borrelli di pietro

QUELLA VOLTA CHE BORRELLI FECE UN CAZZIATONE A DI PIETRO: “NON VENIRE PIÙ IN PROCURA PERCHÉ TI FACCIO BUTTAR GIÙ DALLE SCALE SE NON FAI IMMEDIATAMENTE IL TUO DOVERE DI SMENTIRE” - LA FURIA SCATTO’ QUANDO APPRESE CHE DI PIETRO, DIMESSOSI A SORPRESA IL 6 DICEMBRE 1994, NON SOLO AVEVA TACIUTO AL POOL DI ESSERE SOTTO SCACCO DI PREVITI PER UN PRESTITO DALL'ASSICURATORE GORRINI, MA AVEVA POI ANCHE LASCIATO INTENDERE AI VARI POLITICI CHE LO CORTEGGIAVANO DI ESSERE STATO QUASI COSTRETTO DAI COLLEGHI A INDAGARE BERLUSCONI…

Luigi Ferrarella per il “Corriere della sera”

 

«Identificatelo!», ordinò a un carabiniere in Procura il giovane e arrembante pm, indispettito perché l'operaio per tre volte timidamente gli spiegava di non poter spostare una spina all'altra parete senza l'ok del datore di lavoro. L'indomani quel pm si sentì convocare da Francesco Saverio Borrelli: «Ora chiedigli scusa».

DI PIETRO - COLOMBO - FRANCESCO SAVERIO BORRELLI

 

Questo stampo, lo stesso che da giudice nel 1978 lo spinse in Tribunale con la gamba fratturata appena ingessata pur di non far saltare un processo ai terroristi rossi di Prima Linea, era frutto dello strano mix di un napoletano teutonico, secondo l'arguta definizione data di lui dal maestro Riccardo Muti a Marcella Andreoli nel 1998: napoletano per nascita (12 aprile 1930) ma fiorentino per studi, milanese per lavoro, tedesco e anzi wagneriano per folgorazione giovanile negli anni della sognata carriera pianistica, francese per lingua familiar-borghese durante l'infanzia in una famiglia di quattro generazioni di magistrati: che, dall'ottocentesco suo omonimo procuratore del Re nelle Puglie, scendono giù per i rami del padre Manlio, fino al 1959 presidente della Corte d'appello milanese e amico di Montanelli, e arrivano (passando appunto per Francesco Saverio) al figlio Andrea, giudice civile in Tribunale a Milano.

FRANCESCO SAVERIO BORRELLI E ANTONIO DI PIETRO

 

Curioso destino essere sempre associato alla più grande inchiesta penale di sempre, e agli anni da procuratore (1988-1999) e procuratore generale (fino al 2002), quando in realtà aveva la forma mentale del civilista e si sentiva molto più giudice: un giudice marchiato - nella costante inclinazione a soppesare nel dubbio le ragioni altrui - dal trauma di dover decidere la prima condanna di un rapinatore a 10 anni di carcere in una sentenza «che non riuscivo a leggere, l' idea mi terrorizzava intimamente».

 

Decisivo nel cogliere nel 1992 la necessità di affiancare all' energia di Antonio Di Pietro due colleghi (Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo) dalle caratteristiche complementari, lo è poi via via nel far loro da scudo agli attacchi provenienti prima da Craxi e poi da Berlusconi.

ANTONIO DI PIETRO SAVERIO BORRELLI GERARDO DAMBROSIO

 

Anche per questo, quando apprende che Di Pietro - dimessosi a sorpresa il 6 dicembre 1994 dopo l'invito a comparire a Berlusconi del 21 novembre ma prima dell' interrogatorio il 13 dicembre - non solo aveva taciuto al pool di essere sotto scacco di Previti per un prestito dall'assicuratore Gorrini, ma aveva poi anche lasciato intendere ai vari politici che lo corteggiavano di essere stato quasi costretto dai colleghi a indagare Berlusconi, Borrelli gliene chiede conto.

 

Prima in una burrascosa telefonata («non venire più in Procura perché ti faccio buttar giù dalle scale se non fai immediatamente il tuo dovere» di smentire), e in seguito nel 1996 testimoniando in Tribunale a Brescia sulla «defezione» di Di Pietro a dispetto dell' assicurazione ai colleghi «poi in aula ci vado io e quello lo sfascio».

BORRELLI E DI PIETRO mani resize

 

Combattuto durante Mani Pulite tra la convinzione che «noi magistrati dobbiamo evitare che alle nostre iniziative vengano attribuite valenze che non devono avere», e però la pari persuasione che «la gente deve sapere che c' è un coefficiente di successo nella nostra attività legata al consenso», negli ultimi anni la sua vena malinconica aveva preso il sopravvento.

 

Non tanto per il timore nel 2011 di «dover chiedere scusa per Mani Pulite» nel dubbio che «non fosse valsa la pena di buttare all' aria il mondo per cascare poi in quello attuale», quanto per una più radicale rivisitazione del senso dell' agire giudiziario. Come se lo scavasse il tremendo paradosso di suo padre: «Un giudice dovrebbe, impegnandovi l' intera sua esistenza, studiare una causa sola. E, dopo 30 anni, concluderla con una dichiarazione di incompetenza».

BORRELLI DI pietro

Ultimi Dagoreport

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…