giovane schiavo big

MICHELANGELO? - TROVATA UN'IMPRONTA DIGITALE SULLA STATUETTA IN CERA DEL "GIOVANE SCHIAVO" - PER GLI ESPERTI DEL VICTORIA & ALBERT MUSEUM DI LONDRA LA STATUETTA E' IL BOZZETTO DI UN'OPERA RIMASTA INCOMPIUTA - SE FOSSE VERAMENTE DI BUONARROTI, SAREBBE UN CASO UNICO: L'ARTISTA ERA SOLITO DISTRUGGERE TUTTO IL PROCESSO PREPARATORIO...

Da Tag43.it

 

Giovane schiavo

Una statuetta di cera alta appena 17 centimetri, su cui sarebbe rimasta impressa una speciale impronta digitale. Secondo il team di esperti del Victoria & Albert Museum di Londra apparterrebbe, infatti, a Michelangelo Buonarroti.

 

Se così fosse, l’impronta contribuirebbe a far luce su un ulteriore mistero legato all’artista toscano, ossia la paternità del Giovane schiavo, opera in marmo ben più grande, ma rimasta incompiuta e di cui il modellino viene considerato il bozzetto iniziale. La statua era destinata a far parte del corredo funebre di Papa Giulio II.

 

Se fosse realmente stato realizzato da Michelangelo, il bozzetto sarebbe di per se un unicum, in quanto l’artista era solito distruggere tutto il processo preparatorio verso il lavoro finale. Il reperto risalirebbe al periodo compreso tra il 1516 e il 1519. Rispetto al Giovane Schiavo, di cui l’autore ha realizzato solo la parte frontale, ora conservata alla Galleria dell’Accademia di Firenze, il bozzetto da la possibilità di comprendere come sarebbe stata l’opera una volta completata.

 

Impronta digitale

L’annuncio della scoperta è stato fatto in diretta tv, nel corso di una puntata di "Secrets of the Museum", programma divulgativo della Bbc che segue il lavoro degli specialisti del museo inglese. La scorsa primavera, il lockdown e l’aumento delle temperature avevano costretto gli addetti del V&A a spostare l’opera dal luogo in cui si trovava al deposito, notevolmente più fresco. La cera, infatti, è un materiale molto sensibile agli sbalzi di temperatura e eccessive escursioni termiche avrebbero potuto danneggiare la statuetta.

 

michelangelo buonarroti

Cinque mesi dopo, una volta allentate le restrizioni e con l’autunno alle porte, la scultura è ritornata al suo posto ed è stato proprio durante questo secondo trasferimento che la squadra si è resa conto della presenza di una traccia mai vista prima sulle natiche dell’opera.

 

«L’idea che una delle impronte di Michelangelo possa essersi fissata per sempre nella cera è entusiasmante», ha spiegato Peta Motture, una delle curatrici del V&A, in un comunicato stampa riportato dalla Bbc e ripreso dalla Cnn. «Quando lavori con materiali così malleabili, non è raro che rimangano segni. Elementi del genere aiutano anche solo a immaginare tutto il processo artistico che c’è stato dietro alla realizzazione di un capolavoro del genere».

 

Ovviamente per i giudizi definitivi è ancora presto e anche dopo analisi approfondite non è detto si arrivi a una conclusione incontrovertibile. Ma la suggestione, in ogni caso, resta.

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