

Perché?

«Perché in certi posti la scelta non c' è. Non ci sono le famiglie, travolte dai problemi. Non c' è lo Stato, cosa che Gomorra ha narrato. Se va bene c' è un prete coraggioso».

 

In che modo la sua famiglia le è stata vicino?

«Per esempio incoraggiandomi a imparare le lingue, ripetendomi che il mondo non era il nostro condominio. Non è scontato quando nasci in certi posti: cresci con l' illusione che basti parlare in italiano. No, io ho imparato l' inglese, il francese e lo spagnolo. Il napoletano l' ho sempre coltivato. Così ho potuto recitare in francese con Luc Besson (nel film Taxi 5 , ndr) e in inglese con i fratelli Coen».

salvatore esposito in fargo

 

Quando si cresce in certi posti è difficile anche solo «immaginarsi» dentro un destino fatto di grandi cose.

«Infatti dopo gli studi mi misi a lavorare al McDonald' s, dove sono rimasto sei anni. E ricordo quella notte in cui, tornando a casa, mi dissi: ma è questo ciò che vuoi fare?».

 

E così si trasferì a Roma per studiare recitazione.

«Anche qui la famiglia è stata fondamentale. Quando dissi che volevo fare l' attore, mamma e papà non si limitarono a dirmi "bene, fai quel che vuoi". No, ci sedemmo e cominciammo a pensare a come fare. Quale scuola, quale strada, quale contatto coltivare. È una sfumatura importante, il confine tra lasciare libertà a un figlio e seguirlo con attenzione e fermezza».

salvatore esposito

 

È stato difficile all' inizio?

«Come per moltissimi altri attori. I miei non erano ricchi, io lavoravo e studiavo».

 

La serie tratta dal libro di Saviano è uno dei prodotti televisivi italiani più conosciuti nel mondo.

«Sofia Coppola l' ha scoperto con il dvd che le ha regalato David Bowie. Madonna e Ron Howard sono fan della serie.Ma per me la cosa più indimenticabile è stata quando, sul palco del San Carlo di Napoli, Maradona mi abbracciò dicendo: "Genny, che onore conoscerti". Ma ci pensate?!Maradona!».

 

salvatore esposito

Ne «Lo sciamano» Christian è un profiler, esperto di delitti rituali. Lei immagina un protagonista che potrebbe essere l' interprete di una serie internazionale.

«Sì, perché penso che il nostro cinema, la nostra letteratura e la nostra musica debbano nutrire ambizioni grandi».

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