PERCHÉ DURANTE IL COVID LA SANITÀ ITALIANA ERA AL COLLASSO? - NEGLI ULTIMI 10 ANNI SONO STATI CHIUSI 200 OSPEDALI: ERANO 1.381 VENTI ANNI FA e 1.197 NEL 2007 - NON ABBIAMO PIÙ MEDICI E INFERMIERI: IL PERSONALE SANITARIO È CROLLATO DI 45.783 UNITÀ - MA I TAGLI A STRUTTURE OSPEDALIERE E ALL’OCCUPAZIONE NON HANNO PORTATO BENEFICI SULLE CASSE PUBBLICHE: DAL 2003 AL 2005 LE USCITE DAL BILANCIO DELLO STATO SONO SALITE DI 14 MILIARDI DA 82 A 96 MILIARDI ...

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(AGI) - Ben 400 ospedali in meno negli ultimi 20 anni, circa 200 solo dal 2007, con una media di 20 chiusure ogni 12 mesi. I nosocomi privati erano 4 su 10 nel 1998, sono 5 su 10 oggi.

 

Crollati i posti letto: 120.000 in meno tra il 1998 e il 2017 (-39%). Giù anche il personale sanitario con una perdita di 45.783 posti di lavoro negli ultimi 10 anni: il totale di medici, infermieri, amministrativi e tecnici è passato dai 649.248 del 2007 ai 603.375 del 2017 con una riduzione del 7,1%.

 

Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sulla “Sanità italiana negli ultimi 20 anni” secondo il quale i posti letto in terapia intensiva sono aumentati di 698 unità tra il 2007 e il 2017 (+16%). «I dati dimostrano il declino di uno dei capisaldi di protezione sociale del nostro Paese e sul quale è opportuno tornare a investire, sfruttando i 37 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione europea attraverso il Mes. La spesa sanitaria può rappresentare, tra l’altro, anche un importante volano per la ripresa economica. In ogni caso, serve una diversa attenzione alla materia, per corretta programmazione» commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

 

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«Non si può prestare attenzione alla sanità pubblica solo di fronte a emergenze. Il denaro che possiamo prendere con tassi dello 0,08% va speso in quattro comparti: ospedali e personale sanitario, servizi medici e assistenza territoriale, digitalizzazione, ricerca perché in 10 anni ben 11.000 studiosi sono andati all’estero» aggiunge Ferrara.

 

 Secondo il rapporto del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Corte dei conti, dal 1998 al 2007 gli ospedali in meno sono 381 (197 dal 1998), con una riduzione di circa 20 nosocomi l’anno: erano 1.381 20 anni fa, 1.197 nel 1998 e 1.000 nel 2017. Tra il 1998 e il 2017 la contrazione è pari al 27,6%; tra il 2007 e il 2017 è pari al 16,5%.

 

Nell’ambito del Sistema sanitario nazionale, si registra una variazione nella distribuzione tra ospedali pubblici e privati, con questi ultimi che sono progressivamente cresciuti anche se restano la quota minoritaria: gli ospedali pubblici erano il 61,3% nel 1998, il 55% nel 2007 e il 51,8% nel 2017; quelli privati erano il 38,7% nel 1998, il 45% nel 2007 e il 48,2% nel 2017.

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Le strutture private erano 4 su 10 nel 1998, oggi sono 5 su 10, di fatto la metà. In forte diminuzione anche i posti letto: erano complessivamente 311.000 nel 1998 (5,8 per abitante), sono calati a 225.000 nel 2007 (4,3 per abitante) e ancora a 191.000 nel 2017 (3,6 per abitante). La diminuzione è stata di 120.000 posti letto (-38,8%) dal 1998 al 2017 e di 34.000 posti letto (-15,1%) dal 2007 al 2017. Sono invece cresciute le terapie intensive: negli ultimi 10 anni sono passate da 4.392 a 5.090 in crescita di 698 unità (+15,9%).

 

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La riduzione dei posti letto non è stata accompagnata da un calo della spesa sanitaria che già tra il 2003 e il 2005 è salita da 82,3 miliardi a 96,5 miliardi.

 

La contrazione ha riguardato anche il personale: i posti d lavoro in meno negli ultimi 10 anni sono pari a 45.873 (-7,1%), erano 649.248 nel 2007, sono scesi a 603.375 nel 2007. La distribuzione del personale è la seguente (71,5% medici e infermieri, 17,6% tecnici e 10,7% amministrativi). Nel dettaglio, tra il 2007 e il 2017 i medici sono passati da 264.177 a 253.430 (meno 5.700) gli infermieri da 264.177 a 253.430 (meno 10.737) , i medici famiglia da 46.961 a 43.731 (meno 3.230), le guardie mediche da 13.109 a 11.688 (meno 1.421) i pediatri da 7.657 a 7.590 (meno 67).

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